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Oltre il Marmo del Correale: Risorge dall’Oblio la Sorrento di Reinhold Schoener

 SORRENTO – Per decenni, le due grandi lapidi marmoree incastonate sulla facciata del Museo Correale di Terranova sono state considerate l’albo d’onore definitivo del Grand Tour in penisola. Centinaia di nomi — da Byron a Stendhal, da Goethe a Nietzsche — scolpiti nel marmo a futura memoria di quel legame indissolubile tra la nobiltà intellettuale straniera e le “Sirene” sorrentine.

Eppure, tra gli studiosi e gli appassionati locali, è sempre rimasto un sospetto: quell’elenco, per quanto prestigioso, è davvero completo? La risposta, che oggi emerge con prepotenza grazie alla digitalizzazione delle grandi biblioteche europee, è un deciso “no”. I nomi scolpiti nel marmo sono solo la punta dell’iceberg di un flusso umano e letterario molto più vasto.

La riscoperta di Reinhold Schoener

L’ultimo tassello di questo mosaico ritrovato è un volume del 1898 intitolato Im glücklichen Campanien (Nella felice Campania), opera di Reinhold Schoener. Pubblicato a Lipsia, questo testo rappresenta una delle testimonianze più vivide e appassionate della vita in penisola alla fine del XIX secolo, eppure il nome del suo autore non compare tra quelli “ufficiali” del Museo Correale.

Schoener non è stato un visitatore fugace. Attraverso le sue pagine, scritte con il piglio dell’osservatore colto e innamorato, riscopriamo una Sorrento che vive il passaggio cruciale tra l’Ottocento romantico e il turismo moderno, risulta essere quanto mai attuale in certi risvolti.

Un “Culto di Sorrento” tra vigne e leggende

Ciò che rende il volume di Schoener straordinario è la capacità di andare oltre il semplice taccuino di viaggio. L’autore descrive con precisione quasi pittorica:

  • La vita estiva: Descrive Sorrento come la “perla delle villeggiature”, un luogo dove l’accoglienza tedesca trovava casa in strutture come la Villa Lorelei, situata in un punto panoramico mozzafiato che l’autore stesso contribuì a rendere celebre.
  • Le tradizioni religiose: Schoener ci regala una cronaca dettagliata della festa del 1° maggio nella Cattedrale di Sorrento, descrivendo l’antico rito dei tributi in cera versati all’Arcivescovo dal clero diocesano.
  • L’atmosfera notturna: Le sue memorie rievocano le notti di luna nel Golfo, con i pescatori che usavano torce e arpioni tra le rocce della Marina.

La sfida della digitalizzazione

Il caso di Dr. R. Schoener solleva una questione fondamentale: quanti altri scrittori, artisti e scienziati hanno amato e descritto la Terra delle Sirene senza che la storia locale ne conservasse traccia monumentale?

Se le lastre del Correale restano un simbolo imprescindibile, è nel mare magnum del digitale che oggi si scrive il nuovo elenco dei viaggiatori stranieri. Libri come Im glücklichen Campanien ci ricordano che Sorrento non è stata solo una meta di passaggio per celebrità, ma una vera e propria “patria elettiva” per una schiera di intellettuali che, armati di penna e curiosità, ne hanno alimentato il mito nel mondo.

L’Autore: Dr. Reinhold Schoener

Il Dr. Reinhold Schoener (spesso citato anche come Reinhold Schöner) è stato un archeologo, storico dell’arte e scrittore tedesco che visse a lungo in Italia tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento. Ha già scritto su Pompei :

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  • Ruolo di mediatore culturale: Fu una figura chiave per il pubblico tedesco dell’epoca, poiché sapeva coniugare il rigore scientifico dell’archeologia con uno stile di scrittura vivido e poetico.
  • Legame con l’Italia: Visse principalmente a Roma e Napoli, diventando uno dei massimi esperti delle antichità campane e romane per il pubblico d’oltralpe.
  • Opere principali: Oltre a questo volume, è celebre per le sue grandi monografie illustrate su Roma e Pompei (pubblicate spesso in collaborazione con artisti come i fratelli Terzi), che servirono da guida e ispirazione per generazioni di viaggiatori del “Grand Tour” tardo-ottocentesco.
  • Il Volume: “Im glücklichen Campanien” (1898)

Il titolo richiama l’antica espressione latina Campania Felix.

  • Contenuto: Non è una semplice guida turistica, ma un viaggio sentimentale e colto. Schoener descrive i paesaggi di Sorrento, Capri, Napoli e Pompei mescolando osservazioni sulla natura lussureggiante (il “paese dove fioriscono i limoni”) con riflessioni sulla storia antica e sul folklore locale.
  • Stile: Come hai visto nel testo che hai postato, l’autore usa un linguaggio ricco di riferimenti mitologici (satiri, ninfe, baccanali), tipico dell’estetica romantica tedesca che vedeva nel Sud Italia un paradiso perduto di gioia e bellezza.

La Collana: “Kennst du das Land?”

Il nome della serie, curata da Julius R. Haarhaus, è un omaggio alla celebre poesia di Goethe.

  • L’Editore e il Curatore:Julius R. Haarhaus era egli stesso un appassionato dell’Italia e autore di opere su Goethe. Fondò questa collana presso la casa editrice G. Naumann di Lipsia per raccogliere i migliori scritti di “italofili” tedeschi (archeologi, poeti, storici).
  • Obiettivo: La collana mirava a far conoscere l’Italia più autentica ai tedeschi, andando oltre i soliti percorsi turistici e approfondendo l’anima dei luoghi, della popolazione e della storia.
  • Prestigio: Far parte di questa collana (che contava contributi di nomi illustri come Paul Heyse, premio Nobel per la letteratura) significava essere riconosciuti come autorità nella narrazione del “mito italiano”.

In sintesi, il libro è un esempio prezioso di “Italiensehnsucht” (il desiderio dell’Italia), quel sentimento quasi nostalgico che ha spinto per secoli gli intellettuali tedeschi a cercare nel clima e nella cultura del nostro Meridione una fonte di rigenerazione spirituale e artistica.

Una lettera di maggio da Sorrento.

Signora!

Secondo i Vostri ordini, troneggio sulla roccia della Lorelei! Vi stupisce questa notizia? Ebbene, moderatelo e non temete che io sia diventato infedele alle terre campane e che sia fuggito verso i lidi transalpini davanti all’estate che avanza. Le onde che lambiscono i piedi del mio trono di roccia non sono quelle del padre Reno, bensì ancora quelle del Golfo di Napoli. Le sponde che si distendono davanti ai miei sguardi inebriati non si chiamano Rheingau o Nibelungenstrand, ma Ischia, Miseno, Parthenope, Vesuvio. Vi scrivo dalla stessa magica costa da cui Vi ho inviato l’ultima lettera con la pentita confessione di aver avuto torto a sostenere che Sorrento non potesse possedere, in primavera, la stessa meravigliosa poesia di cui abbiamo già goduto insieme ripetutamente nei mesi estivi.

Come penitenza mi avete imposto di lasciare la camera nella torre dell’eremita epicureo di Sant’Agata. Mano sul cuore! Voi temevate che la mia presenza potesse minare, se non il suo epicureismo, certamente la sua…

Note sul testo:

  • Lorelei-Felsen: L’autore fa un gioco di parole poetico. Pur essendo a Sorrento, paragona la sua posizione panoramica alla celebre roccia della Lorelei sul Reno, per sottolineare la bellezza della vista.
  • Parthenope: Nome antico e poetico per Napoli.
  • Sant’Agata: Si riferisce probabilmente a Sant’Agata sui Due Golfi, frazione di Massa Lubrense situata in collina sopra Sorrento, celebre per la vista su entrambi i golfi (Napoli e Salerno).
  • L’eremita epicureo: Un riferimento scherzoso a un ospitante o a un personaggio locale che viveva una vita di ritiro ma dedita ai piaceri della buona tavola e del paesaggio.

(…certamente la sua) santità!), per attendere nel “punto più poetico di Sorrento” la scomparsa dell’ultimo fiore d’arancio e il Vostro arrivo, e nel frattempo mettere per iscritto le mie esperienze e impressioni in una lettera sincera.

I primi due compiti sono assolti. Padre Domenico mi ha lasciato andare con la sua benedizione e una pesante fiasca di zucca; mi ha persino scortato, con il suo sacco in spalla, fino alla “Valle delle Pinie”, dove la fiasca di zucca è stata considerevolmente alleggerita; e un destino favorevole mi ha condotto in un luogo di un fascino incomparabile, dal quale, con il Vostro permesso, sparirò molto più tardi rispetto all’ultimo fiore d’arancio.

Per ottemperare anche all’ultimo punto delle Vostre disposizioni, mi sono accomodato sotto un arancio dal quale la brezza marina scuote di tanto in tanto una manciata di fiori profumati, e lascio che le onde, che laggiù sussurrano lievi attorno ai piedi delle rocce, mi sussurrino ciò che Voi desiderate udire. Sono certo che così udrò quanto di meglio vi sia e potrò forse contribuire in parte a realizzare il Vostro desiderio: “togliere la cera dalle orecchie di coloro che navigano davanti a queste coste delle Sirene o, per lo meno, slegare alcuni eletti dall’albero maestro dei pregiudizi contro la Campania estiva”.

In quella indimenticabile serata di luglio dello scorso anno, in cui passeggiavamo sulla terrazza della Cocumella, vedendo il sole tuffarsi in mare dietro la piramide rocciosa di Ischia velata di porpora e la luna piena sorgere sopra la maestosa vetta del Monte Sant’Angelo — mentre Sua Riverenza, l’imponente Don Gaudenzio, declamava con le lacrime agli occhi la sua ode al Vesuvio — allora Voi mi esclamaste: “E in questo paradiso dovremmo camminare con appena una dozzina di graziati! Di questa ambrosia…”

Note di approfondimento:

  • La Cocumella: Si riferisce al celebre Hotel Cocumella di Sant’Agnello (vicino Sorrento), un tempo un convento gesuita, famoso per la sua terrazza panoramica e frequentato da viaggiatori del Grand Tour.
  • Don Gaudenzio: Probabilmente un personaggio locale, un sacerdote dai modi gioviali (tipico stereotipo del clero campano colto e godereccio descritto dai viaggiatori tedeschi dell’epoca).
  • Riferimento a Ulisse: La citazione finale (“togliere la cera dalle orecchie”, “slegare dall’albero maestro”) è un chiaro riferimento colto all’Odissea di Omero. L’autore paragona i “pregiudizi” dei turisti che evitano il sud Italia in estate al canto delle Sirene (che qui si dice avessero dimora proprio tra Sorrento e Capri).

…godere noi soli, per poi, al nostro ritorno, raccontare a quelli rimasti a casa di un piacere a cui non credono! — Suvvia! Guardate giù in questo mare che sprizza scintille d’argento, su verso questo cielo imperscrutabile, e traetene il motto da gridare ai quattro venti, per esclamare a tutti coloro che fuggono davanti all’estate: “Sciocchi, solo in estate l’Esperide si mostra in tutta la sua svelata bellezza!”

Con la mia replica mi attirai il rimprovero di egoismo dalla Vostra bella bocca. Ammetteste che, data la blasé indifferenza già regnante nei confronti dell’Italia, fosse arduo ergersi a suo lodatore; ma sosteneste che io non volessi tessere pubblicamente le lodi delle magnificenze del nostro Golfo principalmente perché preferisco godermele da solo, e che, a dispetto del Vostro desiderio, non avessi ancora introdotto Sorrento tra le colonne della Vostra rivista preferita per non attirandovi sciami di turisti.

Signora, io sono egoista; perlomeno cerco sempre di conquistarmi la compagnia migliore. Avrete avuto modo di accorgervene. Compagni di viaggio o di casa sgradevoli — e tra questi devo annoverare gran parte dei viaggiatori odierni in Italia — possono certamente scacciarmi dai miei luoghi preferiti, ai quali io preferisco di gran lunga la solitudine, possibilmente à deux, Signora. Tuttavia, non vi è certo pericolo di attirare fin qui quella specie di turisti estivi con un inno a Sorrento, e ancor meno di indurli a trascorrervi l’intera estate, come invece è stato per noi il culmine della spedizione campana. Infatti, quale allettante passatempo potrei mai cantare? Forse concerti, balli, teatri, sfilate in carrozza, un salone delle feste o il rouge et noir? Sapete bene che Sorrento, d’estate come d’inverno, manca di tutte queste necessità vitali. Se vogliamo musica…

Note al testo:

  • Esperide (Besperien): Un termine poetico per indicare l’Italia (la terra del tramonto rispetto alla Grecia).
  • À deux: Espressione francese che significa “in due”, suggerendo un’intimità romantica con la destinataria della lettera.
  • Rouge et noir: Riferimento al gioco d’azzardo, tipico delle località termali o mondane dell’epoca (come Baden-Baden o Monaco), di cui Sorrento era felicemente priva.
  • Campanische Expedition: Un modo scherzoso e grandioso per definire il loro soggiorno prolungato in Campania.

…e danza, dovevamo chiamare Antonino con la sua grande chitarra, l’instancabile chiacchierone Raffaele e il vecchio Pasquale, e pregare il malizioso e procace “trifoglio” [il gruppetto di ragazze] guidato dalla bella Concetta di danzarci una tempestosa tarantella sulla terrazza del giardino, secondo l’autentico costume locale. — Per sostituire le passeggiate nei giardini termali, dovevamo salire sulle piccole carrozze di Don “Capuccello” o sui suoi ronzini e correre sulla meravigliosa strada costiera verso Massa, oppure sciogliere la nostra barca ai piedi della scalinata di roccia, impugnare noi stessi i remi e addentrarci nelle profonde grotte, i nostri saloni da conversazione, per sussurrare con le onde. Di rouge et noir [rosso e nero] non vedevamo quasi nulla, se non gli occhi neri e le teste ricciolute, e i rossi berretti alla Masaniello dei marinai e dei pescatori.

Voi direte: “Ma con tutto ciò Sorrento è un paradiso! Come troneggia impareggiabile sull’orlo della costa rocciosa, avendo davanti a sé lo specchio infinito del golfo più splendido, con una scintillante ghirlanda di città e le gemme delle isole! Come sono incantevoli l’azzurro immutabile del cielo per mesi interi, i colori ardenti e sempre cangianti delle montagne e dei flutti! Graziose casette discrete giacciono sparse in mezzo a giardini sempre profumati. Fin dove giunge lo sguardo, ‘frutti d’oro brillano tra il folto fogliame’, germogliano messi e fiori, la vite carica di grappoli si arrampica di ramo in ramo e un sole splendente cerca di penetrare attraverso il fitto fogliame di alberi dal rigoglio meridionale e arbusti esotici, che coprono le montagne dalle belle linee fin sulle vette e si arrampicano giù per i declivi fino alla spiaggia ricca di insenature. Un popolino vivace dal sangue caldo e dall’indole facilmente eccitabile, ma docile e facile da trattare, abita questo giardino, nel quale per sei giorni…

Note al testo:

  • Berretti alla Masaniello: Il tipico berretto di lana rossa (spesso con la punta ricadente) indossato dai pescatori napoletani, reso celebre dall’iconografia del rivoluzionario Masaniello.
  • “Goldene Früchte aus dunkelm Laub”: L’autore cita quasi letteralmente il celebre verso di Goethe (“Im dunkeln Laub die Gold-Orangen glühen”) dalla poesia “Mignon”, che nel mondo tedesco è il simbolo del desiderio nostalgico per l’Italia (la terra dei limoni).
  • Massa: Si riferisce a Massa Lubrense, la località vicina a Sorrento lungo la costa.
  • Don Capuccello: Probabilmente un soprannome per un locale che affittava carrozze o cavalli.

…lavora alacremente per sei giorni, per poi godere dei suoi doni il settimo, in una serena spensieratezza. Servito con premura e tenuto in alta considerazione, anche l’ospite straniero vive tra loro in modo lieve e gioioso. In un confortevole ozio, egli può abbandonarsi indisturbato a occupazioni serie, alla conversazione sociale, al ristoro del corpo o al dolce far niente. Lungo sentieri di montagna e di bosco si scalano le vette, dalle quali la vista è ancor più incantevole; attraverso cammini ombreggiati tra mura di giardini ricoperte di verde, sopra le quali i fichi tendono le loro lunghe braccia, le aloe e i cactus protendono le loro larghe foglie spinose e le arance e le pesche pendono pesanti, si attraversa sognanti questo Eden da favola; appoggiati al parapetto della terrazza del giardino, si osservano i gabbiani bianchi e le vele bianche e rosso-brune che solcano la superficie dell’acqua blu profondo; oppure si prende il largo su una barca pavesata tra canti e suoni di archi, o ci si rende ancor più familiari con l’allettante mare del Sud, tuffandosi presso la spiaggia pittoresca e in discrete grotte marine tra i flutti di cristallo mai intorbidati, scendendo fino ai coralli e ai variopinti crostacei sul fondo.

Voi sapete, Signora, quanto io sia pienamente d’accordo con Voi su tutto questo: sono immagini incomparabilmente solari, quelle che i piaceri di tal genere lasceranno per sempre impressi nella nostra memoria. Ma credete Voi che questi piaceri, anche se descritti in modo più degno di quanto io sia capace, attirerebbero molti? Io non credo; poiché essi possono essere apprezzati solo da coloro che, come Voi, non necessitano di meschini passatempi, che hanno conservato un animo aperto alla natura più bella e sono ancora in grado di limitarsi per settimane e mesi alla compagnia di poche persone affini, di qualche libro e degli alberi del bosco, delle onde del mare e dei raggi del sole. Questo lo sanno fare…

Note stilistiche e di traduzione:

  • Süßem Nichtsthun: È la traduzione letterale del celebre concetto italiano di “dolce far niente”, molto amato dai viaggiatori del Nord Europa.
  • Bewimpelten Boot: Si riferisce a una barca decorata con piccoli stendardi o bandierine (vimpel), tipiche delle imbarcazioni da diporto o da festa dell’epoca.
  • Urprystallfluth: Un termine poetico molto forte (letteralmente “flutto di cristallo primordiale”) per indicare la trasparenza assoluta e quasi mitica delle acque del golfo.
  • Gleichgestimmter Menschen: Letteralmente “persone sintonizzate sulla stessa nota”, ovvero anime affini.

..non lo sanno fare tutti quei turisti annoiati, i cacciatori di stazioni balneari e i villeggianti il cui affollamento noi fuggiamo; perciò non corriamo alcun pericolo di vederli venire fin qui. Gli altri, gli eletti dello spirito, sanno già trovare la strada, come Vi ha dimostrato la nostra tavola rotonda dello scorso anno all’albergo della “Cocumella”, ed è per questo che ho esitato a impugnare la penna. Oggi lo faccio per Vostro comando; ma Voi mi permetterete di non parlare di ciò che potrebbe attirare anche il grande sciame: il “comfort” che si può trovare, la convenienza, la qualità ricercata della maggior parte dei generi alimentari, della frutta e del vino, bensì di limitarmi alla vita domestica e campestre.

Ma prima di tutto ho l’obbligo di dimostrare che la “roccia della Lorelei” è il punto più bello che io abbia potuto scovare sulla costiera sorrentina, sebbene a dire il vero potrei già giustificarmi col fatto che il destino mi ha condotto qui, o per l’esattezza la Lorelei di Sorrento stessa, che Voi ancora non conoscerete e che anch’io ho incontrato solo poche settimane fa. Udite in quale modo romantico: sulla barca di Michele avevo remato lentamente lungo tutta la costa, da Cassano fino alla Marina Grande, esaminando tutte le grandi e piccole ville che risplendevano tra il verde, senza riuscire a decidermi. Arrivò il piccolo piroscafo da Napoli che portava Vostro fratello e la sua amabile consorte, i quali, su Vostro incarico, desideravano essere condotti da me nel mio nuovo Tusculum. Alla mia spiegazione che mi trovavo ancora in fase di ricerca, entrambi offrirono gioiosamente il loro aiuto, e la nostra barca scivolò di nuovo lungo la riva scoscesa, mentre i nostri sguardi erano rivolti verso l’alto, come quelli di coloni che spiano il posto migliore per il loro insediamento.

Era, sebbene all’inizio di aprile, una sera di…

Note al testo:

  • Tusculum: Riferimento alla celebre villa di Cicerone a Tuscolo. Nel linguaggio colto dell’epoca, indicava un rifugio di campagna dedito agli studi e all’ozio letterario.
  • Cassano: Si riferisce alla Marina di Cassano, a Piano di Sorrento.
  • Lorelei di Sorrento: L’autore introduce un elemento di mistero. Non si riferisce più solo alla roccia panoramica, ma sembra alludere a una persona reale (forse la proprietaria della villa o una giovane donna del luogo) che ha influenzato la sua scelta.
  • Comfort e Wohlfeilheit: È interessante notare come l’autore, pur scrivendo nell’Ottocento, critichi già il turismo di massa attirato solo dalla comodità e dai prezzi bassi (Wohlfeilheit), rivendicando per sé e per la sua cerchia un approccio più spirituale e contemplativo.

Ecco la traduzione delle pagine 120 e 121, in cui il racconto si tinge di un’atmosfera magica e svela l’identità della “Lorelei”:

120 IX. Una lettera di maggio da Sorrento.

…di quello splendore del tramonto che Voi conoscete, ma che non si può descrivere. Le lontane case ai piedi del Vesuvio e le vicine ville sulla spiaggia brillavano di riflessi dorati; le montagne calcaree della penisola erano tinte di un viola profondo, le pareti di tufo e lava della costa velate di un bruno dorato; rosse, come incandescenza pura, apparivano le isole d’Ischia e Procida, rosso l’orizzonte del mare liscio come uno specchio, rossa la colonna di fumo del vulcano, che si ergeva dritta dalla cima conica dalle belle linee per poi dissolversi dolcemente in alto.

“Credo che alla fine le onde inghiottiranno navigante e barca,” interruppe improvvisamente Herbert il nostro stupito silenzio, indicando gli scogli oscuri che il mio remo sfiorava; e prima che potessi ribattere di conoscere bene quelle acque, Kathinka aggiunse con uno sguardo verso l’alto: “E questo lo ha fatto la Lorelei con il suo canto; — guardate, è là e ci fa cenno!”

Proprio sul bordo della riva, appoggiata a un blocco di roccia ricoperto di rose, stava una figura femminile in abito chiaro, che cantava la melodia malinconica di una ben nota canzone popolare sorrentina e agitava in segno di saluto un fazzoletto bianco.

Proprio in quel momento la prima strofa si spense con una nota prolungata. Ritirai i remi e cantai la seconda. In risposta, dall’alto risuonò la terza.

“Approdiamo qui, se è possibile!” esclamarono i miei due ospiti come da una sola bocca.

“Certo che è possibile,” risposi, “e ho il pressentimento che resteremo lassù, guidati dal cenno di un destino felice. Non è la prima volta che guardo verso quella cantante, i cespugli di rose e alloro e quel ridente castelletto; ma oggi lei mi ha fatto cenno per la prima volta, sicuramente in onore Vostro. — Suvvia! Vediamo cosa ci aspetta!”

  1. Una lettera di maggio da Sorrento. 121

La leggera barca scivolò sulla nera sabbia vulcanica del basso tratto di riva che si stendeva davanti alle scoscese rocce costiere. Una parte di essa era occupata da un giardino a terrazze, circondato da un muro irregolare, il cui portoncino era aperto. Entrammo e salimmo la scala scavata nella roccia. L’imbrunire era aumentato rapidamente e nel passaggio a tunnel, attraverso il quale la scala sbucava verso l’alto, regnava ormai un buio profondo. Ero sul punto di accendere i fiammiferi di cera quando una persona ci venne incontro con una fiaccola. Era un giovane marinajo in camicia bianca e calzoni dello stesso colore, con il berretto rosso posto spavaldamente sulla nuca, tanto che lo vedemmo solo quando si inchinò con garbo.

Gli chiesi da dove venisse. “La Padrona mi manda per guidare i forestieri attraverso il giardino, se vogliono proseguire.” — “Possiamo restare anche qui?” — “Ma sicuro! Per tutto il tempo che volete; ci sono già forestieri di tutte le nazioni in casa. Voi siete di Germania, è vero?” — “Sì, ragazzo mio, hai visto giusto, siamo di Germania. Chi è la tua Padrona?” — “Anche lei una Signora di Germania, una donna bravissima, che ha fatto un paradiso di questa casa.” — “Bene, allora guidaci in questo paradiso e da questa Padrona germanica.”

Attraversammo un giardino buio, pervaso dal profumo inebriante di rose, fiori d’arancio, limoni e gelsomino, verso una casa illuminata da cui si udivano voci allegre, musica e canti. Davanti ad essa ci venne incontro la “Padrona“, e potete immaginare quanto fossi gioiosamente sorpreso nel riconoscere in lei una compagna della nostra tavola rotonda dell’anno scorso, nientemeno che la brillante sostenitrice di Nietzsche. Dopo i cordiali saluti e lo scambio di alcune…

Curiosità e riferimenti:

  • La sostenitrice di Nietzsche: Questo è un dettaglio storicamente affascinante. Molti intellettuali tedeschi del circolo di Nietzsche e della sua amica Malwida von Meysenbug soggiornavano a Sorrento in quegli anni (fine XIX secolo). La “Padrona” potrebbe essere una figura ispirata a Malwida o a qualcuno del suo entourage.
  • Atmosfera Wagneriana: L’intero passaggio sulla “Lorelei” e l’approdo quasi mistico riflette l’influenza del Romanticismo tedesco e del dramma musicale di Wagner, allora molto in voga tra i colti viaggiatori germanici.
  • Il bilinguismo: L’autore inserisce termini italiani nel testo tedesco (Padrona, forestieri, marinajo) per dare colore locale, segno tipico della letteratura di viaggio del Grand Tour.
  • Ecco la traduzione delle pagine 120 e 121, che descrivono il suggestivo arrivo alla villa e l’incontro con la “Lorelei” di Sorrento:
  • 120 IX. Una lettera di maggio da Sorrento.
  • …di quella splendore del tramonto che Voi conoscete, ma che non si può descrivere. Le lontane case ai piedi del Vesuvio e le vicine ville sulla spiaggia brillavano di riflessi dorati; le montagne calcaree della penisola erano tinte di un viola profondo, le pareti di tufo e lava della costa velate di un bruno dorato; rosse, come incandescenza pura, apparivano le isole d’Ischia e Procida, rosso l’orizzonte del mare liscio come uno specchio, rossa la colonna di fumo del vulcano, che si ergeva dritta dalla cima conica dalle belle linee per poi dissolversi dolcemente in alto.
  • “Credo che alla fine le onde inghiottiranno navigante e barca,” interruppe improvvisamente Herbert il nostro stupito silenzio, indicando gli scogli oscuri che il mio remo sfiorava; e prima che potessi ribattere di conoscere bene quelle acque, Kathinka aggiunse con uno sguardo verso l’alto: “E questo lo ha fatto la Lorelei con il suo canto; — guardate, è là e ci fa cenno!”
  • Proprio sul bordo della riva, appoggiata a un blocco di roccia ricoperto di rose, stava una figura femminile in abito chiaro, che cantava la melodia malinconica di una ben nota canzone popolare sorrentina e agitava in segno di saluto un fazzoletto bianco.
  • Proprio in quel momento la prima strofa si spense con una nota prolungata. Ritirai i remi e cantai la seconda. In risposta, dall’alto risuonò la terza.
  • “Approdiamo qui, se è possibile!” esclamarono i miei due ospiti come da una sola bocca.
  • “Certo che è possibile,” risposi, “e ho il presentimento che resteremo lassù, guidati dal cenno di un destino felice. Non è la prima volta che guardo verso quella cantante, i cespugli di rose e alloro e quel ridente castelletto; ma oggi lei mi ha fatto cenno per la prima volta, sicuramente in onore Vostro. — Suvvia! Vediamo cosa ci aspetta!”
  • 121 IX. Una lettera di maggio da Sorrento.
  • La leggera barca scivolò sulla nera sabbia vulcanica del basso tratto di riva che si stendeva davanti alle scoscese rocce costiere. Una parte di essa era occupata da un giardino a terrazze, circondato da un muro irregolare, il cui portoncino era aperto. Entrammo e salimmo la scala scavata nella roccia. L’imbrunire era aumentato rapidamente e nel passaggio a tunnel, attraverso il quale la scala sbucava verso l’alto, regnava ormai un buio profondo. Ero sul punto di accendere i fiammiferi di cera quando una persona ci venne incontro con una fiaccola. Era un giovane marinajo in camicia bianca e calzoni dello stesso colore, con il berretto rosso posto spavaldamente sulla nuca, tanto che lo vedemmo solo quando si inchinò con garbo.
  • Gli chiesi da dove venisse. “La Padrona mi manda per guidare i forestieri attraverso il giardino, se vogliono proseguire.” — “Possiamo restare anche qui?” — “Ma sicuro! Per tutto il tempo che volete; ci sono già forestieri di tutte le nazioni in casa. Voi siete di Germania, è vero?” — “Sì, ragazzo mio, hai visto giusto, siamo di Germania. Chi è la tua Padrona?” — “Anche lei una Signora di Germania, una donna bravissima, che ha fatto un paradiso di questa casa.” — “Bene, allora guidaci in questo paradiso e da questa Padrona
  • Attraversammo un giardino buio, pervaso dal profumo inebriante di rose, fiori d’arancio, limoni e gelsomino, verso una casa illuminata da cui si udivano voci allegre, musica e canti. Davanti ad essa ci venne incontro la “Padrona“, e potete immaginare quanto fossi gioiosamente sorpreso nel riconoscere in lei una compagna della nostra tavola rotonda dell’anno scorso, nientemeno che la brillante sostenitrice di Nietzsche. Dopo i cordiali saluti e lo scambio di alcune…

…spiegazioni, ella disse: “Il cielo di Sorrento mi ha talmente conquistata, specialmente durante la scorsa estate così ricca di poesia, che ovunque sentivo nostalgia per la costa delle Sirene; alla fine ho dato fuoco alle navi alle mie spalle [ho rotto ogni indugio]. In una bella giornata di gennaio sono arrivata qui da Napoli per cercarmi un luogo dove stabilirmi definitivamente. Non appena messo piede a terra, mi è stata offerta questa proprietà, che si trova in uno dei punti più belli. Naturalmente ho accettato con entusiasmo e, poiché io — come sapete — non posso vivere come un eremita al pari di Voi e non voglio abitare nelle locande italiane, ho aperto qui una ‘casa tedesca’ che, mi vanto di dire, ha già convertito molti al ‘culto di Sorrento’. Naturalmente le ho dato un nome che ricordasse la patria. Indovinate quale? — Signori miei, vi trovate nella Villa Lorelei!”

Ci guardammo stupiti. “Allora è stata davvero la Lorelei ad attirarci fin qui,” disse Herbert, ripensando all’apparizione che ci aveva spinti ad approdare. “I miei amici temevano,” aggiunsi io, “che la nostra barca corresse il rischio di finire tra il groviglio di scogli verso cui ci attirava il velo fluttuante di una ninfa.”

“Qui non regnano intenzioni così malvagie,” rise la padrona di casa, “era il mio fazzoletto che sventolava un saluto d’addio ad alcuni cari ospiti che il piroscafo mi stava portando via. Non dovete temere insidie da Lorelei in questa casa. Entrate e convincetevi voi stessi.”

Entrammo, e oggi, un mese dopo, siamo ancora qui. Non abbiamo sperimentato insidie da Lorelei, Signora, poiché né i flutti né altri abissi ci hanno inghiottito, sebbene spesso ci siamo tuffati nei primi; e in queste stanze regna un incantesimo che non solo me, ma…

Note al testo e curiosità:

  • “Dato fuoco alle navi” (die Schiffe hinter mir verbrannt): Un modo di dire che significa aver preso una decisione definitiva, eliminando ogni possibilità di tornare indietro.
  • La “Casa Tedesca” (deutsches Haus): Nell’Ottocento era molto comune che espatriati aprissero pensioni o case per i propri connazionali, offrendo un’atmosfera familiare (e cibo più simile a quello di casa) nel cuore del Sud Italia.
  • Sorrento-Cultus: L’autore usa un termine quasi religioso per descrivere l’adorazione degli intellettuali tedeschi per Sorrento.

Ecco la traduzione della parte successiva, dove l’autore esprime il suo profondo legame con Sorrento e descrive le bellezze della costiera:

…anche molti altri restano qui incatenati di giorno in giorno, di settimana in settimana. Abbiamo fatto escursioni a Capri e Ischia, a Salerno, Paestum e Amalfi; ma siamo sempre ritornati qui. Ho trascorso alcuni giorni a Castellammare, altri a Pompei; ma persino nel vecchio e amato Albergo del Sole, la voce non taceva e mi gridava: “Torna alla roccia della Lorelei; è lì che ti senti a casa!”. A ciò contribuisce certamente molto la circostanza che proprio Sorrento sia il più incantevole di tutti i luoghi incantevoli di queste beate sponde, e che da qui si possa raggiungere ogni altra meta percorrendo le strade più magnifiche e comode.

Infatti, quante strade in Europa possono misurarsi per fascino e bellezza con quella che conduce da Castellammare fin qui o verso Napoli, da Pompei verso Vietri e da lì ad Amalfi, da dove si può poi tornare qui camminando su sentieri costieri e montani attraverso i monti più pittoreschi! Strade e sentieri che si snodano lungo i pittoreschi pendii montuosi, scomparendo tra giardini lussureggianti, che si arrampicano sui promontori che bagnano i piedi nel profondo flutto azzurro, serpeggiando attraverso le borgate ammucchiate e dall’aspetto orientale, dove un popolino spontaneo, sempre seminudo ma sempre allegro — ma tutto questo lo conoscete meglio di me: lasciate dunque che vi riferisca ancora sommariamente delle mie imprese, che sono state altrettanti piaceri.

Il mio primo sguardo, quando il rintocco della campanella mattutina dalla vicina cappella mi ha svegliato per la prima volta, è caduto sul mare. Voi conoscete la mia passione per esso; e credo che la condividiate. Vi ricordate quanto spesso, nel bel mezzo dei piaceri artistici di Roma, e persino quando godevamo del fascino della Città Eterna a Villa Pamphilj, Villa Borghese, sul Monte Mario o nella Campagna, abbiamo desiderato il flutto azzurro esclamando:

Note storiche e locali:

  • Albergo del Sole: Un hotel storico di Pompei, famosissimo tra i viaggiatori dell’Ottocento, dove alloggiarono molti archeologi e scrittori.
  • Vietri (nel testo “Dietri”): Si tratta chiaramente di Vietri sul Mare, l’inizio della Costiera Amalfitana. La grafia “Dietri” potrebbe essere un refuso dell’originale o una trascrizione fonetica d’epoca.
  • L’aspetto orientale: Molti viaggiatori tedeschi paragonavano l’architettura campana (case bianche, tetti a cupola, vicoli stretti) ai paesaggi del Medio Oriente o del Nord Africa.
  • Castellammare: Punto di snodo fondamentale per chi arrivava da Napoli con la prima ferrovia d’Italia per raggiungere Sorrento in carrozza.

“Potessimo almeno scorgere l’orlo del mare!” — Dopo una passeggiata nel giardino fresco di rugiada, scesi la scalinata di roccia e inaugurai, con un bagno primitivo ma delizioso, il primo giorno nella “Lorelei”. Sebbene per le usanze del Sud Italia la stagione non sia in realtà ancora sufficientemente avanzata, avevo già molta compagnia acquatica; al Vostro arrivo troverete rinnovato tutto quel festoso viavai di spiagge e di ninfe della Marina della Cocumella, che lo scorso anno ci ha reso servigi così inestimabili. Di stabilimenti balneari, sia lode a Nettuno, non ve ne sono nemmeno sulla spiaggia della Lorelei, e Voi sapete quanto la poesia del bagno tragga vantaggio, sulla costa rocciosa primordiale, dal fatto che ognuno si accontenti di usare una caletta nascosta come apodyterium [spogliatoio] e la prima scogliera che capita come trampolino da cui tuffarsi nei flutti, sempre limpidi come cristallo e scintillanti di blu profondo e verde. — Infine, secondo la vecchia abitudine sorrentina, mi sono crogiolato al sole sulla calda sabbia nera della riva tra i bruni e festanti ragazzi dei pescatori.

Già la prima sera, in una barca solitaria, ho fatto visita alle ben note grotte e ho visto che gli spiriti del mare dimorano ancora indisturbati in esse; abbiamo ascoltato così spesso il loro misterioso sussurro, quando lo strano riflesso del sole calante giocava sulle frastagliate volte rocciose o quando, nel cuore della notte, scintille blu e d’argento sprizzavano attorno alla chiglia e ai remi, come scagliate su dai palazzi di smeraldo delle ninfe.

Vi è un fascino unico e incomparabile nello scivolare su queste acque in una barca solitaria. Terra e mare splendono nella luce ricca di colori del Sud; brezze lusinghiere ti accarezzano costantemente; il flutto giace calmo e dolce, mai minaccioso come i mari del Nord. In ampie distanze, che…

Note e curiosità:

  • Apodyterium: Termine latino (dal greco) che indicava lo spogliatoio nelle antiche terme romane. L’autore usa questo termine colto per sottolineare il contrasto tra la civiltà classica e la semplicità rustica del bagno in mare.
  • La sabbia nera: Un riferimento accurato alla natura vulcanica delle spiagge di Sorrento (formate da depositi di tufo e ceneri vesuviane).
  • Bioluminescenza: La descrizione delle “scintille blu e d’argento” prodotte dai remi di notte si riferisce al fenomeno naturale della bioluminescenza marina, allora percepito come qualcosa di magico e fatato dai poeti romantici.
  • Il confronto con il Nord: Tipico del viaggiatore tedesco è il contrasto tra il mare del Sud, visto come benevolo e materno, e i mari settentrionali (Baltico o Mare del Nord), percepiti come freddi, grigi e ostili.

.come sui laghi del Continente e delle regioni montuose. Ci si sente interiormente rassicurati e rasserenati, perché la natura è così; i giorni scorrono via mentre il mondo giace lì, in una bellezza limpida. In ciò risiede il segreto dell’incantesimo che ti avvolge sempre più forte, quanto più tempo concedi all’anima di mettersi in armonia con questa natura. Chi non fugge in fretta da questi luoghi, porta con sé, partendo, una nostalgia invincibile.

Avevo nostalgia anche di Capri, dove non mettevo piede da quella notte in cui, tra le rovine del palazzo di Tiberio, risvegliammo gli spiriti dell’antica gioia festiva romana. Conservate ancora il calice che la Vostra bella amica scagliò giù dall’alto e che il mattino seguente fu ritrovato intatto nel mare? — Ho trovato l’isola romantica, maestosa e incantevole come sempre. Tuttavia i capresi — mi rincresce doverlo dire — non sembrano essere stati influenzati favorevolmente dal massiccio aumento dell’afflusso di stranieri. Non tutti possiedono più quella ingenua insistenza, quella benefica modestia per la quale la popolazione dell’isola si distingueva da quella di Napoli. Non si sente più da ogni bocca la stereotipata e spontanea richiesta di un “bajocc'” [baiocco], che non attendeva nemmeno di essere esaudita e valeva quasi come un saluto; ma ora si comincia a imporre i propri servigi e a avanzare talvolta pretese salariali immoderate, e alla Marina sarete ora accolti allo sbarco da una schiera di ragazze che, al pari dei loro asini da cavalcare, cercano di superarsi a vicenda in grida gutturali. Ma tu sei ancora bella, Capri, e hai ancora il tuo “Palazzo di Timberio”, che guarda giù dalla vertiginosa altezza a oriente, la tua Grotta Azzurra, il tuo Arco Naturale e i tuoi Faraglioni, che solitari…

Note storiche e linguistiche:

  • Palazzo di Timberio: È la corruzione dialettale locale di “Palazzo di Tiberio” (Villa Jovis). L’autore usa la dizione popolare per dare realismo al racconto.
  • Bajocc’ (Baiocco): Era un’antica moneta di piccolo taglio. L’autore ricorda con nostalgia l’epoca in cui la richiesta di una moneta era un gioco rituale e non una vera pretesa economica (“non attendeva di essere esaudita”).
  • La critica al turismo: È affascinante notare come già nel XIX secolo i viaggiatori colti lamentassero la perdita di “autenticità” e l’aumento dei prezzi dovuto al turismo internazionale, paragonando il comportamento dei capresi a quello (già allora considerato più scaltro) dei napoletani.
  • L’aneddoto del calice: Un tocco puramente romantico e leggendario; il calice che cade nel vuoto e viene ritrovato intatto è un segno del destino o della protezione degli “spiriti” dell’isola.

.in cui la prima carrozza su Capri fu messa in funzione e ammirata come una rarità. Vi salii per percorrere la nuova strada carrozzabile verso Anacapri, per andare a trovare la “bella Margherita”. Proprio come la carrozza e la strada, questa nuova meraviglia di Capri era emersa solo di recente. Pittori tedeschi l’avevano scoperta, e lei aveva ottenuto un posto (non so se anche una stella) nel Baedeker, diventando ben presto un punto d’obbligo nel programma di ogni turista.

Ho camminato anche tra i vicoli stretti di Anacapri, Signora, e ho incontrato la bella Margherita senza sua madre, con la quale abita in una casetta con giardinetto vicino alla Chiesa del Paradiso, e mi sono fatto mescere da lei una foglietta di vino. Il vino aveva un bellissimo aspetto; ma aveva, come si suol dire, un “piccolo spunto”, che col tempo può diventare una cattiva acidità. E così era anche per la bella, la bellissima Margherita. Statura snella, mani e piedi piccoli, mento grazioso, bocca fine, fronte e naso splendidi, occhi azzurri da birichina, meravigliosi capelli ricci di un biondo chiaro; — ma anche una completa consapevolezza di tutte queste bellezze e una trionfante attesa di ammirazione. I suoi piedi erano ornati da moderni stivaletti con alti tacchi a rocchetto: alla domanda sul perché non portasse scarpe più rustiche in campagna, rispose: “perché i miei piedi sono così gentili”. Ognuno dei distinti forestieri e degli estrosi artisti le aveva rivolto un complimento, e la fanciulla di campagna era diventata fatalmente vanitosa. Se avessi potuto augurarti qualcosa, bella Margherita, avrei augurato che tu non fossi così bella.

Note al testo e curiosità:

  • Baedeker: La celebre guida turistica tedesca, il “vademecum” di ogni viaggiatore colto dell’Ottocento. L’autore ironizza sul fatto che ormai anche la bellezza delle ragazze locali venisse catalogata come un monumento da visitare.
  • La “Bella Margherita”: Margherita Molinari fu effettivamente una delle modelle più famose di Anacapri, ritratta da innumerevoli pittori (specialmente tedeschi e scandinavi) per i suoi insoliti tratti biondi, rarissimi per una ragazza del luogo.
  • Foglietta: Un’antica unità di misura per il vino (circa mezzo litro), termine comunemente usato nelle taverne italiane del tempo.
  • La nuova strada: Si riferisce alla strada carrozzabile che finalmente univa Capri ad Anacapri, inaugurata proprio in quegli anni (intorno al 1874), ponendo fine all’epoca in cui l’unico accesso erano i celebri 921 gradini della Scala Fenicia.
  • Piedi gentili: Qui l’autore riporta la citazione originale in italiano/dialetto, sottolineando la trasformazione della ragazza da contadina a “piccola diva” che cura i dettagli della moda cittadina.

.giacevano sulla sabbia della riva, proprio come si erano buttati al mattino al nostro arrivo; credo che abbiano dormito tutto il giorno immobili all’ombra delle basse case sulla spiaggia, annerite dal fumo. Ora però si mettevano con forza ai remi, e presto fummo lontani dalla forma rocciosa della “Sfinge” [Capri]. Era una notte dolce e calda. Le stelle brillavano tra le nuvole; il mare luccicava magicamente sotto i colpi dei remi. Laggiù si scorgevano le luci intermittenti dei fari di Napoli e di Capo Miseno. Due luci brillanti ci vennero incontro rapidamente, e presto contro il cielo scuro si stagliarono masse ancora più cupe, alberi colossali e sartiame. Erano grandi piroscafi da guerra che dirigevano a sud attraverso lo stretto di Capri; verso la Sicilia, verso l’Africa, l’Oriente — chi può dirlo? —

Oltre la Punta di Sorrento divennero visibili le case illuminate della città delle ville. Lungo la costa rocciosa si aggiravano le barche dei pescatori con colpi di remo silenziosi. Sulla prua di ognuna sta un uomo con una fiaccola accesa o un braciere di pece, il cui riflesso rosso inonda vividamente il suo volto e illumina l’acqua davanti a sé in lontananza, mentre la barca resta in ombra. Nella stessa barca sta un secondo giovane con la fiocina in mano, gli occhi fissi immobili nell’abisso, sporto in avanti per scorgere il pesce che si lascia attirare dal bagliore e colpirlo con sicurezza con il ferro appuntito. Ho partecipato spesso a queste spedizioni sui pescherecci e mi sono dilettato in quella vita notturna.

Avvicinandoci alla “Lorelei”, udimmo dall’alto una musica fragorosa e il tipico suono sordo e tintinnante del tamburello che accompagna la danza della tarantella, e vedemmo le ombre dei danzatori volare davanti alle finestre illuminate. Data l’oscurità regnante, i barcaioli…

Note storiche e d’atmosfera:

  • La Sfinge: Molti poeti e viaggiatori dell’epoca paragonavano il profilo di Capri a quello di una sfinge distesa sul mare.
  • La pesca con la fiaccola: Si riferisce alla tradizionale pesca “a lampara”. È una descrizione molto plastica: il contrasto tra la luce rossa (il fuoco) e l’ombra del pescatore è un tema classico della pittura romantica dei “pittori di Posillipo” e della scuola tedesca.
  • Le navi da guerra: Il passaggio di grandi navi militari sottolinea l’importanza strategica di Napoli e del Mediterraneo nella geopolitica della fine del XIX secolo.
  • La tarantella alla Villa Lorelei: Il ritorno alla civiltà (la villa tedesca) è segnato dal suono della festa popolare, integrata ormai nella vita quotidiana dei residenti stranieri.

…i barcaioli non osavano avvicinarsi alla spiaggia attraverso il labirinto di scogli nascosti, e dovettero far risuonare il loro “Ee-Hoo, Antonin’!”. A causa del fragore della musica, lassù non udirono subito, e dovemmo pazientare ancora un poco sull’acqua. Infine risuonò una risposta; una fiaccola apparve sulla scala del giardino, il cui portatore seguiva verso il basso il ripido zigzag come un fuoco fatuo, e alla sua luce lo sbarco ebbe luogo.

Lassù, i reduci furono accolti con una fanfara, e trovammo una tempestosa tarantella in pieno svolgimento. Due ragazzi e due ragazze nel variopinto costume nazionale sorrentino, che purtroppo si vede ormai solo raramente, la danzavano con abilità e con tutta l’instancabile passione del sangue meridionale. Battendo le nacchere con le mani levate in alto, si giravano intorno l’un l’altro con quel passo rapido e saltellante che è proprio di questa danza, avvicinandosi e fuggendo di nuovo, stuzzicandosi e rincorrendosi, inginocchiandosi e balzando di nuovo in piedi, obbedendo ai colpi sempre più incalzanti del tamburello, finché, accaldati ed esausti, dovevano cedere il posto ad altre coppie.

Questa danza è uno dei passatempi preferiti dei meridionali, e la si può veder ballare spesso tanto nelle città quanto in campagna, specialmente di sera. Il popolo qui è molto moderato nel godimento del vino e in altri piaceri materiali della festa; ma nella musica e nella danza non ne hanno mai abbastanza, e queste vengono sempre praticate in pubblico, come del resto la maggior parte delle attività vitali. Specialmente nelle sere, tutti si ritrovano davanti alle porte di casa e sulle piazze pubbliche. Un paio di ragazzi e ragazze, spesso bambini, si uniscono e iniziano a ballare; un tamburello è sempre a portata di mano; si forma rapidamente un cerchio di spettatori, dal quale avanzano continuamente dei sostituti, e così si divertono…

Note storiche e di costume:

  • “Ee-Hoo, Antonin’!”: L’autore trascrive foneticamente il richiamo dei marinai che cercavano di attirare l’attenzione di Antonino (citato all’inizio della lettera come il chitarrista), il quale evidentemente fungeva anche da custode o addetto alla spiaggia per la villa.
  • Costume Nazionale Sorrentino: Già alla fine dell’Ottocento, l’autore nota con rammarico la scomparsa degli abiti tradizionali (caratterizzati da ricami, fasce colorate e copricapi tipici), sostituiti gradualmente dalla moda urbana.
  • La “Danza delle Nacchere”: La tarantella sorrentina è descritta come un rituale di corteggiamento mimato, un “gioco” di sguardi e movimenti che riflette la vitalità locale.
  • Mitezza del popolo: È un’osservazione comune nei diari di viaggio tedeschi: l’ammirazione per la sobrietà degli italiani del Sud (che non eccedevano nell’alcol come i popoli nordici), contrapposta alla loro “ebbrezza” per la musica e la socialità all’aria aperta.

Ecco la traduzione della parte successiva, dove l’atmosfera si fa ancora più romantica e “patriottica” sotto il chiaro di luna sorrentino:

…per ore intere, e gli spettatori si lasciano distogliere al massimo se nelle vicinanze si ode una mandola o una chitarra che accompagna le dolci note di una canzone popolare.

Di particolare effetto sono il canto e il suono degli archi sulle acque tranquille del golfo nel silenzio della notte. Ieri sera il chiaro di luna ci aveva invogliato a una gita in barca. Remando davanti alla “Cappella”, per metà sommersa sotto il livello del mare, fummo sorpresi da una musica armoniosa che ne fuoriusciva e che sembrava prodotta da un’orchestra ben fornita. Era una barca con una mezza dozzina di suonatori e alcuni cantanti che, come spiegarono con autocompiacimento, attendevano la “Regina” per accoglierla con una serenata. Si riferivano a una principessa tedesca che soggiornava a Sorrento da alcuni giorni e della quale era previsto oggi il rientro da un’escursione a Napoli. Poiché la barca principesca non era ancora in vista, i giovani si dichiararono gentilmente disposti ad accompagnare nel frattempo la nostra barca, e abbiamo così goduto di una serata ricca di poesia, nella quale non è mancato il ricordo della patria tedesca; abbiamo infatti udito suonare e cantare — ricorderete simili sorprese al lago di Nemi, a Frascati e a Capri — la “Lorelei”, “Avevo un camerata” e… “La guardia al Reno” (Die Wacht am Rhein).

Non ho bisogno di aggiungere altro, Signora, per dimostrare che sono ancora un amante della divina distesa salata. Ma a rischio che Voi mi rimproveriate di nuovo una “anacronistica e tenera relazione con l’antico popolo delle ninfe”, devo ancora riferire di due escursioni marittime…

Note al testo:

  • La Cappella sommersa: Si riferisce probabilmente a resti romani o a antiche strutture costiere che, a causa del bradisismo, appaiono parzialmente sommerse, creando un’acustica naturale suggestiva.
  • La Regina: Il termine “Regina” è usato dai locali in senso lato per indicare l’alta nobiltà tedesca in visita, molto frequente a Sorrento nell’Ottocento.
  • Canti patriottici: È curioso e quasi surreale immaginare dei musicisti sorrentini che, per compiacere i turisti, imparano canzoni militari e patriottiche tedesche come Die Wacht am Rhein (un inno patriottico famosissimo dopo la guerra franco-prussiana del 1870). Questo dimostra quanto fosse forte la presenza tedesca e quanto i locali fossero abili nell’adattarsi ai gusti dei forestieri.
  • Lago di Nemi e Frascati: L’autore richiama i ricordi dei viaggi precedenti nei dintorni di Roma (i Colli Albani), accomunati dallo stesso spirito romantico.

Ecco la traduzione della parte successiva, dove la storia antica si intreccia con la vivace realtà produttiva della costiera:

…attribuite a una regina del XV secolo e chiamate “Bagni della Regina Giovanna”, mentre sono probabilmente i resti della celebre villa di Pollio Felice; lì, tra acqua e terra e in allegrissima compagnia, ho trascorso una magnifica domenica mattina. L’altra gita è stata verso est, verso la brulicante spiaggia e il rumoroso cantiere navale di Cassano, e già indovinerete per quale scopo: per passeggiare nella spaziosa cantina scavata nella roccia tra file di venerabili botti, delle quali era stata appena stivata una nuova mandata, e per tenere conversazioni con gli spiriti di fuoco di Sicilia, di Lipari e dello Stromboli. Lì ho rivisto anche una vecchia conoscenza: il bell’ “Centauro”, che in una soleggiata mattina di settembre dello scorso anno avevamo visto varare tra variopinti addobbi di bandiere e immagini, al suono delle campane e degli spari di mortaretto; è tornato dal suo primo viaggio nel Nuovo Mondo, provato dalle intemperie ma indenne, dove aveva portato il suo carico di arance e limoni.

Quando ci siamo imbarcati di nuovo era mezzogiorno, ora di riposo per le centinaia di giovani impiegati nella costruzione delle nuove imbarcazioni. Sdraiati sulla sabbia, avevano consumato il loro consueto pasto a base di pane di mais, gambi di insalata cruda e finocchi, oppure cipolle e arance; uno sciame di ragazzini ci ha seguito per mendicare il solito “sordo” [soldo]. Dalla barca abbiamo gettato un certo numero di monete di rame nell’acqua bassa, e ne è nata una comica competizione tra i ragazzi che si tuffavano tra grida di giubilo, finché, con loro rammarico, la campana non li ha richiamati al lavoro.

Dovrei parlarvi ancora dei Camaldoli, di Sant’Agata, il grazioso paesino di montagna con le sue belle feste patronali…

Note storiche e curiosità:

  • Bagni della Regina Giovanna: L’autore cita correttamente la disputa storica. La tradizione popolare li attribuiva a Giovanna II d’Angiò, ma gli archeologi (già allora) li identificavano come la villa romana descritta dal poeta Stazio, appartenuta a Pollio Felice.
  • Cantiere di Cassano: Si tratta della Marina di Cassano a Piano di Sorrento, storicamente celebre per i suoi cantieri navali che producevano i leggendari velieri sorrentini che commerciavano in tutto il mondo.
  • Spiriti di fuoco: Un modo poetico per descrivere i vini vulcanici e liquorosi (come la Malvasia o i vini dell’Etna) che arrivavano via mare dalle isole Eolie e dalla Sicilia per essere invecchiati nelle fresche grotte di tufo.
  • Il pasto dei lavoratori: Una testimonianza preziosa sulla dieta povera ma sana dell’epoca (mais, finocchi crudi, cipolle), che contrasta con l’abbondanza delle ville dei turisti.
  • Il “Centauro” nel Nuovo Mondo: All’epoca, i velieri sorrentini erano famosi per il trasporto di agrumi fino alle Americhe, un viaggio lunghissimo che richiedeva navi robuste e marinai esperti.

.dovrei parlarvi della Punta della Campanella e del Deserto? È ancora tutto come lo conoscete, Signora — pieno di una struggente poesia del paesaggio, pieno dell’incomparabile armonia tra natura e vita umana. Tutto è intriso di una bellezza calma e sicura di sé, appagante per lo slancio plastico, per le linee decise, per le forme e i colori puri, incantevole per gli effetti di luce magici eppure così semplici. Ho camminato lungo il Vostro sentiero preferito tra i boschetti di olivi e querce sulle alture verso Massa, sono rimasto seduto al sorgere del sole nella “Valle dei Pini”, appoggiato a uno di quei tronchi giganti che portano la più bella di tutte le chiome, e ho visto le pareti calcaree di Capri avvampare al primo raggio di sole, mentre nelle gole e attorno ai promontori della penisola non fluttuava una nebbia bianca, come nel umido Nord, bensì un sottile velo colorato che rendeva le profondità ancor più blu, le rocce ancor più rosse, il mare ancor più smeraldino, creando tra ogni cosa sfumature così delicate e lievi passaggi che un unico suono armonioso sembrava risuonare verso di me da ogni dove.

Più di una volta, la sera, sono salito tra i silenziosi giardini murati verso le colline dei Conti, da dove si dominano entrambi i golfi, qui quello di Napoli, là quello di Salerno, e dove con il cielo limpido sono visibili, laggiù a sud ai piedi delle montagne della Magna Grecia, tre punti dorati: i sublimi templi di Paestum, i più antichi d’Italia. — Sulla panca di pietra davanti alla piccola “Osteria delle Fontanelle” mi sono seduto ancora molte volte, aspettando che l’oste mi riempisse una foglietta, che poi mi portava fino all’ “Arco Naturale” sul pendio di fronte alle isole delle Sirene. L’uomo, serio e barbuto, mi riconosceva bene, e spontaneamente mi ha portato la sua figlioletta, chiedendo della signora straniera…

Note al testo e riferimenti locali:

  • Il Deserto: Si riferisce al Monastero di San Paolo a Sant’Agata sui Due Golfi, situato sulla collina chiamata “Il Deserto”, celebre per la vista mozzafiato che abbraccia contemporaneamente il Golfo di Napoli e quello di Salerno.
  • Le colline dei Conti: Si tratta delle colline di Massa Lubrense (zona Sant’Agata/Colli di Fontanelle), che offrono una vista panoramica su entrambi i versanti della costiera.
  • I tre punti dorati (Paestum): Una descrizione poetica e geograficamente accurata; nelle giornate di eccezionale visibilità, la pietra calcarea dei templi di Paestum brilla all’orizzonte guardando verso la piana del Sele.
  • Le isole delle Sirene: Identificate con l’arcipelago de Li Galli, situate di fronte alla costa di Positano ma visibili dalle creste di Massa Lubrense.
  • Arco Naturale: Non si riferisce qui a quello di Capri, ma a quello di sant’Elia un punto panoramico specifico sulle colline tra Sorrento e Positano.

…chiesto della signora straniera che l’anno scorso l’aveva stretta così teneramente al cuore e baciata con le lacrime agli occhi. Credo che diventerà bellissima la piccola Esther, che porta il soprannome di “Ritrovata” perché — accadde in una mattina di dicembre di quattro o cinque anni fa — fu trovata abbandonata sul sentiero di montagna.

Di feste popolari e religiose, come potete immaginare, ne ho già viste diverse. In questa terra gradita a Dio non passa settimana senza che questa o quella chiesetta celebri la sua ricorrenza speciale. Una celebrazione estremamente caratteristica ha avuto luogo il 1° maggio nella “Cattedrale” vescovile di Sorrento. Si trattava della consegna dei doni per l’Arcivescovo, un raggio delle antiche servitù ecclesiastiche ed espressione della supremazia del Pastore supremo sul clero e sulla diocesi. — In paramenti solenni, circondato dal capitolo della cattedrale, l’imponente e reverendissimo prelato sedeva sull’antico trono vescovile di pietra sotto il baldacchino. Di fronte a lui, sul pulpito decorato, stava tra due chierichetti che reggevano i lembi della sua stola un canonico, il quale leggeva l’elenco di tutte le chiese, i monasteri, le tenute e le persone soggette a tributo, le cui offerte consistevano per la maggior parte in ceri di cera di un peso prestabilito. Il clero diocesano era rappresentato al completo. Ogni chiamato si faceva avanti, baciava la mano al vescovo e, inginocchiato sul gradino del trono, offriva il suo tributo. Più d’un prelato, che l’età, la malattia o la comodità avevano forse impedito di apparire di persona, aveva inviato uno dei suoi chierichetti come rappresentante; e i ragazzini sapevano presentare i loro ceri d’altare, talvolta molto pesanti, con lo stesso disinvolto decoro con cui qualche monaco o prete ben in carne offriva una fiammella esile. Anche altri doni figuravano nella cerimonia: tra gli altri, mazzi di fiori e imponenti [cesti] interamente avvolti da ghirlande…

Note storiche e curiosità:

  • Esther “Ritrovata”: Un dettaglio narrativo molto forte. Il nome “Ritrovata” (o “Esposita”, termine più comune all’epoca per i trovatelli) indica l’usanza di dare soprannomi legati alle circostanze del ritrovamento. Il fatto che l’amica del narratore l’avesse baciata “con le lacrime” suggerisce un momento di grande commozione vissuto durante il viaggio precedente.
  • La cerimonia del 1° maggio: Si riferisce a un antico rito feudale ed ecclesiastico della diocesi di Sorrento. All’epoca, le parrocchie e i monasteri dipendenti dovevano rendere omaggio all’Arcivescovo con ceri e prodotti della terra.
  • Cattedrale di Sorrento: L’autore descrive con precisione l’interno del Duomo di Sorrento, citando il trono vescovile di marmo che è ancora oggi uno degli elementi storici di rilievo della cattedrale.
  • Contrasto fisico: L’ironia tipica dell’autore emerge nel descrivere i “preti ben in carne” che portano ceri minuscoli in contrasto con i bambini che faticano sotto il peso di ceri enormi.

…aste a croce ricoperte di ghirlande, “alberi di fiori”, che i portatori faticavano a reggere quando si inginocchiavano nel mezzo della navata. La folla radunata accoglieva i doni più spettacolari con un mormorio di approvazione, e un corale, ammirato “Ah, comm’è bello!” si udì quando apparvero una riproduzione in cera del trono vescovile e un cesto con una chioccia artificiale dorata insieme ai suoi pulcini. —

Qui la popolazione accorre ancora in massa alle feste religiose, che la attraggono non tanto per la solenne gravità o il significato interiore, quanto per l’esibizione di splendore sensoriale e per la loro ingenua giovialità. — Bagliori dorati e immagini variopinte, incenso e profumo di fiori riempiono le fresche navate, le cui porte restano spalancate affinché i raggi del sole e le brezze primaverili possano entrarvi insieme alla gente festosa. All’interno tutti si sentono così a proprio agio, così uniti in una sola famiglia, da poter approcciare le cose più sacre con confidenza e accostarsi a ciò che è venerabile senza soggezione; proprio come quel giorno, in cui il trono dell’Arcivescovo era circondato da un manipolo di ragazzini curiosi senza che nessuno se ne avesse a male.

Dei fragorosi fuochi d’artificio, i momenti culminanti preferiti delle feste patronali, quest’anno non ne abbiamo ancora visti. In compenso, come sapete, il nostro buon vicino Vesuvio provvede già da qualche tempo a una regolare illuminazione notturna. Fa parte dei nostri piaceri serali fissi guardare, dalla barca o dalla strada costiera, verso la misteriosa montagna, la cui nuvola di fumo viene illuminata a tratti dal bagliore ardente, mentre i rivoli di lava tracciano una linea di fuoco sul suo capo nero. Se la tanto attesa eruzione sia ormai vicina, resta da dubitarne, e lo stesso profetico Palmieri non osa…

Note al testo e riferimenti storici:

  • “Ah, comm’è bello!”: L’autore riporta l’esclamazione in napoletano/sorrentino per sottolineare la partecipazione spontanea e pittoresca del popolo.
  • La Chioccia dorata: Un tipico esempio di ex-voto o dono cerimoniale contadino, simbolo di fertilità e protezione.
  • Palmieri: Si riferisce a Luigi Palmieri, celebre fisico e meteorologo che fu direttore dell’Osservatorio Vesuviano dal 1856 al 1896. Era una celebrità all’epoca, noto per aver inventato il sismografo elettromagnetico e per monitorare costantemente l’attività del vulcano.
  • Religiosità meridionale: L’autore cattura perfettamente la differenza tra la spiritualità nordica (austera e interiore) e quella mediterranea (esteriore, familiare e gioiosa), dove i bambini possono giocare vicino al trono del vescovo senza che sia considerato un sacrilegio.

Questa pagina si ricollega perfettamente al frammento iniziale che avevi postato (“behaupten. Schön und interessant muß es werden…”), dove l’autore parla del Vesuvio che “risparmia i suoi fuochi di gioia” per l’arrivo della Signora.

aste a croce ricoperte di ghirlande, “alberi di fiori”, che i portatori faticavano a reggere quando si inginocchiavano nel mezzo della navata. La folla radunata accoglieva i doni più spettacolari con un mormorio di approvazione, e un corale, ammirato “Ah, comm’è bello!” si udì quando apparvero una riproduzione in cera del trono vescovile e un cesto con una chioccia artificiale dorata insieme ai suoi pulcini. —

Qui la popolazione accorre ancora in massa alle feste religiose, che la attraggono non tanto per la solenne gravità o il significato interiore, quanto per l’esibizione di splendore sensoriale e per la loro ingenua giovialità. — Bagliori dorati e immagini variopinte, incenso e profumo di fiori riempiono le fresche navate, le cui porte restano spalancate affinché i raggi del sole e le brezze primaverili possano entrarvi insieme alla gente festosa. All’interno tutti si sentono così a proprio agio, così uniti in una sola famiglia, da poter approcciare le cose più sacre con confidenza e accostarsi a ciò che è venerabile senza soggezione; proprio come quel giorno, in cui il trono dell’Arcivescovo era circondato da un manipolo di ragazzini curiosi senza che nessuno se ne avesse a male.

Dei fragorosi fuochi d’artificio, i momenti culminanti preferiti delle feste patronali, quest’anno non ne abbiamo ancora visti. In compenso, come sapete, il nostro buon vicino Vesuvio provvede già da qualche tempo a una regolare illuminazione notturna. Fa parte dei nostri piaceri serali fissi guardare, dalla barca o dalla strada costiera, verso la misteriosa montagna, la cui nuvola di fumo viene illuminata a tratti dal bagliore ardente, mentre i rivoli di lava tracciano una linea di fuoco sul suo capo nero. Se la tanto attesa eruzione sia ormai vicina, resta da dubitarne, e lo stesso profetico Palmieri non osa affermarlo. Dovrà essere uno spettacolo bello e interessante, e da nessun punto sarà così comodo e sicuro osservarlo come da qui. — È possibile che il Vostro amico vulcanico desideri risparmiare i suoi fuochi di gioia fino al Vostro arrivo. Se è così, ho un nuovo motivo per desiderare che arriviate ancora prima di quanto previsto dal —

Vostro “Eremita”.

Note Finali:

  • Palmieri: Si riferisce a Luigi Palmieri, il leggendario direttore dell’Osservatorio Vesuviano che all’epoca era il punto di riferimento mondiale per lo studio dei vulcani.
  • L’Eremita: L’autore si firma ironicamente così, contrapponendo il suo isolamento contemplativo a Sorrento alla vita sociale della “Signora” a cui scrive.
  • Il Vesuvio: Il riferimento ai rivoli di lava “sul capo nero” suggerisce che il testo sia stato scritto durante uno dei periodi di attività stromboliana o effusiva tipici della fine dell’Ottocento.

È stato un viaggio affascinante attraverso la Sorrento del XIX secolo.

Pagina n6 — Indice (estratto)

Ancora qualcosa sul vulcano campano… Estate napoletana. Una lettera di maggio da Sorrento. Feste della Madonna nel napoletano. Dalle città dell’eterno riposo – Monastero di Camaldoli presso Napoli…

Pagina 74 — Il viaggio verso Napoli

Ma prima racconterò come sono arrivato fin quassù, tanto più che ciò è avvenuto in piacevole compagnia. — Una coppia di amici, un signore e una signora, non avevano temuto il viaggio notturno da Sorrento a Napoli per unirsi a me e a mia moglie, che venivamo da Napoli; e all’entusiasmo per l’audace impresa si univa la gioia per il fascino della splendida notte di luna, che ci mise subito nel migliore dei modi non appena ci lasciammo alle spalle la rumorosa Napoli, immersa in un mare di luci.

Pagina 111 — La villeggiatura estiva

A luglio si possono vedere ancora molte delle case di campagna chiuse ermeticamente e immerse nel folto verde, sognanti come castelli incantati, perché in questo periodo il soggiorno persino nelle città dell’interno non è affatto sgradevole. Ma poi romani e fiorentini, bolognesi e milanesi si trasferiscono… non in Svizzera o negli Appennini, bensì nei villaggi, nelle case di campagna in collina o sulla costa: a Venezia, Viareggio, Livorno, Ancona, Napoli; e specialmente sul golfo partenopeo: a Portici, Castellammare, Sorrento, Capri, Ischia si sviluppa allora un autentico movimento di villeggiatura italiano, misto a una vivace vita popolare, che rimane precluso al “forestiere” che si accontenta di un soggiorno invernale, proprio come la vera natura d’Italia, focosa, sprizzante colori e prodiga di frutti.

Pagina 111 — Sorrento, la perla

Lo stesso vale per Sorrento, la perla delle villeggiature estive campane, la terra dei frutti per eccellenza. Oh, come ho vagabondato là — vorrei dire con satiri e menadi, con driadi e ninfe — tra i frutteti e sulle rive del mare! Quali entusiastiche orgie sono state celebrate in onore di Bacco, Flora e Pomona, delle Ore, delle Grazie e delle Muse, tutti insieme nel paradisiaco Albergo della “Piccola…”.

Pagina 114 — IX. Una lettera di maggio da Sorrento

Secondo il Vostro ordine, siedo sul trono della Roccia di Lorelei! Siete sorpresa da questa notizia? Allora moderate lo stupore e non temete che io sia diventato infedele alle terre campane e sia fuggito verso i campi transalpini davanti all’estate imminente. Le onde che lambiscono il piede del mio sedile di roccia non sono quelle del padre Reno, ma sono ancora quelle del golfo napoletano. Le sponde che si stendono davanti ai miei sguardi inebriati non si chiamano Rheingau o spiaggia dei Nibelunghi, ma Ischia, Miseno, Partenope, Vesuvio. Vi scrivo questo dalla stessa magica costa da cui Vi ho inviato l’ultima lettera con la pentita confessione che avevo torto a sostenere che Sorrento non potesse possedere in primavera la stessa meravigliosa poesia di cui abbiamo goduto ripetutamente insieme nei mesi estivi.

Pagina 116 — L’egoismo del viaggiatore

Signora, io sono egoista; almeno cerco sempre di conquistare la migliore compagnia per me. Lo avrete capito. Compagni di viaggio e di casa sgradevoli — e tra questi devo annoverare gran parte dei viaggiatori odierni in Italia — possono certamente scacciarmi dai miei luoghi preferiti, e io preferisco di gran lunga la solitudine, se possibile à deux, Signora. Tuttavia, non vi è alcun pericolo di attirare fin qui quella specie di turisti estivi con un inno a Sorrento, e ancor meno di indurli a un soggiorno estivo prolungato, come è stato per noi il punto culminante della spedizione campana. Quale allettante passatempo potrei mai cantare? Forse concerti, balli, teatri, corse in carrozza, un salone delle feste e il “rouge et noir”? Sapete che Sorrento, in estate come in inverno, manca di tutte queste necessità vitali.

Pagina 122 — Villa Lorelei

“Il cielo di Sorrento mi ha talmente conquistata, specialmente nella scorsa estate piena di poesia, che ovunque ho provato nostalgia per la costa delle Sirene e alla fine ho bruciato i ponti dietro di me. In una bella giornata di gennaio sono venuta da Napoli per cercare un posto dove stabilirmi definitivamente. Non appena ho messo piede a terra, mi è stato offerto questo posto meraviglioso. Naturalmente ho accettato con entusiasmo e, poiché non posso vivere come un eremita come fate Voi e non voglio vivere nelle pensioni italiane, ho aperto qui una casa tedesca che, mi vanto di dire, ha già convertito molti al ‘culto di Sorrento’. Naturalmente le ho dato un nome che ricorda la patria. Indovinate quale? — Vi trovate nella Villa Lorelei, signori miei!”

Pagina 123 — Il fascino di Sorrento

Sorrento è il più incantevole di tutti gli incantevoli luoghi di queste beate sponde, e da essa si può raggiungere tutto il resto percorrendo le strade più belle e comode. Quante strade in Europa possono competere per fascino e bellezza con quella che porta qui da Castellammare o a Napoli, o da Pompei a Vietri e da lì ad Amalfi, da dove si può tornare qui per sentieri costieri e montani attraverso le montagne più pittoresche! Strade e sentieri che si snodano lungo i pendii pittoreschi, scompaiono tra giardini rigogliosi, si inerpicano sui promontori che bagnano il piede nel flutto blu profondo…

Pagina 127 — La pesca notturna

Oltre la Punta di Sorrento diventavano visibili le case illuminate della città delle ville. Sulla riva rocciosa si aggiravano le barche dei pescatori con colpi di remo silenziosi. A prua di ognuna sta un uomo con una torcia accesa o una padella di pece, il cui riflesso rosso inonda il suo volto e illumina l’acqua davanti a sé, mentre la barca resta nell’ombra. Nella stessa sta un secondo ragazzo con l’arpione in mano, gli occhi fissi nell’abisso, proteso in avanti per scorgere il pesce…

Pagina 132 — La festa nella Cattedrale

Non passa settimana in questa terra gradita a Dio senza che questa o quella chiesetta abbia la sua celebrazione speciale. Una molto caratteristica ha avuto luogo il 1° maggio nella “Cattedrale” vescovile di Sorrento. Era la consegna dei doni per l’Arcivescovo… In pieno paramento, circondato dal capitolo del duomo, l’onorevole signore sedeva sull’antico trono vescovile di pietra sotto il baldacchino… Ogni chiamato si faceva avanti, baciava la mano al vescovo e consegnava, inginocchiato sul gradino del trono, il suo tributo.

Pagina 185 — Vista da Capo Miseno

Tutta la località, così attraente dal punto di vista poetico e storico-culturale, insieme a Ischia e Capri… si domina con lo sguardo da Capo Miseno. Verso sud si scorge ancora la penisola di Sorrento e il piede del Vesuvio, ricordando la gloria romana lì sepolta.