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Positano: grande esibizione di Colette Manciero, docente e soprano

In una suggestiva cornice, la chiesa di Positano, la cantante lirica Colette Manciero ha portato sul palco un evento musicale speciale insieme ai suoi alunni, regalando al pubblico momenti di grande intensità emotiva e artistica.

La performance ha visto Colette Manciero, nota per la sua vocalità da soprano e la profonda sensibilità espressiva, guidare un ensemble di giovani cantanti in un repertorio variegato, culminato nell’esecuzione del commovente brano “Hallelujah”, accolto da lunghi applausi e partecipazione calorosa degli spettatori.

L’iniziativa ha messo in evidenza non solo l’eleganza interpretativa della stessa Manciero, ma anche il frutto del lavoro educativo che svolge con i suoi studenti: voci fresche e ben preparate che hanno affrontato arie e canti corali con sicurezza e intensità, sotto la direzione attenta della soprano. L’esibizione è stata una celebrazione della musica come linguaggio condiviso e veicolo di emozioni universali.

L’esecuzione di “Hallelujah” ha rappresentato il punto culminante dello spettacolo: un momento in cui voci adulte e giovanili si sono fuso in un’unica tessitura sonora, creando un’atmosfera sospesa tra sacro e poesia, tra riflessione e gioia. Questo brano, scelto per il suo valore simbolico di lode e speranza, ha lasciato un segno profondo nei presenti, sottolineando l’importanza di eventi culturali di qualità per le comunità locali. E’ stata un’esplosione di applausi per la docente.

Con una formazione solida nel repertorio lirico e una carriera che l’ha vista protagonista di rassegne e concerti nella Campania e oltre, Colette Manciero è oggi anche un punto di riferimento per i giovani talenti della zona, offrendo loro opportunità di crescita e palcoscenici di rilievo per esprimersi.

Al di là dell’aspetto artistico, della preparazione e del talento, parlare di Colette Manciero significa soprattutto raccontarne la dimensione umana. Nei lunghi mesi del lockdown, ad Atrani, quando la pandemia aveva chiuso le porte delle case e irrigidito i cuori, il paese viveva in un silenzio denso, sospeso, quasi irreale. In quei giorni difficili, ogni pomeriggio, dal suo terrazzo, Colette faceva salire nell’aria le note del suo inseparabile strumento. Un gesto semplice, forse nato senza intenzione, che giorno dopo giorno divenne un rito condiviso, un appuntamento atteso, una carezza collettiva capace di attraversare la distanza. Era un modo per dirsi “ci sono”, per riconoscersi ancora comunità, nonostante l’isolamento.

Quella musica non era solo un accompagnamento sonoro: era un segnale di vita, una risposta gentile alla paura, un ponte invisibile tra le case e le anime. Colette suonava per tutti, anche per chi non aveva mai incontrato. Non cercava applausi, né attenzioni: offriva presenza, conforto, speranza.