Alla rassegna “Scene d’Amalfi” una commedia brillante che celebra il valore del teatro e la forza della comunità: sul palco, tra gli attori, i ragazzi cresciuti dieci anni fa nel primo laboratorio teatrale dell’associazione
|Amalfi: dal primo laboratorio al grande applauso; Kaleidos fa centro con “Cani e gatti”
Prosegue con entusiasmo la rassegna “Scene d’Amalfi”, il cartellone teatrale che sta animando la vita culturale di Amalfi e che, pur promossa dall’amministrazione Milano, sta trovando nel territorio amalfitano un cuore pulsante, partecipe, profondamente vivo. Un ponte ideale, dunque, tra realtà diverse ma unite dalla convinzione che il teatro resti uno strumento insostituibile di crescita collettiva.
Questa volta è stata l’associazione Kaleidos a salire sul palco con la commedia “Cani e gatti”, regia di Maria Nolli e Damiano Andretta, regalando al pubblico una serata densa di leggerezza e riflessione. Uno spettacolo che, dietro l’apparente semplicità del titolo, ha saputo costruire un intreccio vivace, fatto di contrasti, incomprensioni, ironie quotidiane e, soprattutto, di quell’umanità che il teatro riesce a mettere a nudo meglio di qualunque altro linguaggio.
“Cani e gatti” gioca, come suggerisce il titolo, sul conflitto e sulle differenze: caratteri opposti, punti di vista inconciliabili, piccoli attriti che diventano occasione di comicità ma anche di consapevolezza. In platea si ride – e spesso di gusto – ma ci si riconosce anche. È proprio questo uno dei meriti maggiori della messinscena di Kaleidos: la capacità di trasformare dinamiche comuni in specchio collettivo, senza mai scadere nella banalità.
Ma c’è un elemento che ha reso la serata ancora più significativa. Sul palco, infatti, non c’erano soltanto attori appassionati: c’erano i ragazzi – oggi giovani adulti – che dieci anni fa avevano partecipato al primo laboratorio teatrale promosso dall’associazione. Un progetto nato quasi in punta di piedi, come scommessa educativa e culturale, che nel tempo ha seminato competenze, sicurezza, senso di appartenenza. Vederli oggi calcare la scena con disinvoltura e maturità ha dato la misura concreta di quanto il teatro possa incidere nei percorsi personali.
Non è solo una questione di tecnica o di memoria delle battute. È la crescita che si percepisce: nella postura, nella capacità di stare in gruppo, nell’ascolto reciproco. Quel laboratorio iniziale non è stato un episodio isolato, ma l’inizio di un cammino. E la rappresentazione di “Cani e gatti” è sembrata, in qualche modo, il compimento di un cerchio: dal palco come scoperta al palco come scelta consapevole.
Da spettatore, ciò che colpisce non è soltanto la buona tenuta del ritmo scenico o l’affiatamento del cast, ma l’energia che si sprigiona dall’incontro tra palco e pubblico. Si percepisce il lavoro, la dedizione, le prove serali dopo gli impegni quotidiani, la passione autentica che anima il teatro amatoriale quando è fatto con serietà e amore. E in questo senso la serata è stata molto più di una semplice rappresentazione: è stata un momento di comunità.
La rassegna sta dimostrando come la cultura possa viaggiare, contaminarsi, mettere in dialogo esperienze diverse. Ma ciò che rende davvero speciale “Scene d’Amalfi” è la risposta del territorio: tutte le associazioni comunali hanno collaborato, ciascuna con il proprio contributo, creando una rete concreta e non solo dichiarata. Un segnale forte, in tempi in cui spesso si parla di frammentazione.
Il teatro, in fondo, è questo: un’arte collettiva per definizione. Richiede attori, tecnici, organizzatori, volontari, pubblico. Richiede fiducia reciproca. Vedere tante realtà locali muoversi insieme per un obiettivo comune restituisce un’immagine di comunità coesa, capace di riconoscere nella cultura un valore e non un semplice intrattenimento.
La serata firmata Kaleidos lo ha confermato: tra risate e applausi, tra battute brillanti e momenti più intimi, il pubblico è uscito dalla sala con qualcosa in più. Forse una riflessione sui propri “cani e gatti” quotidiani, forse soltanto la leggerezza di un sorriso condiviso. In ogni caso, la consapevolezza che il teatro, quando è vissuto così, non è mai tempo sprecato.
E se questa è la direzione, la rassegna può guardare avanti con fiducia: perché quando le associazioni collaborano, quando le istituzioni sostengono e quando il pubblico risponde, il sipario non si chiude mai davvero. Si riapre, sera dopo sera, su una comunità che sceglie di raccontarsi.













