Logo
Costa d’Amalfi: Una frana dopo l’altra tra incendi, bombe d’acqua ed erosione costiera e la Divina si sbriciola anno dopo anno.

Dopo la frana di giugno a Cetara, di ottobre a Vietri, di novembre a Furore di gennaio a Salicerchie, ecco che venerdì 6 febbraio è venuto giù un altro pezzo, ed ancora una volta, la casualità ha voluto che non causasse vittime.
Il crollo si è verificato al Fuenti di Cetara, ma dopo poche ore in località Carcarella, un’altra frana ha fatto temere per le abitazioni di circa 30 famiglie e, non c’è due senza tre, un nuovo pericolo si è presentato nella Baia “Cavallo Morto” di Maiori dove, sotto la carreggiata stradale, un enorme masso in bilico, rischia di schiantarsi sulla spiaggia, non si sa quando!

La morte di Francesca Mansi, la ragazza minorese di 25 anni travolta dal fango nell’alluvione del 2010 ad Atrani, ha segnato la comunità ma non un vero cambio di rotta. Nel 2021, dopo giorni di pioggia continua, ad Amalfi un pezzo di costone si sbriciolava invadendo la strada e bloccando un quartiere.
Questa volta la statale fu tagliata in due proprio nel cuore della sua capitale storica, senza alcuna possibilità di transito per settimane, nonostante i lavori eseguiti d’urgenza.
Un momento topico di sliding doors, poco prima era passato un bus di studenti, e si era scongiurato quanto accaduto nel 1997, quando sul tratto sorrentino della costiera ci furono sei morti.
Il dissesto idrogeologico qui è un problema antico: dal 1899 ad oggi sono state oltre quaranta le frane, non contando quelle minori che hanno interessato tutto il comprensorio.

Generico febbraio 2026

L’arrivo di Roberto Fico in Regione Campania, ha fatto ben sperare verso una discontinuità sulle scelte della politica in tema di ambiente, tuttavia la XII legislatura della Regione Campania ha confermato il deluchiano Luca Cascone alla presidenza dei Lavori Pubblici, Urbanistica e Trasporti, ed ora resta da capire solo se la strategia sarà la stessa.

In verità i cittadini della Costa ci contano ancora in un nuovo corso con Roberto Fico: “La Costa d’Amalfi è un patrimonio Unesco e va protetta, non devastata con interventi insensati” dichiarò l’anno scorso Virginia Villani, Coordinatrice del Movimento 5 Stelle della provincia di Salerno, ed il consigliere regionale M5S Michele Cammarano, andò oltre proponendo di dirottare le risorse previste per il tunnel Maiori-Minori, del valore di 22 milioni di euro, per la messa in sicurezza del territorio, il consolidamento delle infrastrutture esistenti e lo sviluppo di un piano di mobilità sostenibile.

I pentastellati in sostanza, si dichiararono concordi con il Comitato No Tunnel, definendo l’opera inutile e dannosa, capace di aumentare il traffico veicolare del 40% in un’area fragile e già classificata a pericolosità idrogeologica elevata.
Questo mentre il Consigliere Luca Cascone, minimizzava l’impatto del tunnel, definendolo come “uno scavo importante che consentirà di recuperare il lungomare e la passeggiata pedonale“.

Minimizzare la fragilità del territorio, trattando il dissesto idrogeologico ancora come un’emergenza episodica, appare ormai un atteggiamento antistorico, di fronte ad evidenze strutturali di frane, alluvioni ed erosione costiera: si continua ad intervenire con fondi e opere solo dopo che ogni evento catastrofico è già avvenuto, secondo una percezione del rischio, sempre come fosse una “sventura” temporanea.
La trascuratezza nella pulizia dei corsi d’acqua, la mancata prevenzione degli incendi, l’abbandono dei terrazzamenti, sono tutti temi che vengono trattati come questioni di gestione ordinaria, piuttosto che come causa diretta del dissesto permanente.

Generico febbraio 2026

La distruzione della vegetazione che protegge i costoni ripidi, causata dai roghi, li rende vulnerabili alle piogge intense, aumentando il rischio di colate di fango e frane, a ciò si aggiunge l’innalzamento del livello del mare e la maggiore intensità delle mareggiate che gradualmente erode le poche spiagge disponibili. E quelle non raggiungibili via terra, restano abbandonate a se stesse, come da decenni la Baia di Cavallo Morto, una tra le più belle del Comprensorio.

Attenzione però a non confondere i detrattori del comitato NoTunnel con i conservazionisti radicali, che anche ricorrendo alla violenza si oppongono a qualsiasi trasformazione del territorio, soprattutto alle infrastrutture.

La contrarietà da parte del comitato si fonda su motivazioni concrete: le conseguenze legate al rischio idrogeologico, la salvaguardia della Grotta dell’Annunziata e l’impatto sul lungomare di Minori dove quest’opera, invece di risolvere il traffico, causerebbe inaccettabili ferite.
La richiesta dei cittadini è di destinare le risorse, altrimenti utilizzate per il tunnel, alla messa in sicurezza piuttosto che a nuove code di auto, in cambio di un’inutile terrazza.

Quando il rischio risulta bilanciato al beneficio, come forse potrebbe essere nel caso del bypass sotterraneo di Amalfi, ammesso che fosse tecnicamente fattibile, allora si sarebbe da considerare strategico, utile a liberare il centro storico dal caos traffico ed a migliorare la vivibilità e la fluidità della statale.
La discriminante risiede tutta nel rapporto rischio-beneficio: il progetto del tunnel viene percepito come una feritaartificiale che non risolverebbe affatto il caos traffico, minacciando inutilmente aree fragili.
I cittadini avrebbero potuto accogliere l’idea di “scavare” in roccia, forse solo per guadagnare un parcheggio: la contropartita sarebbe stata la riqualificazione del prezioso spazio del lungomare di Largo Marinai, dalla “distesa di lamiere” di auto di turisti.

A molti altri viene di ricordare anche la funivia per Ravello, un progetto fantasma del quale si discute periodicamente da decenni, a basso impatto ma utilissima a snellire il traffico sul tratto peggiore della statale, la strettoia di Torre Paradiso tra Minori e Castiglione.

La lettera recentemente inviata dal Comitato Tuteliamo la Costiera Amalfitana al nuovo Presidente della Regione Campania, Roberto Fico, chiede di riesaminare il progetto della galleria Minori-Maiori, di tener conto delle criticità ambientali e paesaggistiche, proponendo alternative meno invasive.

Una definitiva e motivata valutazione di impatto ambientale, nonostante le promesse ancora non è stata mantenuta, resiste invece la mobilitazione, sostenuta da alcuni politici e diverse associazioni ambientaliste, nel frattempo il territorio vive una situazione di perenne emergenza legata al maltempo.

La sfida per il presidente Fico, in carica da dicembre 2025 quindi, sarà quella di bilanciare le nuove possibili infrastrutture con la salvaguardia di un sito Unesco, distanziarsi dalle scelte della precedente amministrazione De Luca, rispettare la volontà dei cittadini e quella di un territorio che sembra rifiutare un interventismo miope, richiedendone piuttosto uno selettivo, all’altezza della sua “Grande Bellezza”.

Generico febbraio 2026