ASCCCA, le voci trovano conferma: il CdA è di fatto azzerato e si apre una nuova fase
Per giorni è stata una voce che circolava negli ambienti istituzionali, senza mai essere smentita ma neppure ufficialmente confermata. Oggi quella voce assume un peso preciso e concreto: la maggioranza dei componenti del Consiglio di Amministrazione dell’ASCCCA ha rassegnato le dimissioni. Un fatto che cambia completamente lo scenario e che rende evidente come la situazione dell’Azienda sia molto diversa da quella che, fino a poco tempo fa, veniva descritta come sostanzialmente sotto controllo.
Non siamo davanti a un passaggio tecnico, ma a un evento politico-amministrativo di grande rilevanza. Quando viene meno la maggioranza del CdA, l’organo di governo dell’Azienda non è più nelle condizioni di operare. È la certificazione di una crisi che si è sviluppata nel tempo e che ora emerge apertamente. Per questo motivo l’Assemblea dei Sindaci dovrà necessariamente riunirsi per prendere atto delle dimissioni e procedere alla riformulazione completa del Consiglio di Amministrazione, segnando di fatto l’inizio di una nuova fase.
Questo quadro stride fortemente con la narrazione rassicurante, a firma del Sindaco di Cava de’ Tirreni Vincenzo Servalli e dell’Assessore alle Politiche Sociali avv. Giovanni Del Vecchio, emersa solo pochi giorni fa nella risposta all’interrogazione parlamentare a firma dell’on. Imma Vietri, che ha esercitato pienamente le proprie prerogative istituzionali a tutela dei servizi sociali, servizi delicatissimi, e del personale che vi opera. Da quella risposta sembrava che il percorso dell’ASCCCA fosse ormai ordinato, lineare e sostanzialmente risolto. I fatti dimostrano il contrario. Dietro quella rappresentazione formale si stava consumando una crisi di governance che oggi non può più essere nascosta.
Le dimissioni, avvenute per la seconda volta dopo quelle già presentate nell’aprile del 2025 e successivamente rientrate, sono particolarmente significative perché raccontano una storia precisa: l’Azienda non è mai entrata realmente in funzione ed è rimasta in una fase di stallo. Le incertezze burocratiche e organizzative, più volte segnalate anche dal sindaco di Atrani Michele Siravo, spesso liquidato con superficialità anche per le dimensioni ridotte del suo Comune, hanno di fatto impedito qualsiasi concreta operatività. Allo stesso tempo, il modello di governo adottato nella fase di avvio, con a capo il presidente del CdA Napoleone Cioffi, espressione del Comune di Cava, non ha prodotto i risultati attesi.
Si impone quindi una ripartenza che, per essere autentica, deve significare innanzitutto l’ammissione che una prima fase si è conclusa senza che l’ASCCCA sia mai diventata una struttura realmente funzionante.
Quello che fino a ieri veniva considerato una semplice voce di corridoio trova dunque piena conferma nella realtà dei fatti. Non si trattava di indiscrezioni o di polemiche, ma della fotografia di una situazione che oggi viene certificata dall’azzeramento di fatto del CdA. L’ASCCCA non entra in una fase di consolidamento, ma in una fase di vera e propria ricostruzione.
Adesso la responsabilità passa interamente all’Assemblea consortile. Non si tratta solo di nominare nuovi componenti, ma di decidere che tipo di Azienda si vuole costruire: se finalmente una struttura pubblica realmente operativa, solida sul piano amministrativo e credibile sul piano istituzionale, oppure un organismo destinato a continuare a esistere più sulla carta che nella realtà.
La stagione delle rassicurazioni è finita. Ora parlano i fatti.


