Ambiente e Cultura
L’ambiente si disegna: tra fumetto e mare, la lezione di Paola Del Prete al Liceo Grandi di Sorrento
Il progetto del CMEA trasforma le Sette Meraviglie in un linguaggio moderno. L’intervista all’illustratrice: «Raccontare la storia attraverso le immagini per risvegliare la coscienza ecologica».
SORRENTO – Ieri, mercoledì 21 gennaio 2026, le aule del Liceo Artistico “F.S. Grandi” sono diventate il palcoscenico di un incontro straordinario tra passato e futuro. Nell’ambito della quarta edizione del corso-concorso “Un fumetto per l’ambiente”, gli studenti del triennio hanno partecipato a un workshop d’eccezione dedicato al Mausoleo di Alicarnasso, una delle sette meraviglie del mondo antico, in un viaggio creativo che unisce la tutela del territorio alla “Nona Arte”. L’ideatore e motore di questa iniziativa è l’Avv. Luca Vittorio Raiola (nella foto), Presidente del C.M.E.A. (Centro Meridionale di Educazione Ambientale).
Avvocato amministrativista con una profonda passione per la divulgazione, Raiola ha saputo trasformare il CMEA in un polo di riferimento per l’ecologia creativa. Sotto la sua presidenza, il Centro non si limita alla teoria ambientale, ma sperimenta linguaggi moderni. Raiola stesso è autore dei testi di “Benvenuto, Oby!” (https://www.cmea.it/benvenuto-oby) , dimostrando come il fumetto possa sensibilizzare i giovani sui temi della sostenibilità. “Vedere gli studenti delle passate edizioni diventare ‘promoter’ del corso presso i loro compagni è la prova che ciò che facciamo ha un senso profondo,” ha dichiarato visibilmente commosso durante l’inaugurazione dello scorso 29 settembre 2025.A guidare la sessione pratica di quest’oggi è stata Paola Del Prete, illustratrice napoletana e ex docente presso la Scuola Italiana di Comix. Con una laurea in Conservazione dei Beni Culturali, la Del Prete incarna perfettamente lo spirito del progetto: rigore storico e talento grafico. Nel suo workshop dedicato alla maestosa tomba di Mausolo, ha mostrato agli studenti come ricostruire visivamente la magnificenza descritta da Plinio il Vecchio, trasformando le rovine storiche in una narrazione dinamica. Il workshop è stato supportato come sempre anche dal direttore del CMEA, il prof. Giovanni Fiorentino. Il tema del concorso di quest’anno è, infatti, una sfida all’immaginazione: le Sette Meraviglie del Mondo Antico. Attraverso 21 workshop settimanali, i ragazzi studieranno opere iconiche come il Faro di Alessandria o i Giardini Pensili di Babilonia, guidati da professionisti del calibro di Stefania Ianniello, Camilla Rinaldi e Pasquale Qualano. L’obiettivo è chiaro: insegnare ai “nativi digitali” la grandezza del genio umano di Fidia o degli antichi architetti che creavano l’impossibile senza l’ausilio di AI o computer. Lo studio del passato diventa così uno strumento per coltivare l’umanità, il sacrificio e la creatività originale. Il progetto, supportato attivamente dalla dirigente scolastica Pasqua Cappiello, non è solo formativo ma offre uno sbocco professionale concreto. Lo studente più meritevole vincerà infatti una borsa di studio per frequentare la prestigiosa Scuola Italiana di Comix diretta da Mario Punzo.In un’epoca in cui la crisi ambientale richiede nuove soluzioni, il CMEA e il Liceo Grandi scommettono sulla cultura. Come ricorda la citazione latina cara al progetto: “Non scholae, sed vitae discimus” – non impariamo per la scuola, ma per la vita. Quella che segue è una breve intervista che mi ha gentilmente concesso la prof Paola Del Prete che ben riassume lo spirito di quest’iniziativa che suggella un’intima connessione tra lo spirito creativo del fumettista e quello ambientalista.
di Luigi De Rosa
Segue intervista a Paola del Prete
Intervistatore: “Luca mi diceva che dovevi sviluppare il tema del Mausoleo di Alicarnasso. Come hai pensato di presentarlo ai ragazzi?”
Paola: “Il tema in sé non è l’aspetto centrale. Mi interessa più che altro che i ragazzi riescano a trasmettere una sensazione. L’idea è che, dopo aver appreso la tecnica, nell’ultima lezione io dia loro una singola immagine: partendo da quella devono sviluppare una storia. Il manga ha un ritmo molto particolare, le pagine sono tante e il racconto si sviluppa in modo lento ed emotivo…”
Intervistatore: “Quindi hai scelto di presentarlo proprio come un manga?”
Paola: “Sì. L’obiettivo è far nascere una storia da un’impressione emotiva. Presentare un’immagine è la via più diretta: chiedo loro di documentarsi su ciò che vedono, così che possano unire la parte tecnica a quella istintiva. Poi correggiamo le bozze e arriviamo all’elaborato finale. Credo molto nel fatto che i ragazzi abbiano bisogno di libertà espressiva in questo campo.”
Intervistatore: “Se ho capito bene, partendo dal Mausoleo dovrebbero fare un ‘disegno di pancia’?”
Paola: “Esatto, dovrebbero raccontare una storia ‘di pancia’. Nel fumetto la narrativa viene prima del disegno: non mi interessa che rappresentino la settima meraviglia del mondo o il soggetto in quanto tale, ma ciò che quel soggetto rappresenta per loro. Che sia il mito legato all’edificio o una sensazione personale, magari anche di rabbia. Devono dare voce a ciò che sentono. È questo il senso di scoprire un nuovo linguaggio.”
Intervistatore: “Mi ha sempre colpito il fatto che tu sia laureata in Beni Culturali. Come sei riuscita a coniugare questa formazione con la passione per il fumetto?”
Paola: “Pensa che la mia tesi in Metodologia della Storia dell’Arte era proprio su Hayao Miyazaki. Già allora univo i due mondi. In realtà ho iniziato a fare fumetti in terza media, perché il disegno singolo non mi bastava più; volevo trasformare le immagini in racconti. Per un periodo ho sognato l’animazione, poi mi sono fermata al fumetto e col tempo è arrivato l’insegnamento. C’è un parallelismo evidente: quando spieghi un quadro, ne racconti la storia interna. Il fumetto è arte sequenziale, e se guardiamo al passato, le predelle delle tavole del Trecento — penso a Simone Martini — o i cicli di affreschi ad Assisi sulla vita di Cristo, sono già forme di narrazione sequenziale. L’esigenza di raccontare per scene è sempre esistita nell’arte.”
Intervistatore: “L’ultima volta che ci siamo visti mi regalasti il libro La scoperta di Puk (Lavieri Editore). Cos’hai fatto da allora e quali sono i tuoi progetti futuri?”
Paola: “Tante cose! Ho un approccio un po’ eclettico e faccio fatica a dedicarmi a una sola attività per troppo tempo. Dopo il primo libro sui Puk, avevo preparato il secondo volume che però non è andato in stampa; così ho deciso di proseguire da sola. Ho rielaborato le tavole moltissime volte, ho registrato il marchio… i Puk sono un po’ i miei figli, li proteggo, ma il progetto è ancora lì in attesa del momento giusto. Nel frattempo, ho scoperto una passione viscerale per il mare e la subacquea. Da qui è nato ‘VistaeMare’: dipingo a mano sulle mute e sul neoprene. È un’attività ancora artigianale ed embrionale, sono l’unica a farlo e ci vorrà tempo perché diventi un progetto più grande.”
Paola: “Inoltre, ho scoperto che questo lavoro può avere una forte utilità ecologica. Utilizzo neoprene riciclato: invece di buttare vecchi cappucci o mute, io do loro nuova vita, magari trasformandoli in portachiavi.”
Intervistatore: “Questo è un tema fondamentale per il CMEA: la creatività dell’artista che combatte il consumismo e la trasformazione dell’ambiente in spazzatura.”
Paola: “Assolutamente. Sono entrata in un circuito di tutela del mare e sensibilizzazione. Sono convinta che l’arte salverà il mondo attraverso la stimolazione visiva. È il mezzo più potente che ho per trasmettere messaggi profondi. La mia è una scelta di artigianato puro: lavoro a mano e non uso tecniche industriali. Molti mi chiedono perché non stampi i disegni, ma io credo nel valore del pezzo unico e nell’idea di ‘riparare’ ciò che è rotto, un concetto che oggi si è perso. Qui a Sorrento, città di mare, non si può prescindere dall’ecosostenibilità.”
Intervistatore: “Immagino che immergendoti tu veda non solo le meraviglie, ma anche i rifiuti.”
Paola: “Soprattutto al Banco di Santa Croce, a Vico Equense, che frequento assiduamente. Lì insegnano ai subacquei a rispettare l’ecosistema, a non toccare nulla e a segnalare le reti abbandonate. I subacquei sono i veri guardiani del mare, anche se a volte le istituzioni li vedono con diffidenza perché sono quelli che denunciano gli abusi. Questa educazione al rispetto è parte integrante della mia arte.”
Paola: “Se disegno un polpo con cura — e ci metto giorni per realizzare una singola figura a mano — il messaggio non è solo estetico. Vorrei quasi che nascesse un senso di colpa nel vederlo, perché il polpo è un animale straordinario.”
Intervistatore: “È un animale intelligentissimo.”
Paola: “Più di noi, ha una complessità neuronale incredibile.”
Intervistatore: “Mi hai fatto venire in mente il professor Gustavo Iacono della Federico II. Fu uno dei primi a studiare l’intelligenza dei polpi alla stazione Anton Dohrn: osservava come riuscissero a svitare barattoli e risolvere problemi complessi.”
Paola: “Esatto. Io non lo mangerei mai, ma il punto non è solo il consumo alimentare — la natura è fatta di metamorfosi e catene alimentari — il problema è lo sfruttamento devastante. Un conto è la caccia per sopravvivenza, come si faceva un tempo, un altro è lo sfruttamento industriale.”
Intervistatore: “C’è una differenza enorme tra necessità e spreco industriale.”
Paola: “Proprio così. Accetto il fatto che l’uomo sia onnivoro, ma è una questione di rispetto. Un cacciatore consapevole non uccide una madre con i cuccioli. È un discorso che rientra nel mio percorso artistico: mi preoccupo persino che i colori che uso non si disperdano o che un pezzetto di neoprene non finisca in mare, perché so che durerebbe in eterno. Il mio obiettivo è riunire tutte queste competenze — artistiche, culturali e ambientali — in un unico grande progetto. Anche i Puk erano nati come una risposta della natura all’inquinamento, basata sull’amore. La mia missione futura è unire tutte queste visioni in un unico concetto che possa crescere e lasciare il segno.”
Grazie
A cura di Luigi De Rosa


