La minoranza di Elvira D'Amato si interroga sull'esattezza dei parametri adottati: nell'elenco dei comuni montani Maiori non c'è...
|La nuova Legge sulla Montagna é il Colpo di grazia al dissesto idrogeologico della Costa d’Amalfi.
La nuova mappa geografica, delineata dal DPCM in attuazione della nuova Legge sulla Montagna sta innescando un ‘po ovunque forti malumori politici sui criteri di selezione adottati: un elenco che pur ampliando il numero dei comuni montani, finisce per modificare in modo evidente gli equilibri del territorio.
In Campania risulta che, a fronte dei 291 comuni montani inseriti, 56 sono nuovi enti ma 43 vengono esclusi nonostante appartengano alle Comunità Montane.
Paradossalmente l’adozione di semplicistici criteri altimetrici ha prodotto l’inclusione di comuni sostanzialmente ben urbanizzati, e ha invece lasciato fuori, comuni più piccoli, caratterizzati dal fenomeno dello spopolamento, dovuto ad oggettive fragilità territoriali.
Anche la Costiera Amalfitana sembra aver subito tale discriminazione, infatti nel nuovo elenco non sono presenti molti comuni montani del Comprensorio.
Sono stati inclusi i comuni di Amalfi, Cetara, Positano, Ravello, Scala e Tramonti, mentre vengono esclusi, Conca dei Marini, Furore, Maiori, Minori, Praiano e Vietri sul Mare, nonostante presentino vaste aree montuose.
Il caso più emblematico è quello del Comune di Maiori, che ha un territorio con una estensione montana molto vasta e dove svetta il Monte Falerzio con ben 1030metri di altezza. Quello maiorese, non foss’altro che per la sua imponente estensione all’interno del Comprensorio, rappresenta per definizione una realtà fragile, oltre che dal punto di vista idrogeologico, anche per gli alti costi di manutenzione del paesaggio terrazzato, ormai solo in parte ancora coltivato, e che pertanto richiede un incremento di attenzione ed investimenti, per per essere opportunamente salvaguardato.
Dal nuovo criterio della legge, ci si aspettava che potesse funzionare da vettore per politiche più efficicaci, mentre invece rischia di diventare l’ostacolo ad opportunità e scelte di sindaci, amministratori, cittadini, imprese, associazioni, università e centri di ricerca.
La “nuova definizione” di montagna invece, si basa semplicemente su una diversa taratura di percentuali di pendenza e quota media, in una dimensione rigidamente fisica che esclude altri importanti parametri, dall’insolazione alle caratteristiche microclimatiche, dalle condizioni del suolo a quelle della vegetazione o della disponibilità idrica, dimenticando del tutto i caratteri colturali e culturali dell’ambiente, tutti aspetti da considerare in ottemperanza al dettato dell’articolo 44 della Costituzione.
I Comuni che rimangono fuori da questa nuova classificazione, possiedono quote di montagna che risultano significative in termini di servizi ecosistemici, uso del suolo, ed accessibilità, anche se non strettamente rispondenti ai suddetti criteri di classificazione orografici.
Lo status di “comune montano” non è solo un’etichetta: significa accesso prioritario a fondi dedicati, misure di sostegno, incentivi allo sviluppo e strumenti contro lo spopolamento e l’abbandono del territorio, il decadimento idrogeologico e la perdita del valore complessivo del paesaggio.
Detto questo, vediamo quali sono i 7 criteri definiti dalla Commissione: i comuni con almeno il 20% di territorio sopra i 600metri; con altitudine media superiore ai 400metri; con altitudine massima pari o superiore ai 1.200metri; con altitudine media sopra i 300metri se appartenenti a regioni o province interamente montani o confinanti con Stati esteri.
Fermo restando questo criterio, seppur poco condivisibile, non si può non dubitare che in molti casi, potrebbero esserci stati ampi margini di inesattezza sui dati assunti per escludere singoli comuni dall’elenco, ed è proprio su tale quesito, che i giorni scorsi la capogruppo di minoranza del Comune di Maiori, Elvira D’Amato, ha presentato un’interrogazione formale al sindaco Antonio Capone.
Nel documento, attinente all’esclusione di Maiori nell’elenco dei Comuni montani in base alla “Legge Calderoli” 131/2025,
oltre a sottolineare le ricadute significative sul piano ambientale e quello dei servizi pubblici, si evidenzia come i criteri fondati su parametri altimetrici e di pendenza, oltre che sulle caratteristiche geomorfologiche dei territori interessati, a Maiori siano le medesime degli altri Comuni della Costa d’Amalfi, con riferimento sia all’andamento altimetrico dei Monti Lattari sia alla composizione delle rocce e dei terreni.
La D’Amato inoltre ricorda che a Maiori, più che in altri, si concentrano alcuni dei servizi scolastici e sanitari a servizio dell’intero Comprensorio.
La mancata inclusione, sul piano ambientale finirebbe per comportare ripercussioni negative sulle attività di coltivazione, sulle aree boschive, sulla sentieristica e sulla valorizzazione dei bacini idrici, e soprattutto sulla “tutela del territorio sotto il profilo del dissesto idrogeologico” .
In conclusione la minoranza chiede all’Amministrazione comunale “se siano pervenute richieste di informazioni dalla Conferenza Unificata o da altre Istituzioni per l’acquisizione di documentazione di supporto in fase di analisi istruttoria sui dati altimetrici e di pendenze afferenti alla classificazione montana dicui alla normativa in oggetto” e se l’Amministrazione comunale “abbia assunto iniziative presso le Istituzioni competenti volte a far includere il Comune di Maiori nuovamente in tale classificazione al pari di altri Comuni della Costa d’Amalfi e quale la documentazione prodotta in tal senso“.
Quella della D’Amato è un’azione, ancora una volta oggettivamente condivisibile, e che forse andrebbe estesa anche alla Conferenza dei Sindaci della Costa d’Amalfi, segnatamente agli altri comuni parimenti esclusi dall’elenco, non foss’altro perché tale superficiale esclusione rischia di essere di ostacolo per i Monti Lattari, con conseguenze concrete sul futuro del territorio.








