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Un viaggio affascinante attraverso i secoli, dove il nettare degli dei si fa guida per riscoprire le radici profonde del territorio stabiese. Si è tenuto martedì 24 febbraio 2026, presso l’UNITRE (Università delle Tre Età), l’incontro speciale “L’Arte del Vino: Storia e Degustazione”, organizzato in collaborazione con l’Associazione Antica Necropoli Madonna delle Grazie.

Un ponte tra passato e presente

L’evento, come sottolineato durante gli interventi, non è stato solo una lezione di enologia, ma un vero e proprio atto di amore verso la storia locale. La comunità di Madonna delle Grazie, situata tra i comuni di Santa Maria la Carità, Gragnano e Castellammare, custodisce infatti una delle necropoli più importanti al mondo. Durante l’incontro è stato ripercorso l’arco temporale che va dal VII secolo a.C. fino all’eruzione del 79 d.C., evidenziando come l’archeologia e la cultura del vino siano indissolubilmente legate in questa “Stabia antica”.

Il torchio monumentale e il “Bacco e Cerere”

Al centro del dibattito, il lavoro instancabile dell’Associazione guidata da Mimmo Sabatino, che lotta quotidianamente per la valorizzazione dei reperti locali. È stata ricordata l’esistenza di un imponente torchio del 1600/1700, alto 3 metri e lungo 10, simbolo di una tradizione vinicola che attraversa l’epoca moderna. Questo legame con la terra si rinnova ogni anno nell’evento “Bacco e Cerere”, che prende il nome da un celebre affresco rinvenuto a Villa Carmiano, dove archeologi e storici si incontrano per riscoprire antichi sapori e layout museali all’aperto.

Tesori da recuperare: dal Botticelli ai reperti del Louvre

Uno dei momenti più toccanti dell’incontro ha riguardato il patrimonio “emigrato”. Si è parlato con orgoglio e rammarico del celebre dipinto della Madonna delle Grazie attribuito a Botticelli, un tempo oggetto di devozione popolare e oggi custodito a Firenze. “Deve tornare qui, appartiene a questa comunità”, è stato il grido lanciato durante il convegno. Lo stesso vale per i numerosi reperti archeologici finiti nei più grandi musei del mondo, dal Metropolitan di New York al Louvre, spesso a causa di scavi non autorizzati del passato che hanno privato il territorio delle sue gemme.

L’impegno per il futuro

L’incontro si è concluso con un messaggio di speranza e di impegno civile. Grazie alla collaborazione con figure chiave della Soprintendenza e alla dedizione di studiosi e cittadini, l’obiettivo resta quello di “tirare fuori” le bellezze ancora sepolte, come le strutture romane di Villa Carmiano, e di curare i resti visibili (come i muri romani del I secolo) che testimoniano una grandezza che non teme confronti.

“Ogni persona ha una storia e ogni storia va migliorata attraverso l’esperienza”, è stato il commento finale, a suggello di una serata che ha unito la sapienza del passato al gusto del presente, celebrando il vino come elemento di civiltà e identità.

Il convegno è proseguito con l’intervento accorato di Mimmo Sabatino, professionista stimato nel territorio sorrentino e colonna portante dell’Associazione Antica Necropoli Madonna delle Grazie. Sabatino ha aperto il suo discorso con un ringraziamento a Lucio e a tutti i presenti, sottolineando come la coesione del gruppo sia lo strumento fondamentale per migliorare la percezione e la tutela del territorio.

Una fiducia conquistata sul campo

Con vent’anni di attività professionale in penisola sorrentina, Sabatino  Maitre Sommelier , ha paragonato il rapporto di fiducia che lo lega ai suoi clienti – che spesso gli affidano persino le chiavi delle proprie attività – al legame necessario tra i cittadini e il proprio patrimonio culturale. “Senza storia non siamo niente”, ha ribadito, facendo eco alle parole dei relatori che lo hanno preceduto: è necessario nutrire le radici per essere forti in superficie.

La “Hollywood dell’Antica Roma”

Durante l’incontro sono emersi dettagli affascinanti sulle ville romane della zona. La collina di Varano è stata definita, citando l’archeologo Umberto Pappalardo, come la “Hollywood dell’antica Roma”, per l’incredibile concentrazione di dimore lussuose. Tra queste, spiccano:

  • Villa San Marco: attualmente oggetto di importanti lavori di restauro che stanno portando alla luce un braccio di collegamento con la Grotta di San Biagio, un tempo approdo strategico per il porto che univa Castellammare a Pompei.

  • Villa Arianna e Villa del Pastore: residenze monumentali che testimoniano lo sfarzo imperiale.

  • Villa della Pisanella: richiamata per il ritrovamento di numerosi “barricchi” (dolia) interrati, utilizzati per la conservazione di vino e olio, a testimonianza di una vocazione agricola d’eccellenza che dura da millenni.

Educare le nuove generazioni

Il cuore dell’intervento di Sabatino è stato però il lavoro con le scuole. L’associazione sta portando avanti partenariati importanti, anche con gli istituti di Sorrento, per colmare un vuoto educativo: “A noi da piccoli non hanno insegnato queste cose, ma oggi noi le insegniamo ai bambini. È incredibile vedere il loro stupore nello scoprire che queste meraviglie esistono davvero nel nostro territorio”.

L’invito al Museo

L’appello finale è stato un invito alla partecipazione attiva: visitare il nuovo e bellissimo Museo Archeologico di Stabia “Libero D’Orsi” presso la Reggia di Quisisana. Un invito esteso a tutti per la domenica successiva, per toccare con mano quei reperti che non sono solo oggetti inanimati, ma frammenti di un’unica, grande identità che un tempo non conosceva i confini degli attuali comuni.

Il “Capitale” dell’Arte e l’Enigma del Botticelli di Madonna delle Grazie

 L’incontro è entrato nel vivo della critica d’arte con l’intervento del Professor Antonio Sbrizzi, architetto e studioso, che ha incantato la platea con una riflessione sul valore eterno del patrimonio culturale. Citando il celebre programma televisivo di Philippe Daverio, Il Capitale, Sbrizzi ha ricordato come, a differenza del denaro che si svaluta, l’arte sia l’unico vero capitale che accresce il proprio valore nel tempo.

Il Botticelli “nascosto” di Gragnano

Il fulcro del discorso è stato il celebre dipinto della Madonna con Bambino, un’opera su tavola attribuita a Sandro Botticelli che lega indissolubilmente Firenze a Madonna delle Grazie. Ma come è arrivato un capolavoro del genere in una piccola comunità locale? Secondo la ricostruzione storica, un Papa (probabilmente in missione per raccogliere fondi per la Cappella Sistina) percorrendo l’antica strada che da Castellammare portava a Nocera e Salerno, fu ospitato da una facoltosa famiglia di latifondisti della zona. Per ringraziare dell’ospitalità, il Pontefice donò il dipinto, che per secoli è rimasto custodito in una cappella gentilizia.

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Un restauro necessario tra paure e sogni

Il Professor Sbrizzi ha condiviso un aneddoto singolare: negli anni ’70, dopo che una trasmissione di Mike Bongiorno rese nota l’esistenza dell’opera, il proprietario, per timore di furti, la nascose in un armadio. Purtroppo, la mancanza di aerazione e le variazioni termiche hanno danneggiato gravemente il supporto ligneo. Attualmente, l’opera si trova presso l’Opificio delle Pietre Dure di Firenze per un lunghissimo e delicato restauro [09:48]. Sbrizzi ha sottolineato la complessità dell’intervento: prima di toccare i colori, è necessario consolidare le assi di legno con traverse elastiche che permettano i naturali movimenti del materiale senza intaccare la pellicola pittorica.

L’estetica di Botticelli: Tristezza e Bellezza

Analizzando lo stile dell’opera, il Professore ha evidenziato i tratti inconfondibili del maestro fiorentino:

  • Il volto di Simonetta Vespucci: La modella preferita di Botticelli, già volto della Primavera e della Nascita di Venere, presta le sue sembianze anche a questa Madonna [11:42].

  • La “tristezza” botticelliana: Tutte le donne di Botticelli hanno uno sguardo malinconico. Questa tristezza, ha spiegato Sbrizzi, deriva dal presagio che la bellezza sia fugace e destinata a non durare in eterno [12:43].

  • Colori e simboli: L’uso del rosso del vestito e la postura sul trono ligneo, disegnato con una prospettiva rigorosa che sfida persino le critiche che Leonardo da Vinci rivolgeva al collega.

Il sogno di un architetto

Sbrizzi ha concluso con un desiderio personale e professionale: restaurare la piccola cappella gentilizia che un tempo ospitava il dipinto. Nonostante le difficoltà burocratiche e i permessi della Soprintendenza, il professore continua a lavorare al progetto “virtualmente” con i suoi studenti, sperando che un giorno quel piccolo scrigno di pochi metri quadrati possa tornare a splendere e, chissà, riaccogliere il suo tesoro più prezioso.


L’articolo prosegue esplorando gli ulteriori legami tra il territorio stabiese e la grande storia dell’arte…

Antica Necropoli Di Stabia Madonna delle Grazie 24 Febbraio 2026
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