Pompei e Tunisia: Il Mosaico di Leptis Minus Svela i Legami Millenari del Mediterraneo
POMPEI – Un ponte di cultura, storia e archeologia unisce oggi le sponde del Mediterraneo. Presso la Biblioteca del Parco Archeologico di Pompei, si è tenuto un incontro di eccezionale rilievo scientifico che ha visto protagonista il Professor Nejib Ben Lazreg, illustre archeologo ed ex membro dell’Institut National du Patrimoine (INP) della Tunisia, accompagnato dal Professor Umberto Pappalardo.
Al centro della conferenza, la presentazione di una scoperta straordinaria: un mosaico romano rinvenuto nell’antica città di Leptis Minus (l’odierna Lemta), un tempo fiorente porto commerciale celebre per l’esportazione di olio d’oliva e garum.
Una scoperta tra sfide e rinascita
Il mosaico, descritto dal Professor Ben Lazreg, decorava originariamente l’angolo di una sala di rappresentanza di una domus romana. La sua storia recente è stata tuttavia travagliata: “Il sito è stato purtroppo oggetto di saccheggi da parte di clandestini ed è attualmente ricoperto da un uliveto”, ha spiegato l’archeologo. Nonostante le incrostazioni calcaree e i danni del tempo, il paziente lavoro di pulizia e restauro ha permesso di riportare alla luce scene di inestimabile valore artistico che ritraggono la nascita di Elena e dei Dioscuri.
Leptis Minus: La “piccola” grande città alleata di Roma
Nonostante il nome suggerisca dimensioni ridotte, Leptis Minus fu un centro nevralgico per l’economia dell’Africa Proconsolare. “Fu una città libera che scelse di schierarsi con Roma contro Cartagine, godendo così di una lunga stagione di prosperità”, ha sottolineato Ben Lazreg. Le rotte commerciali del suo porto sono attestate dal ritrovamento di anfore con il sigillo della città in tutto il Mediterraneo occidentale, dalla Spagna alla Francia, fino al celebre Monte Testaccio a Roma.
L’identità africana alla fine dell’Impero
Un aspetto affascinante emerso dall’intervista riguarda la “timbro” culturale locale. Sebbene l’élite di Leptis Minus aspirasse alla cittadinanza romana e alla completa romanizzazione, tra il IV e il V secolo d.C. — l’epoca di Sant’Agostino — emerge una forte rivendicazione di “africanità”. “Mentre Roma entrava in crisi, l’Africa del Nord riaffermava con orgoglio la propria identità culturale e artistica”, ha spiegato il professore.
Una collaborazione internazionale
L’evento, introdotto dal Direttore del Parco di Pompei Gabriel Zuchtriegel, segna un ulteriore passo nel rafforzamento dei rapporti tra Italia e Tunisia nel campo della ricerca archeologica. Con il sostegno della Comunità Europea e nuovi stanziamenti destinati alla tutela del patrimonio, la collaborazione tra Pompei e i siti tunisini promette di svelare ancora molti segreti sepolti sotto le sabbie del Nord Africa.
L’archeologia, come ricordato dal Professor Pappalardo, non è solo studio del passato, ma un “dinamismo culturale” capace di far rivivere storie millenarie e di unire i popoli attraverso la bellezza.


