Attacco degli USA al Venezuela: Maduro catturato. Notte di fuoco e bombe su Caracas
Attacco degli USA al Venezuela: Maduro catturato. Notte di fuoco e bombe su Caracas
Uno scenario di guerra senza precedenti scuote l’America Latina. Nelle prime ore di oggi, gli Stati Uniti hanno sferrato un’offensiva militare su vasta scala contro il Venezuela, colpendo basi strategiche e siti governativi. L’annuncio più clamoroso è arrivato direttamente dal presidente americano Donald Trump, il quale ha dichiarato che le forze statunitensi hanno «catturato il presidente Nicolás Maduro e la moglie», trasferendoli forzatamente fuori dai confini venezuelani.
Notte di fuoco: bombardamenti sulla capitale
L’operazione ha avuto inizio intorno alle 2:00 del mattino (ora locale). Testimoni oculari e agenzie internazionali, tra cui il Wall Street Journal, riferiscono di caccia ed elicotteri militari in volo a bassa quota su Caracas. Forti esplosioni hanno scosso la capitale e gli Stati di Miranda, Aragua e La Guaira, colpendo obiettivi sensibili come:
Fort Tiuna: la principale caserma militare del Paese.
La Carlota: la base aerea strategica.
Il porto di Caracas: snodo logistico fondamentale.
A seguito dei raid, ampie zone della capitale sono rimaste al buio a causa di interruzioni della rete elettrica, mentre colonne di fumo nero sono visibili da diversi quartieri dove la popolazione, in preda al panico, si è riversata nelle strade.
La risposta di Caracas: «Transizione alla lotta armata»
Il governo venezuelano, denunciando una «gravissima aggressione», ha reagito proclamando lo stato di emergenza nazionale. Prima della notizia della sua cattura, Maduro avrebbe firmato un decreto per attivare il Comando per la Difesa Integrale della Nazione (Codin), chiamando la popolazione civile e le forze dell’ordine alla «transizione immediata verso la lotta armata» e alla guerriglia per difendere le risorse e l’indipendenza del Paese. Caracas ha invocato formalmente l’Articolo 51 della Carta ONU, appellandosi al diritto alla legittima difesa.
Reazioni internazionali e allarme in Italia
Il presidente colombiano Gustavo Petro, membro del Consiglio di Sicurezza ONU, ha chiesto la convocazione urgente delle Nazioni Unite e dell’Osa, attivando i piani di emergenza al confine di Cúcuta. «Stanno bombardando Caracas con i missili, il mondo intero deve essere allertato», ha scritto Petro sui social.
In Italia, il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha confermato che la premier Giorgia Meloni è costantemente informata sugli sviluppi. «Seguiamo la situazione con la massima attenzione tramite la nostra rappresentanza diplomatica, con particolare riguardo per la numerosa comunità italiana presente in Venezuela», ha dichiarato il titolare della Farnesina.
L’attacco odierno segna l’apice delle tensioni accumulate nelle scorse settimane, dopo che Trump aveva schierato una flotta nei Caraibi nell’ambito di una dichiarata «guerra ai cartelli della droga», definendo i giorni di Maduro come «contati».


