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NAPOLI – Il Sistema Museale Campano si arricchisce e si rinnova, partendo da uno dei suoi gioielli più preziosi: il Museo Archeologico della Penisola Sorrentina “Georges Vallet”. Durante un recente incontro del ciclo “Incontri di archeologia” presso il MANN, il Direttore Francesco Sirano ha introdotto le importanti novità che riguarderanno la sede di Piano di Sorrento, sottolineando come i musei del territorio siano “capisaldi di un sistema di conoscenza” fondamentale per la regione [00:31].

Un progetto di rinascita archeologica

L’incontro ha visto la partecipazione del dottor Giovanni Di Brino, direttore del Museo “Georges Vallet”, e del professor Carlo Rescigno dell’Università Vanvitelli, nonchè membro del Comitato Scientifico. Al centro della conferenza, il nuovo progetto di allestimento e l’annuncio di nuove acquisizioni che andranno a integrare il patrimonio permanente della struttura [01:35].

Il Direttore Sirano ha evidenziato come il lavoro condotto negli anni dalle Soprintendenze sia stato “particolarmente incisivo” in una zona, quella sorrentina, dove la tutela archeologica ha dovuto affrontare vicende spesso contrastanti [01:53]. Grazie a questo sforzo costante, è stato possibile recuperare una mole impressionante di dati che oggi permettono una narrazione più profonda e completa della storia locale.

Eccellenza e territorio

Il Museo Vallet non è solo un contenitore di reperti, ma un luogo che incarna il genius loci della penisola. Il nuovo allestimento punta a valorizzare:

  • Le nuove unità patrimoniali: Reperti che si aggiungono alle collezioni esistenti, frutto di recenti studi e recuperi [01:35].

  • La diacronia storica: Un percorso che attraversa l’epoca classica fino al periodo romano, offrendo una visione d’insieme dello sviluppo sociale e culturale del territorio [02:23].

Verso una rete museale integrata

L’iniziativa si inserisce in una strategia più ampia che vede il MANN come promotore di un “viaggio” attraverso i temi dell’archeologia campana [00:12]. L’obiettivo è creare una connessione sempre più forte tra i grandi centri museali urbani e i presidi territoriali, garantendo che le scoperte archeologiche diventino patrimonio accessibile a tutti e motore di cultura per le comunità locali.

Il passaggio di testimone ai relatori Di Brino e Rescigno ha dato il via a una sessione di approfondimento tecnico-scientifico che promette di posizionare il Museo di Piano di Sorrento come un punto di riferimento imprescindibile per lo studio della civiltà antica in Campania [02:43].


Per maggiori dettagli sulla presentazione, è possibile consultare il video integrale dell’incontro:Guarda il video su YouTube

L’intervento del dottor Giovanni Di Brino, direttore del Museo Archeologico della penisola sorrentina “Georges Vallet”, ha delineato un quadro dettagliato del passato, presente e futuro dell’istituzione di Piano di Sorrento.

Ecco i punti salienti del suo intervento, ideali per proseguire l’articolo:

Un tributo a Georges Vallet e al territorio

Il direttore ha aperto ricordando che il museo, inaugurato nel 1999, è intitolato all’illustre studioso francese Georges Vallet, che scelse la penisola sorrentina come sua dimora elettiva per gli studi archeologici [01:25]. La struttura nasce proprio con l’intento di restituire al territorio le sue radici, documentando gli scavi condotti alla fine del secolo scorso [02:04].

I tesori delle collezioni: dal mito alla storia

Di Brino ha illustrato i pezzi iconici che rendono unico il percorso espositivo:

  • L’Anfora delle Sirene: Un reperto del VI secolo a.C. proveniente dalla necropoli di Sant’Agata sui due golfi. Raffigura esseri mitici metà donna e metà uccello ed è un prodotto di pregio importato probabilmente da Reggio Calabria, segno della ricchezza delle élite locali dell’epoca [04:14].

  • Il Santuario di Atena: Una sezione dedicata al celebre tempio di Punta Campanella, citato da Strabone e fondato, secondo il mito, da Odisseo. Il museo conserva frammenti di vasi, testine della dea e un calco di un’iscrizione in lingua osca che conferma la localizzazione del tempio [05:35].

  • La Peploforos: Una gigantesca statua in marmo bianco del I secolo d.C. che accoglie i visitatori. Raffigurante una divinità olimpica, decorava originariamente un edificio termale a Sorrento [07:55].

  • Il Ninfeo a mosaico: Un eccezionale esempio di mosaico parietale proveniente da una villa di Massa Lubrenze. Realizzato con paste vitree, riproduce fondali marini e giardini, evocando il lusso estremo delle residenze romane imperiali [10:08].

Il progetto di rinnovamento 2025

Il Direttore ha annunciato un ambizioso programma di valorizzazione che trasformerà l’esperienza di visita:

  • Nuovo allestimento e digitalizzazione: Saranno introdotti dispositivi multimediali per rendere la narrazione scientifica più semplice e accessibile a un pubblico eterogeneo [13:24].

  • Valorizzazione dei depositi: Grazie alla collaborazione con università e ricercatori, è stato avviato un riordino dei materiali inediti conservati nel sottotetto di Villa Fondi. Molti di questi reperti, risalenti all’età arcaica, andranno a integrare il percorso permanente [13:05].

  • Dialogo con il paesaggio: Un nuovo pannello sulla terrazza al primo piano aiuterà i visitatori a connettere i reperti con la geografia circostante, definendo il Vallet come un “museo posto tra mare e cielo” [14:16].

  • La Collezione Fluss: Il percorso sarà arricchito da questa importante raccolta archeologica, recentemente acquisita dal Ministero della Cultura per essere destinata stabilmente al museo [14:51].Di cui ne parleremo in un prossimo articolo.

L’intervento si è concluso con il passaggio della parola al professor Carlo Rescigno per un approfondimento tecnico proprio sulla Collezione Fluss e sui nuovi studi in corso.


Per approfondire l’intervento completo di Giovanni Di Brino:Video dell’intervento al MANN

L’intervento del professor Carlo Rescigno (Università Vanvitelli) ha gettato luce sulla straordinaria storia della Collezione Fluss, recentemente acquisita dal Ministero della Cultura per il Museo “Georges Vallet”. La sua relazione intreccia archeologia, storia del collezionismo e persino letteratura internazionale.

La Collezione Fluss: un salvataggio storico

Il professor Rescigno ha ricostruito il complesso iter burocratico che ha portato al vincolo e all’acquisizione della collezione. Notificata nel 2012 per impedirne la dispersione, la raccolta rischiò di essere venduta all’asta nel 2019 [00:30]. L’intervento dello Stato ha permesso di mantenere l’integrità del nucleo, fondamentale perché “testimonia una storia” che va dall’Eneolitico (facies del Gaudo) al periodo tardo-romano [01:17].

Grandi nomi e passioni archeologiche

Un aspetto affascinante dell’intervento riguarda il legame tra la collezione e il turismo d’élite a Sorrento. Roberto Fluss, proprietario dell’Hotel della Sirena, costituì la raccolta tra il 1938 e il 1958, esponendola proprio nel suo hotel [01:45]. Rescigno ha svelato un aneddoto suggestivo: la celebre scrittrice Marguerite Yourcenar soggiornò all’Hotel della Sirena nel 1938 (mentre finiva di scrivere Il colpo di grazia) e tornò nel 1958 dopo il successo delle Memorie di Adriano [03:00]. È probabile che la Yourcenar abbia ammirato proprio quei reperti mentre si formava la collezione, in un’atmosfera sospesa tra mito e realtà.

I pezzi forti della collezione

Rescigno ha presentato una carrellata di reperti significativi che diventeranno la “carta di presentazione” del museo rinnovato:

  • Le coppette iscritte: Sono pezzi celeberrimi perché recano iscrizioni in lingua italica (osca) fondamentali per gli studi linguistici. Una di queste ha permesso di risolvere complessi problemi grammaticali del genitivo in quella lingua [16:43].

  • Reperti della necropoli di Sottomonte: Frammenti di bucchero, coppe ioniche e bronzi che attestano la vitalità di Sorrento nel V secolo a.C., periodo in cui la città non subì il declino di altri centri vicini [05:32].

  • Simboli del sacro: Una statuetta di Atena con elmo frigio, probabilmente proveniente dal santuario di Punta Campanella [17:37].

  • Frammenti dalle ville romane: Marmi colorati, intonaci dipinti e piccole erme che Roberto Fluss raccoglieva con “passione febbrile” durante i lavori edilizi dell’epoca, come quelli per il monastero di San Paolo, salvandoli dalla dispersione [09:44].

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Una nuova visione museografica

L’obiettivo del progetto scientifico coordinato da Rescigno è esporre l’intera raccolta in un’enorme teca all’inizio del percorso museale [04:23]. Questa “biblioteca topografica” servirà a introdurre il visitatore alle fasi cronologiche e culturali della penisola sorrentina, raccontando al contempo la storia di chi ha amato e protetto questi oggetti nel tempo [18:42].


Per rivedere l’analisi tecnica del Prof. Rescigno:Video dell’intervento al MANN

L’intervento di Lucio Esposito e il dibattito che ne è scaturito hanno aggiunto ulteriori sfumature storiche e aneddotiche alla presentazione, focalizzandosi sulle dinamiche del collezionismo privato e sulle scoperte fortuite in penisola.

Il collezionismo “romantico” e i legami internazionali

Durante il dibattito, è emerso un parallelo affascinante tra la collezione di Roberto Fluss e quella di un altro grande appassionato del territorio, Lord Astor. I due, vicini di casa a Sorrento, sembravano quasi “scambiarsi le figurine” — ovvero i reperti — come due ragazzini, pur mantenendo nuclei collezionistici con anime diverse.

Rescigno ha ricordato come Lord Astor avesse fatto realizzare nel suo hotel un appartamentino che riproduceva fedelmente la Casa dei Vettii di Pompei, a testimonianza di quanto l’estetica archeologica influenzasse la vita sociale e l’offerta turistica dell’epoca. Un pezzo emblematico di questo passaggio di mani è un capitello proveniente da Punta Campanella, decorato con civette, transitato proprio nella collezione Astor.

La Necropoli di Sottomonte: tra dinamite e scoperte

Un punto cruciale del dibattito ha riguardato la Necropoli di Sottomonte, situata in un punto geografico dove il tufo lascia il posto alla roccia viva. È stato ricordato come, durante i lavori per l’allargamento della strada e la costruzione della ferrovia, furono necessari esplosivi e dinamite; proprio queste vibrazioni e questi scavi “forzati” portarono alla luce copiosi materiali archeologici.

Tra i ritrovamenti più significativi emersi da Sottomonte si annoverano:

  • Le Columelle: Reperti così importanti che furono portati a Roma per la grande mostra del 1933 “Augusteo” voluta da Mussolini.

  • Materiale continuo: La storia di questa necropoli non si è chiusa negli anni ’30, ma è proseguita fino a tempi recentissimi con il ritrovamento di nuove tombe, confermando l’area come una miniera inesauribile di dati storici.

Il ruolo dei musei locali come “depositi temporanei”

Il dibattito ha toccato anche la natura anomala di alcune raccolte, come quella del Museo Correale, che storicamente ha accolto reperti rinvenuti casualmente (come i marmi del foro o l’ara di Augusto prelevata dal campanile della Cattedrale). Queste collezioni sono nate spesso come depositi temporanei in assenza di istituzioni statali dedicate, una logica di “tolleranza” che ha permesso la conservazione di pezzi che altrimenti sarebbero andati perduti prima della nascita del Museo Vallet.


Il nuovo allestimento del Museo Vallet non sia solo un’operazione scientifica, ma il coronamento di un secolo di storie umane, passioni private e salvataggi fortuiti che hanno protetto l’identità della Penisola Sorrentina.

In una breve ma significativa intervista a margine della conferenza, il Professor Carlo Rescigno ha risposto ad alcune domande che confermano il fermento scientifico e organizzativo attorno al patrimonio archeologico della Penisola Sorrentina.

Ecco i dettagli emersi dall’intervista per chiudere il reportage giornalistico:

Il ritorno delle “Sirene” e la collaborazione con il MANN

Uno degli annunci più interessanti riguarda una possibile mostra dedicata alle Sirene, accennata dal Direttore Sirano [00:18]. Rescigno ha confermato di aver già collaborato in passato a un’esposizione simile, che però ebbe una durata molto limitata [00:36]. Il nuovo progetto potrebbe quindi rappresentare l’occasione per riproporre al pubblico, in modo più strutturato e duraturo, il tema iconico delle sirene, così profondamente legato all’identità mitologica del territorio sorrentino.

Ricerca attiva nei depositi

Il Professore ha confermato che il lavoro di studio non si ferma alla sola esposizione. Attualmente, studiosi e ricercatori (alcuni dei quali provenienti proprio dai percorsi accademici coordinati da Rescigno) frequentano quotidianamente i depositi del museo [00:51]. Questo impegno è volto a catalogare e analizzare materiali provenienti dalle necropoli che attendono una collocazione scientifica definitiva da circa trent’anni [01:09].

Un legame storico con la collezione

L’intervista ha sottolineato il ruolo di Rescigno come memoria storica dell’archeologia locale. Il professore ha vissuto in prima persona le fasi iniziali di schedatura della Collezione Fluss, ricordando quando i reperti erano ancora “sulle scrivanie del Museo Correale”, in un periodo di grande incertezza sul loro destino [01:18].

Questa continuità tra la fase del ritrovamento e quella dell’attuale valorizzazione garantisce che il nuovo allestimento del Museo “Georges Vallet” non sia solo un’operazione di restyling, ma un progetto basato su una conoscenza profonda e decennale dei materiali.


L’intervista completa è disponibile qui:Intervista al Prof. Carlo Rescigno