Nel 2026 ancora mezza Costiera Amalfitana senza depuratore: è possibile? La Procura indaga
Nel 2026 una parte consistente della Costiera Amalfitana, Praiano, Maiori e anche Ravello, rischia ancora di essere priva di un sistema di depurazione pienamente funzionante. Una prospettiva che appare paradossale per uno dei territori più noti e tutelati al mondo, ma che torna prepotentemente al centro del dibattito pubblico e giudiziario.
A riaccendere i riflettori è L’Ora, quotidiano diretto da Andrea Pellegrino, che nelle ultime settimane ha dato conto di nuovi movimenti lungo la costa: sommozzatori impegnati in verifiche subacquee in diversi tratti di mare. Un’attività che, secondo il giornale, potrebbe rappresentare il preludio all’apertura di una nuova indagine da parte della Procura della Repubblica di Salerno. Ricordiamo che ci fu una maxi inchiesta che coinvolse sindaci, tecnici e funzionari dell’AUSINO di Cava de’ Tirreni.
Un’ipotesi che richiama alla memoria la complessa stagione delle inchieste avviate negli anni della procura guidata da Corrado Lembo. Allora, numerosi sindaci, tecnici e alcuni funzionari dell’Ausino finirono rinviati a giudizio dal Tribunale di Salerno, per poi uscire tutti dall’inchiesta senza condanne. Oggi, però, la domanda torna d’attualità: davvero la vicenda della depurazione in Costiera non è ancora chiusa?
Controlli subacquei: tra routine tecnica e possibili indagini
Nel suo approfondimento, Pellegrino sottolinea come le operazioni in mare non siano passate inosservate, alimentando l’idea di un possibile nuovo filone investigativo. Una lettura che merita attenzione, ma anche prudenza. Le ispezioni subacquee delle condotte e degli scarichi rientrano spesso nelle attività tecniche ordinarie e programmate, e non sempre sono collegate a iniziative della magistratura.
Tuttavia, in un contesto segnato da ritardi cronici, sollecitazioni dei comitati civici e pressioni istituzionali, ogni novità finisce inevitabilmente per assumere un peso politico e simbolico maggiore.
Interventi incompleti e un percorso ad ostacoli
È un dato di fatto che molti interventi risultino ancora incompleti o, in alcuni casi, non pienamente avviati, nonostante gli annunci che si susseguono da anni. Una situazione reale, che però va inserita in un quadro più articolato. I progetti di depurazione in Costiera Amalfitana hanno dovuto affrontare varianti progettuali, ricorsi amministrativi, criticità geologiche, modifiche normative e complessi passaggi burocratici che hanno coinvolto Governo, Regione Campania e Provincia di Salerno.
Anche il capitolo finanziamenti è stato a lungo instabile, con risorse più volte a rischio, oggi però nuovamente ricondotte nell’ambito del Fondo di Sviluppo e Coesione.
Il ruolo della Provincia e il cambio di vertice
Nel racconto de L’Ora trova spazio anche il recente cambio al vertice del settore provinciale competente per la depurazione, interpretato come possibile conseguenza dei ritardi accumulati. Si tratta, tuttavia, di un’ipotesi che non trova riscontri ufficiali. Le rotazioni dirigenziali negli enti pubblici rispondono spesso a logiche di riorganizzazione interna e non necessariamente a responsabilità legate all’andamento dei progetti.
Impianti previsti e pressione dal basso
Attualmente, i due interventi principali riguardano l’impianto a servizio di Maiori e Minori e il sistema di collettamento per Conca dei Marini, Furore, Praiano, Ravello, Scala e Atrani. Un programma complesso, sostenuto da stanziamenti rilevanti, soprattutto per l’area di Maiori e Minori.
Proprio su questi temi, la scorsa estate, il comitato civico “TuteliAmo la Costiera Amalfitana” ha rilanciato l’allarme sulla qualità delle acque, chiedendo maggiore trasparenza e una valutazione concreta delle possibili alternative al depuratore consortile. Un segnale chiaro della crescente sensibilità del territorio e della centralità del tema nell’agenda pubblica.
Un problema che richiede chiarezza, non solo attenzione
Il merito del lavoro giornalistico de L’Ora e del suo direttore Andrea Pellegrino è quello di riportare al centro dell’attenzione una questione irrisolta, che da anni alimenta preoccupazioni ambientali e timori per le ricadute sul turismo, vero motore economico della Costa d’Amalfi.
Ma accanto alla necessaria vigilanza, serve anche chiarezza: distinguere tra indagini potenziali, controlli tecnici di routine e reali ritardi amministrativi è fondamentale per evitare sovrapposizioni tra suggestioni e fatti. Solo così il dibattito sulla depurazione potrà diventare davvero utile alla comunità, contribuendo a una soluzione definitiva di uno dei nodi più delicati della Costiera Amalfitana.

