Sorrento – Palestra del Liceo Salvemini ancora chiusa: un pasticcio burocratico che penalizza gli studenti. Scomodare Kafka non è eccessivo
La palestra del Liceo Scientifico “Gaetano Salvemini” di Sorrento resta chiusa. E la matassa, sempre più ingarbugliata, dovrebbe essere dipanata dal Comune, oggi commissariato e guidato dalla dottoressa Scialla, che attraverso i propri dirigenti è chiamato a trovare una soluzione definitiva a una vicenda che si trascina da mesi.
Ben cinque le diffide inviate al Comune dalla dirigente scolastica, la dottoressa Debora Adrianopoli, da pochi mesi alla guida dell’Istituto, ma già distintasi per determinazione, competenza e senso delle istituzioni. Una presenza che rappresenta senza dubbio un valore aggiunto per il territorio, ma che si trova costretta a fronteggiare una situazione che ha davvero dell’assurdo.
La palestra del prestigioso liceo sorrentino è stata chiusa dall’ASL competente per gravi carenze igienico-sanitarie. Da lì è nata una querelle kafkiana: chi deve eseguire i lavori di ripristino? Il Comune? La Città Metropolitana? Lo Stato? Intanto, a rimetterci sono come sempre gli studenti.
Scuole nella bufera nella penisola sorrentina
Il caso del Salvemini si inserisce in un quadro preoccupante. Dopo l’“evacuazione” dei bambini del plesso “Angelina Lauro” per una fuoriuscita di gas dalle vecchie condotte della cucina (con la mensa che dovrebbe riaprire martedì prossimo), resta gravissimo il problema della palestra del liceo scientifico, che priva oltre mille studenti di una materia curriculare obbligatoria: l’Educazione Fisica.
Le ispezioni, la legionella e l’inagibilità
La vicenda nasce da una visita dell’ASL Napoli 3 Sud avvenuta nel periodo di passaggio tra il vecchio e il nuovo dirigente scolastico. L’istituto – con due sedi, 48 classi e oltre mille studenti – si è visto contestare la presenza di legionella nelle condotte idriche e gravi carenze igieniche nei bagni della palestra.
Il problema della legionella è stato risolto con una bonifica dell’impianto, ma la palestra è rimasta inagibile e lo è tuttora.
Il nodo giuridico: una struttura “senza padre”
La situazione sfiora il grottesco e affonda le radici in un vuoto amministrativo. L’articolo 8 della legge 23/1996 stabilisce che gli immobili scolastici debbano essere trasferiti alle Province (che a Napoli prende la denominazione di Città Metropolitana), che si assumono gli oneri di manutenzione ordinaria e straordinaria.
Eppure, per motivi mai chiariti, la palestra del Salvemini fu esclusa dalla convenzione. Così, per anni, è rimasta gestita dal Comune e, dal 2010 al 2024, dall’associazione Poolsport Sorrento, che aveva in concessione quasi tutti gli impianti sportivi comunali.
Nel 2024 gli impianti tornano nella disponibilità del Comune, che a giugno indice una nuova gara per riaffidarli in gestione. Ma nel capitolato la palestra del Salvemini non compare più.
Il dirigente comunale si accorge dell’anomalia e ritiene – correttamente – di non poter affidare una struttura che, per legge, dovrebbe essere di competenza della Città Metropolitana.
Risultato: tutti competenti, nessuno interviene
Il risultato è sotto gli occhi di tutti:
la scuola diffida,
il Comune tentenna,
la Città Metropolitana non interviene,
gli studenti restano senza palestra.
Si parla del diritto allo studio, alla salute e alla formazione completa di centinaia di ragazzi.
In un Paese normale sarebbe già scoppiato un caso. A Sorrento, invece, tutto tace, compresi i possibili candidati sindaco, che non solo conoscono la vicenda ma hanno fatto lavori per centinaia di migliaia di euro, conclusi poi da Massimo Coppola, ma nessuno ha pensato a regolare la situazione amministrativa della struttura.


