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di lucio esposito 

POMPEI – Non solo reperti, affreschi e domus: la storia di Pompei riemerge oggi attraverso il “fogliame” di carta dei suoi studiosi. Ha preso il via ieri, 26 febbraio 2026, presso la Biblioteca del Parco Archeologico, il convegno internazionale “Scavi bibliografici. Biblioteche e archivi degli archeologi del Novecento”, un appuntamento di rilievo che vede la collaborazione tra il Parco Archeologico di Pompei, l’Associazione Italiana Biblioteche (AIB) e l’Associazione Nazionale Archivistica Italiana (ANAI).

L’iniziativa, che proseguirà anche nella giornata odierna, si pone l’obiettivo ambizioso di trasformare i fondi di persona — i libri e le carte lasciate dai grandi archeologi del passato — in strumenti vivi per la ricerca contemporanea.

La memoria come “strumento vivo”

L’apertura dei lavori ha visto l’intervento del Direttore del Parco, Gabriel Zuchtriegel, e dei rappresentanti delle associazioni di categoria. Durante i saluti istituzionali, è stato sottolineato come le biblioteche e gli archivi d’autore non siano semplici depositi di polvere, ma “paradigmi bibliografici imprescindibili” per comprendere l’evoluzione dell’archeologia.

“Il nostro compito è fornire una mappatura oggettiva che permetta al dato di emergere nella sua autenticità”, è stato affermato durante la sessione inaugurale, richiamando il rigore metodologico di Italo Calvino nel descrivere ogni frammento, anche quello apparentemente privo di collocazione.

Il focus sulla “Pompeianistica”

La prima giornata è stata interamente dedicata ai cosiddetti “pompeianisti”. Pio Manzo, presidente di AIB Campania, ha espresso grande soddisfazione nel vedere la propria città ospitare un evento che tocca le radici identitarie del territorio. Gli interventi tecnici sono entrati nel vivo con l’analisi dei fondi conservati nella Biblioteca Fiorelli e nell’Archivio Storico del Parco.

Cristiana Del Fiacco (bibliotecaria) e Giuseppe Scarpati (referente dell’archivio) hanno illustrato il valore pratico di questi materiali, spiegando come le annotazioni a margine di un libro o una lettera privata possano fare luce sulle scoperte che oggi ammiriamo nell’area archeologica.

Verso una visione integrata: MAB

Un tema centrale emerso dal dibattito è la necessità di superare la divisione a compartimenti stagni tra diverse istituzioni culturali. È la prospettiva MAB (Musei, Archivi, Biblioteche), difesa con forza durante gli interventi: il patrimonio di memoria è unico e strettamente correlato. Come evidenziato dai relatori, un “buon patrimonio storico nasce da un buon patrimonio corrente”, richiamando l’importanza della corretta tenuta degli archivi contemporanei per non perdere la memoria del futuro.

Il programma e le voci del convegno

Il successo della call for papers ha permesso di costruire una “maratona intensissima” di interventi. Tra i casi studio presentati nella prima giornata:

  • Il fondo dell’architetto René von Schöfer e il suo legame con la Casa del Fauno.

  • La digitalizzazione del Fondo Sogliano per nuove forme di storytelling.

  • Il caso dell’archivio disperso di Giuseppe Fiorelli, padre della moderna archeologia pompeiana.

Le Giornate di Studio proseguono oggi, venerdì 27 febbraio, ampliando lo sguardo agli archeologi del Novecento su scala nazionale e internazionale, riaffermando Pompei non solo come luogo di scavo, ma come centro mondiale di produzione e condivisione della conoscenza.


Servizio a cura della redazione, basato sugli interventi della I Giornata (26 febbraio 2026).

Pompei, i “tesori di carta”: nove fondi d’autore svelano i segreti degli archeologi del Novecento

POMPEI – Dietro ogni grande scoperta archeologica non ci sono solo picconi e pennelli, ma anche biblioteche, appunti manoscritti e dediche tra colleghi che tracciano la mappa intellettuale di una disciplina. È questo il cuore del contributo presentato durante le Giornate di Studio “Scavi bibliografici” al Parco Archeologico di Pompei, dove sono stati accesi i riflettori sui nove preziosi “fondi di persona” oggi custoditi presso la Biblioteca del Parco.

Un patrimonio immenso che costituisce circa il 30% dell’intero posseduto librario (oltre 20.000 unità) e che è tornato finalmente fruibile grazie alla riapertura della biblioteca al pubblico avvenuta il 31 ottobre 2024, dopo quasi un decennio di inattività [02:09 ].

Il ritorno della “Biblioteca Scomparsa”

Il percorso di recupero ha un valore simbolico altissimo, specialmente nel ricordo di Vincenzina Castiglione Morelli, archeologa che nel 2015 denunciò con forza la chiusura della biblioteca definendola “scomparsa”. Oggi, il suo fondo — donato dalla figlia Emilia Del Franco — è l’ultima grande acquisizione del Parco, con 709 unità bibliografiche che testimoniano decenni di studi sulle oreficerie e sulle lucerne pompeiane [18:02 ].

I volti della ricerca: da Olga Elia a Vittorio Spinazzuola

L’analisi dei fondi permette di ricostruire biografie e reti di relazioni scientifiche:

  • Olga Elia: Direttrice degli scavi di Pompei fino al 1960. Il suo fondo (378 unità) è ricco di dediche autografe di illustri colleghi, tra cui spicca il nome di Amedeo Maiuri, a testimonianza di un’epoca d’oro dell’archeologia campana [04:11 ].

  • Vittorio Spinazzuola: La donazione Scotto di Frega (2008) ha portato a Pompei bozze di stampa, disegni e appunti manoscritti appartenuti a Spinazzuola, alla moglie Alda Levi e al genero Salvatore Aurigemma. Un nucleo che svela il “dietro le quinte” della ricerca scientifica [13:01 ].

  • Pietro Romanelli: Il fondo acquisito negli anni ’80 conta oltre 3.000 unità. Particolarmente interessanti sono gli estratti con le firme autografe degli autori, che permettono di mappare le collaborazioni internazionali dell’archeologo [06:32 ].

Una rete internazionale di donazioni

La biblioteca ospita anche il consistente fondo di Mireille Cébeillac-Gervasoni, epigrafista di fama mondiale. Ben 1.893 volumi trasferiti direttamente dalla Francia (Clermont-Ferrand) a Pompei nel 2018, completi di ex-libris e timbri che ne attestano l’originalità [15:57 ].

Non mancano i contributi legati al territorio, come il fondo di Giuseppe Filippo Di Mauro, incentrato sull’archeologia vesuviana e arricchito da numerose guide storiche, e la biblioteca specializzata del laboratorio di ricerche applicate dedicata ad Annamaria Ciarallo, pioniera della paleobotanica pompeiana [08:51 ].

Oltre il libro: l’impegno per il futuro

Il lavoro di catalogazione massiva, condotto da un team di esperti, non è solo un’operazione tecnica ma un atto di tutela della memoria istituzionale. Come sottolineato durante il convegno, queste donazioni rappresentano un’infrastruttura imprescindibile per la ricerca: senza le carte e i libri di chi ci ha preceduto, ogni nuovo scavo mancherebbe di una bussola fondamentale.

Oggi, grazie a questo sforzo corale, la “biblioteca scomparsa” è finalmente riemersa, pronta a offrire a studiosi e visitatori le chiavi di lettura per comprendere non solo la Pompei antica, ma anche la passione di chi ha dedicato la vita a scoprirla.


Servizio basato sulla relazione tecnica presentata il 26 febbraio 2026 presso il Parco Archeologico di Pompei.

Scavi Bibliografici 26 Febbraio 2026
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Pompei, l’Archivio Ritrovato: come le carte segrete degli archeologi guidano i nuovi scavi

POMPEI – Per anni sono rimaste disperse in sedi provvisorie, talvolta “fuggite” in fretta dopo la chiusura di uffici storici o conservate in scatoloni anonimi. Oggi, le carte degli archeologi che hanno fatto la storia di Pompei nel Novecento tornano a casa e, cosa più importante, tornano a parlare. È questo il messaggio emerso dalla sessione pomeridiana delle Giornate di Studio “Scavi bibliografici”, che ha svelato il dietro le quinte del complesso lavoro di riordino dell’Archivio Storico del Parco Archeologico.

La rinascita dell’Archivio

Il funzionario archeologo Giuseppe Scarpati ha ripercorso le traversie dell’archivio, rimasto a lungo senza una sede stabile dopo l’addio agli storici uffici di Porta Marina. Solo negli ultimi tre anni, con la realizzazione di un nuovo edificio e l’arrivo di personale archivistico stabile, è stato possibile ricomporre un patrimonio che rischiava di andare perduto [01:53 ].

Non solo storia: carte che “scavano” ancora

L’aspetto più rivoluzionario emerso dal convegno è l’uso pratico di questi fondi. Non sono reliquie, ma mappe operative. Scarpati ha citato due casi emblematici:

  • Il Tempio di Iside: Il recupero delle relazioni e delle foto inedite del fondo Olga Elia è stato la “guida” per gli scavi del 2023. Grazie a queste carte, gli archeologi hanno potuto localizzare i punti esatti in cui riaprire i saggi della Elia, chiarendo fasi edilizie finora ignote [05:33 ].

  • La Casa di Giulio Polibio: Gli appunti e i lucidi di Vincenzina Castiglione Morelli (donati nel 2024) sono attualmente utilizzati per il nuovo grande progetto di restauro e valorizzazione della domus [07:02 ].

I quattro pilastri della memoria

L’archivista Rosanna De Simone ha presentato nel dettaglio i quattro fondi principali che coprono l’intero Novecento:

  1. Antonio Sogliano (1870-1930): 27 faldoni che includono lettere personali e la corrispondenza sulla celebre vicenda del “tesoro della Pisanella”. Tra i documenti, spicca la nomina a ispettore firmata da Michele Ruggiero, intrisa di stima professionale [12:36 ].

  2. Olga Elia (1929-1960): Un immenso patrimonio fotografico di oltre 2.200 scatti. Recentemente integrato con foto private che finalmente danno un volto alla “direttrice”: in una foto del 1926, la si vede ventenne, unica donna in un gruppo di soli uomini, tra cui Bartolo Longo [16:40 ].

  3. Alfonso De Franciscis (1949-1976): Un fondo che ha rischiato la distruzione. Smembrato illegalmente dopo la sua morte, è stato parzialmente recuperato. Contiene acquerelli e “appunti di sopralluogo” presi in prima mano durante gli scavi all’Anfiteatro e a Oplontis [22:00 ].

  4. Vincenzina Castiglione Morelli (fino al 2024): Un fondo “fresco”, appena giunto al Parco. Contiene quaderni, schede di studio sui reperti e lettere personali, come quella dell’amica Giuseppina Cerulli Irelli che descriveva l’archeologa come “elegantissima e complicata” [26:14 ].

“Oltre l’ufficialità”

Il convegno si è chiuso con un monito che è anche una missione: “Dobbiamo la nostra civiltà a generazioni di studi nascosti” [26:51 ]. L’obiettivo del Parco Archeologico di Pompei è ora quello di non lasciare più queste carte “nascoste” o in ombra, ma di renderle lo strumento primario per chiunque voglia interrogare il passato.

La Biblioteca e l’Archivio di Pompei si candidano così a diventare il “collettore” definitivo per tutti i fondi dei grandi pompeianisti, trasformando la polvere degli scaffali in nuova linfa per la ricerca sul campo.


Articolo basato sugli interventi di G. Scarpati e R. De Simone (26 febbraio 2026).

Scavi Bibliografici Pompei 26 Febbraio 2026
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