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Lo scandalo corruzione che scuote Kiev: perché il caso Enerhoatom fa tremare Zelensky

Lo scandalo corruzione che scuote Kiev: perché il caso Enerhoatom fa tremare Zelensky

L’Ucraina è scossa dal più grave scandalo di corruzione dall’inizio della guerra. Un’inchiesta dell’Agenzia nazionale anticorruzione (Nabu), insieme alla Procura speciale anticorruzione (Sapo), ha rivelato un presunto sistema di tangenti ai danni dell’azienda statale per l’energia nucleare, Enerhoatom, con conseguenze politiche che stanno minando la stabilità del governo e la credibilità del presidente Volodymyr Zelensky. La domanda sorge spontanea: Ma noi facciamo la guerra alla Russia per dare soldi agli oligarchi? Stiamo tagliando sanità e scuola per il mercato delle armi e facendo sacrifici per far fare ville e arricchire gli uomini dell’establishment ucraino?

Il sistema delle tangenti: tra 75 e 100 milioni di euro sottratti allo Stato

Secondo gli investigatori, un gruppo composto da politici, funzionari e imprenditori avrebbe imposto una “tassa” illegale, pari al 10–15% del valore di ogni contratto firmato da Enerhoatom. Un meccanismo sistematico che, stando alle stime degli inquirenti, avrebbe sottratto allo Stato fra i 75 e i 100 milioni di euro.

Nella rete degli indagati sono finiti diversi volti vicini all’amministrazione Zelensky:

  • Oleksiy Chernyshov, ex vicepremier, sospettato di aver incassato una tangente da 100mila euro.

  • Herman Halushchenko, ex ministro dell’Energia e poi ministro della Giustizia, costretto alle dimissioni.

  • Rustem Umerov, capo del Consiglio di sicurezza nazionale ed ex ministro della Difesa, oggi coinvolto nell’inchiesta. È proprio l’uomo che Zelensky aveva scelto per guidare la delegazione ai negoziati di pace dopo il passo indietro del precedente capo di gabinetto Andry Yermak.

  • Svitlana Hrynchuk, ministra dell’Energia: non incriminata, ma accusata di omessa vigilanza, ha rassegnato le dimissioni.

Il crollo di Yermak: il consigliere più potente di Kiev lascia l’incarico

La vicenda ha provocato un terremoto politico culminato nelle dimissioni di Andry Yermak, il più influente consigliere del presidente, figura che negli ultimi anni aveva accumulato poteri eccezionali in nome dell’emergenza bellica.

Yermak, secondo varie intercettazioni, sarebbe stato indicato dagli indagati con il nome in codice “Alì Babà”. Su di lui pendono anche dubbi relativi all’acquisto di una villa alle porte di Kiev, per la quale non sarebbero chiare le fonti dei finanziamenti.

A pesare ulteriormente è l’amicizia con l’oligarca Timor Mindich, già socio di Zelensky ai tempi della casa di produzione “Kvartal 95”. Mindich, finito nel mirino degli investigatori, sarebbe riuscito a fuggire in Israele dopo una presunta soffiata. Un altro imprenditore indagato, Mykhailo Tsukerman, sarebbe anch’egli riuscito a evitare l’arresto. Le fughe hanno aggravato i sospetti di coperture politiche ai livelli più alti.

Perché è il peggiore scandalo dell’era Zelensky

Zelensky ha difeso Yermak fino all’ultimo, nonostante la crescente ostilità dell’opinione pubblica e la minaccia di una fronda parlamentare interna al partito “Servitore del Popolo”. A luglio il presidente aveva tentato di ridimensionare i poteri della Nabu e della Sapo con una legge ad personam pensata per arginare l’inchiesta. Il provvedimento, giudicato “antidemocratico” dagli alleati occidentali, è stato poi ritirato di fronte alle proteste popolari.

Il danno, però, era fatto: secondo i sondaggi, la popolarità di Zelensky era precipitata ai minimi dall’inizio della guerra, mentre oltre il 70% degli ucraini chiedeva le dimissioni di Yermak.

Possibili conseguenze sul fronte della guerra

Lo scandalo arriva nel momento peggiore:

  • L’Ucraina, già collocata al 105° posto nel ranking mondiale sulla corruzione, rischia di vedere compromessa la fiducia degli alleati.

  • Negli Stati Uniti, l’ala più ostile ai finanziamenti militari (come JD Vance) sfrutta la vicenda per chiedere ulteriori restrizioni agli aiuti.

  • L’Unione Europea deve decidere sul maxi-prestito da 140 miliardi di euro per sostenere Kiev, fondato in parte sui beni russi congelati: Belgio e Ungheria si oppongono.

  • Senza quei fondi, l’Ucraina avrebbe autonomia finanziaria per circa sei mesi, con il rischio di non riuscire più a sostenere né lo sforzo bellico né le spese pubbliche.

Nel frattempo, il Paese affronta blackout continui: interi quartieri di Kiev restano senza elettricità per fino a 20 ore al giorno.

Zelensky può uscirne indebolito…

Il momento è critico: Zelensky è già impegnato nelle delicate trattative con Donald Trump per un possibile cessate il fuoco e contava su Yermak per negoziare modifiche al piano di pace in 28 punti elaborato da Washington e Mosca. Lo scandalo rischia ora di minare ulteriormente la sua autorità interna e internazionale.

Molti commentatori avvertono che, nel pieno della guerra, la perdita di legittimità del governo potrebbe rivelarsi fatale.

…ma anche più forte

Eppure, la crisi potrebbe trasformarsi in un’occasione. Zelensky ha spesso mostrato abilità nel volgere le difficoltà a proprio vantaggio politico. La scelta del nuovo capo di gabinetto potrebbe diventare un segnale chiaro contro la corruzione e contro quei gruppi di potere che, secondo numerose accuse, avrebbero approfittato della guerra per arricchirsi.

Inoltre, il fatto stesso che lo scandalo sia venuto alla luce dimostra agli alleati occidentali che il sistema giudiziario ucraino è attivo e indipendente, a differenza di quanto avviene nella Russia di Putin.

Come ha dichiarato la premier Yulia Svyrydenko:
«Il nostro obiettivo ora è dimostrare che non tollereremo la corruzione in nessuna circostanza. E ogni nostra risposta sarà rapida e durissima».