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De Luca rompe gli indugi e corre da sindaco: assalto a Salerno senza “campo largo”

De Luca rompe gli indugi e corre da sindaco: assalto a Salerno senza “campo largo”

Il “segreto di Pulcinella” della politica salernitana è stato finalmente svelato: Vincenzo De Luca scende ufficialmente in campo per riprendersi la fascia tricolore di Salerno. A pochi mesi dalle dimissioni di Vincenzo Napoli, l’ex presidente della Regione Campania ha scelto di rompere ogni indugio, confermando una candidatura che in città tutti davano ormai per scontata.

E lo ha fatto con il suo inconfondibile e graffiante stile, archiviando in due battute le estenuanti trattative tipiche della vigilia elettorale.

“Chi mi ama mi voti”: la pietra tombale sul campo largo

A chi gli chiedeva delucidazioni su possibili alleanze e convergenze con il resto del centrosinistra, De Luca ha risposto con una chiusura netta. «Chi mi vuole votare, mi vota», ha sentenziato l’ex governatore, liquidando con una battuta tagliente («Mi volete far bestemmiare?») l’ipotesi di rientrare nelle dinamiche del “campo largo“.

La cornice scelta per l’annuncio non è stata casuale. De Luca ha lanciato il suo guanto di sfida a margine del convegno “La libertà di partire, il diritto di restare“, organizzato alla Camera di Commercio di Salerno, davanti a una platea di fedelissimi storici. In prima fila anche il figlio Piero, deputato e dirigente dem, che nei giorni scorsi non aveva esitato a incoronarlo come «il miglior amministratore d’Italia». Non è mancata la consueta enfasi retorica: l’ex governatore ha avvertito i presenti che, in caso di un suo reale impegno, i risultati sarebbero tali da farli «andare a Pompei a piedi» per la grazia ricevuta, vista l’attuale situazione.

Il programma: sicurezza, rilancio urbano e mire provinciali

Il manifesto elettorale deluchiano si snoda lungo direttrici ben note al suo elettorato, sintetizzabili nello slogan, ripetuto a più riprese, «Bisogna riprenderci la città». I pilastri della campagna elettorale saranno:

  • Rinnovamento urbano: Un grande piano per restituire a Salerno un’identità estetica riconoscibile e attrarre nuovi investimenti.

  • Sicurezza e coesione: Tolleranza zero per recuperare il controllo del territorio e restituire serenità alle famiglie.

  • Sviluppo e giovani: Creazione di nuove opportunità lavorative per ricostruire “entusiasmo e speranza”.

Ma l’orizzonte politico di De Luca sembra spingersi oltre i confini di Palazzo di Città. Alcuni passaggi del suo intervento hanno lasciato chiaramente intendere l’intenzione di puntare, in prospettiva, anche al controllo di Palazzo Sant’Agostino, sede dell’amministrazione provinciale.

Le truppe in campo e le incertezze degli avversari

Approfittando del pantano in cui versa il dialogo tra il Partito Democratico locale, il Movimento Cinque Stelle e le altre forze progressiste, De Luca ha bruciato i tempi. La sua macchina elettorale è già a pieno regime, supportata da tre liste civiche i cui esponenti stanno battendo il territorio da settimane. Al suo fianco si schiererà quasi certamente anche il Partito Socialista Italiano, sottraendo così un tassello cruciale all’eventuale fronte alternativo di centrosinistra.

Se a sinistra si fatica a trovare una quadra, nel campo del centrodestra regna ancora l’incertezza. A ridosso delle elezioni amministrative, fissate per il 24 e 25 maggio, la coalizione appare sprovvista di una bussola strategica e di un nome condiviso.

L’unica indiscrezione che sta guadagnando consistenza in queste ore porta al nome di Gherardo Maria Marenghi. Quarantacinque anni, esponente di Fratelli d’Italia, professore ordinario di Diritto amministrativo all’Università di Salerno (seguendo le orme del padre, l’illustre giurista Enzo Maria Marenghi) e membro del Consiglio superiore dei Beni culturali, Marenghi rappresenta il profilo tecnico-politico su cui il centrodestra potrebbe convergere.

Il condizionale resta d’obbligo: molto dipenderà dai pesi specifici all’interno dell’alleanza, in particolare dalle rivendicazioni di Forza Italia o dall’eventuale — seppur improbabile — ripiego su un candidato puramente civico.