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Sorrento celebra la sua storia: presentato il nuovo numero de “La Terra delle Sirene”

Nella suggestiva cornice del salone di Villa Fiorentino, lo scorso domenica 22 febbraio, si è tenuto un appuntamento di grande rilievo per la cultura e la storiografia locale: la presentazione del numero 44 della prestigiosa rivista “La Terra delle Sirene”.

L’evento, organizzato dal Centro di Studi e Ricerche “Bartolommeo Capasso” in collaborazione con la Fondazione Sorrento, ha visto la partecipazione di un pubblico attento e appassionato, desideroso di approfondire le radici storiche della penisola.

Sommario

Vincenzo Russo La Chiesa sorrentina e la sua cattedrale dall’Alto Medioevo al Cinquecento
Alessandra Cacace Il restauro dei pilastrini medioevali del palazzo arcivescovile di Sorrento
Enzo Puglia L’amore spiegato a una fanciulla ingenua in un graffito pompeiano (CIL IV 5296)
Pasquale Vanacore S. Maria del Lauro di Meta: ipotesi sul mito di fondazione
Francesco Sepe Gli avvenimenti in penisola sorrentina durante la guerra di Napoli (1458-1465)
Stefano De Mieri Girolamo Imperato nella chiesa di S. Maria della Sanità a Massa Lubrense
Gordon M. Poole Il soggiorno di Robert Browning a Piano di Sorrento. Illazioni arbitrarie in un articolo comparso su Victorian Studies»
Angelo Russi Un amore nato a Sorrento. I primi approcci tra Julius Beloch e Bella Bailey nel 1873. Appunti dal loro Carteggio medito
Maria Pia Giordani Il “Tempio del Tasso”. Una ricognizione di libri tassiani andati perduti nella Sorrento degli anni Settanta
Le attività del Centro B. Capasso

Tanti anni fa… Storia, folklore, curiosità della penisola sorrentina (a cura di Antonino Del Duca)

Un viaggio nel tempo con Francesco Sepe

Il cuore pulsante della serata è stato l’intervento di Francesco Sepe, che ha trasportato i presenti indietro di secoli con una relazione dal titolo: “La penisola sorrentina durante la Guerra di Napoli (1458-1465)”.

Sepe ha illustrato con precisione un periodo cruciale e turbolento per il Mezzogiorno d’Italia, focalizzandosi su come il territorio sorrentino abbia vissuto e reagito ai conflitti dinastici e alle tensioni militari di quegli anni. Un’analisi che non solo arricchisce il bagaglio di conoscenze storiche della comunità, ma sottolinea l’importanza strategica che Sorrento ha sempre rivestito nel panorama del Regno di Napoli.

Il ruolo della rivista e delle istituzioni

La rivista “La Terra delle Sirene”, arrivata alla sua quarantaquattresima edizione, si conferma uno strumento indispensabile per la conservazione della memoria storica del territorio. Il Presidente del Centro “B. Capasso”, Enzo Puglia, e l’Amministratore Delegato della Fondazione Sorrento, Gaetano Milano, hanno espresso grande soddisfazione per la continuità di questo progetto editoriale, che continua a dare voce a ricercatori e studiosi di alto profilo.

L’incontro è stato anche l’occasione per ribadire quanto sia fondamentale la sinergia tra le istituzioni culturali e la cittadinanza. La numerosa affluenza ha dimostrato che l’identità sorrentina è viva e desiderosa di conoscersi meglio attraverso lo studio del passato.

L’invito rivolto alla cittadinanza è stato accolto con entusiasmo, segnando un altro punto a favore della divulgazione storica di qualità in Penisola Sorrentina.

Sorrento tra torri, valloni e conflitti: il racconto di Francesco Sepe alla presentazione de “La Terra delle Sirene”

 In un’aula affollata a Villa Fiorentino, lo studioso Francesco Sepe ha offerto una lezione magistrale sulla storia difensiva e politica di Sorrento nel XV secolo. Il suo intervento, fulcro della presentazione del nuovo numero della rivista curata dal Centro “B. Capasso”, ha gettato luce su un periodo turbolento ma fondamentale: la Prima Guerra dei Baroni (1458-1465).

La Sorrento medievale: una fortezza naturale

Sepe ha iniziato il suo racconto partendo dalla morfologia stessa della città. Sorrento non era solo difesa da mura, ma protetta da un sistema naturale di valloni formati da torrenti millenari. Il relatore ha spiegato come la città fosse “naturalmente protetta” su più lati da profondi dirupi, con l’unico vero punto di accesso vulnerabile situato verso la zona di Parsano.

Un punto cruciale del discorso ha riguardato la distinzione tra le mura che vediamo oggi e quelle dell’epoca:

  • Mura Vicereali: Quelle attualmente visibili, costruite dopo il 1558 per difendersi dalle incursioni turche.

  • Mura Medievali: Le fortificazioni oggetto dell’intervento di Sepe, caratterizzate da cortine meno imponenti, torri quadrate e porte strategiche (come la Porta del Piano e la Porta di Massa).

Il Castello scomparso e le antiche porte

Particolare emozione ha suscitato la rievocazione del Castello di Sorrento, costruito all’epoca di Re Manfredi e purtroppo demolito nel 1844. Attraverso immagini d’epoca e quadri, Sepe ha mostrato dove sorgeva la struttura e come si presentavano gli ingressi storici, come la Porta di Marina Grande (definita “preromana” per la sua antichissima origine) e quella di Marina Piccola, situata nei pressi della chiesa di Sant’Antonino.

La Guerra di Napoli e la sfida di Ferdinando I

Spostandosi sul piano politico, Sepe ha contestualizzato il periodo di crisi seguito alla morte di Alfonso I d’Aragona nel 1458. L’ascesa al trono del figlio Ferdinando I (Ferrante), considerato figlio naturale e quindi illegittimo da molti nobili, scatenò la rivolta dei baroni.

Questi ultimi, sostenuti inizialmente dal Papa, invitarono Giovanni d’Angiò (Duca di Lorena) a rivendicare il trono, dando il via a una guerra di successione che coinvolse l’intero Regno di Napoli. Sepe ha sottolineato come Sorrento, in quanto piazzaforte militare angioina e poi aragonese, si trovasse al centro di queste dinamiche di potere, tra assedi e strategie difensive.

L’intervento si è concluso con l’invito a riscoprire i dettagli inediti o poco noti di questa “guerra dei baroni” che ha segnato profondamente il destino della penisola. La ricerca di Sepe, pubblicata integralmente nel numero 44 di “La Terra delle Sirene”, si conferma un contributo essenziale per chiunque voglia comprendere come la configurazione attuale di Sorrento sia il risultato di secoli di conflitti e ingegno difensivo.

L’assedio di Sorrento del 1460: spie, armi antiche e una marcia forzata tra i monti

La narrazione di Francesco Sepe si è fatta ancora più incalzante nella seconda parte della presentazione, entrando nel vivo delle operazioni militari che nel giugno del 1460 videro Sorrento come protagonista di un drammatico assedio durante la Guerra di Napoli.

Diplomazia e tradimenti: la caduta dei casali

Il contesto descritto è quello di un regno in bancarotta, dove le fedeltà oscillavano a seconda dell’andamento delle battaglie. Mentre Sorrento restava ufficialmente aragonese sotto il capitano Antonio Carafa, il resto della penisola era ormai passato al fronte angioino. Sepe ha svelato dettagli intriganti sulle famiglie locali: gli Acciapaccia, influente casato filo-angioino, furono neutralizzati solo grazie a un’astuta mossa della regina, che riuscì a far imprigionare il capofamiglia Ladislao.

Lo sbarco alla Marina Grande e la scalata alle mura

Il momento critico avvenne intorno al 22 giugno 1460. Una flotta francese guidata dall’ammiraglio Giovanni Cossa sbarcò truppe armate alla Marina Grande. Sepe, analizzando la logistica dell’epoca, ha ipotizzato che gli invasori non abbiano attaccato direttamente la porta della Marina (troppo ben difesa), ma abbiano risalito un antico camminamento lungo il vallone per presentarsi di sorpresa davanti alla Porta di Parsano Nuovo. Questo era infatti l’unico punto in cui le mura potevano essere attaccate senza l’ostacolo naturale dei burroni.

La tecnologia militare del Quattrocento

Un passaggio affascinante dell’intervento ha riguardato le armi utilizzate. Sepe ha mostrato:

  • Lo Scoppetto: Una delle prime armi da fuoco portatili, attivata con una miccia (“mico”) a lenta combustione. Uno strumento pericoloso e impreciso, che segnava però l’inizio di una nuova era militare.

  • La Balestra: Arma ancora predominante, caricata con la forza del corpo e capace di scagliare non solo frecce, ma pesanti dardi chiamati “berrettoni”.

L’impresa eroica di Antonio Olzina

Con i passi montani bloccati dagli angioini, il re inviò in soccorso di Sorrento il conestabile Antonio Olzina con soli 100 uomini sceltissimi.

Olzina compì un’impresa leggendaria: per evitare le imboscate nei casali ormai ribelli, guidò i suoi soldati in una marcia segreta di 60 chilometri attraverso le creste dei monti Lattari,attuale sentiero degli dei,  passando per le zone dell’attuale Arola e Santa Maria del Castello, per poi affacciarsi sopra Sorrento dai colli di Sant’Agata.

Da quella posizione privilegiata,Olzina poté osservare le truppe angioine intente a saccheggiare le campagne e a preparare l’assalto finale alle mura meridionali della città.

L’epilogo di un assedio: Sorrento salva e la memoria ritrovata

 L’ultima parte del convegno a Villa Fiorentino ha svelato il risolutivo epilogo dell’assedio del 1460, un momento in cui il destino della Penisola Sorrentina è rimasto sospeso sul filo di una lama.

Il colpo di scena di Antonio Olzina

Dopo la faticosa marcia attraverso i monti, il conestabile Antonio  Olzina non si limitò a osservare il nemico dall’alto. Francesco Sepe ha descritto con dovizia di particolari l’audace manovra finale: Olzina riuscì a far infiltrare i suoi 100 armati scelti all’interno delle mura di Sorrento, probabilmente passando per la zona collinare di Casarlano o attraverso accessi secondari meno sorvegliati.

L’arrivo di queste truppe fresche e altamente addestrate ribaltò completamente i rapporti di forza. Gli angioini, che credevano la città ormai prossima alla resa, si trovarono a dover fronteggiare una resistenza rinvigorita. La loro ritirata segnò la vittoria (seppur temporanea) della causa aragonese in una penisola quasi interamente ostile.

Il valore della ricerca storica

Nella fase conclusiva dell’incontro, il relatore ha sottolineato come questi eventi, sebbene lontani nel tempo, abbiano forgiato il carattere della città. La ricerca presentata nel numero 44 de “La Terra delle Sirene” non è solo un elenco di battaglie, ma uno studio sulle dinamiche sociali e urbanistiche: come le mura siano state modificate dai conflitti e come le grandi famiglie locali abbiano influenzato la politica del Regno.

Chiusura e ringraziamenti

L’evento si è concluso con i saluti istituzionali. Il presidente del Centro di Studi e Ricerche “Bartolommeo Capasso”, Enzo Puglia, ha lodato il rigore scientifico di Sepe, sottolineando che la rivista continua a essere “un faro di conoscenza per chi ama Sorrento” [10:45].

Il pubblico ha tributato un lungo applauso alla fine dell’esposizione, a testimonianza di quanto sia vivo l’interesse per la storia locale. La presentazione si è sciolta con l’invito ai presenti a sfogliare il nuovo volume, già diventato un punto di riferimento per la storiografia della Terra delle Sirene.

[4] La terra delle Sirene 22 febbraio 2026
Positanonews TV