Frode bonus edilizi a Salerno: sequestro da 14 milioni a società di autotrasporti
Un terremoto giudiziario scuote il settore dell’autotrasporto nel salernitano. Al termine di una complessa indagine coordinata dalla Procura della Repubblica di Salerno, la Guardia di Finanza ha dato esecuzione a un decreto di sequestro preventivo per l’astronomica cifra di 14.168.471,21 euro. Nel mirino delle Fiamme Gialle è finita una società di trasporti merci, accusata di aver sistematicamente utilizzato crediti d’imposta inesistenti per azzerare i propri debiti con l’Erario.
Il meccanismo del “profitto facile”
Secondo quanto ricostruito dai militari del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria, la società avrebbe messo in piedi una colossale operazione di indebita compensazione tributaria tra il 2022 e il 2023. Il meccanismo era tanto semplice quanto illecito: l’impresa acquistava pacchetti di “bonus edilizi” da circa 90 soggetti cedenti, pagandoli mediamente il 60% del loro valore nominale. Una volta acquisiti, questi crediti – risultati poi essere totalmente fittizi – venivano utilizzati nel “cassetto fiscale” per compensare le imposte dovute, garantendo all’azienda non solo un enorme risparmio di liquidità, ma anche bilanci formalmente floridi grazie a utili generati da sconti fittizi.
Casalinghe e società “scatola”: le falle del sistema
A far scattare l’allarme dei finanzieri sono state le numerose anomalie riscontrate nella catena dei cedenti. Molte delle società che vendevano i crediti erano infatti dei meri “gusci vuoti”:
Evasori totali: Imprese di recente costituzione che non avevano mai presentato dichiarazioni dei redditi.
Capitale e personale irrisori: Strutture prive di operai o mezzi, incapaci di giustificare i lavori milionari che dichiaravano di aver svolto.
Amministratori improbabili: Figure senza alcuna competenza nel settore edile, tra cui una donna che si era dichiarata “casalinga” e prestanome che assumevano cariche a ridosso delle transazioni.
Secondo gli inquirenti, i vertici della società di trasporti erano pienamente consapevoli della falsità dei crediti, ignorando deliberatamente segnali d’allerta macroscopici sulla natura dei venditori e sulla mancanza di documentazione tecnica a supporto dei cantieri.
Cinque indagati: tre manager e due consulenti
L’inchiesta non colpisce solo l’ente, ma punta dritta alle responsabilità individuali. Sono attualmente indagati il rappresentante legale, l’amministratore di fatto e il responsabile amministrativo della società. Nel registro degli indagati figurano anche due consulenti fiscali, accusati di aver agevolato le operazioni di compravendita dei crediti inesistenti.


