L’accordo interrotto: l’Amado Quartet ricorda Anna Velichko
Non è facile dare la misura di un dolore. Non lo è mai, soprattutto quando riguarda una figura che ha saputo farsi “comunità”, diventando parte integrante dell’anima delle due costiere. Anna Velichko, la violinista che aveva scelto queste terre come casa, se ne andava un anno fa, lasciando un silenzio difficile da colmare. Ieri sera, presso la Chiesa dei Sette Dolori a Sant’Agnello, quel silenzio è stato rotto, ma non profanato: le amiche di sempre, le artiste dell’Amado Quartet, le hanno dedicato un concerto che ha avuto il sapore di un rito necessario. Ognuno di noi è un’isola. È una verità antica che ci ricorda come ciascuno custodisca dentro di sé il segreto per sopravvivere a quegli eventi che, solo a pronunciarli, fermano i battiti del cuore. In certi momenti non servono parole o consigli; si può solo provare ad aprire le braccia, come fanno gli alberi, per offrire ombra e riposo a chi resta. Il vuoto lasciato da Anna è quella “traccia inconsolabile” di cui scrive Giuseppe Munforte: una ferita che scardina l’ordine dell’esistenza e rende improvvisamente illusoria ogni idea di pienezza. Davanti a una perdita del genere, l’arte resta l’unico strumento capace di “assorbire” la pena. Accadde a Picasso con la morte dell’amico Casagemas: nacque il Periodo Blu, un tentativo di metabolizzare il lutto attraverso il colore per non naufragare nella disperazione. Ieri sera, l’Amado Quartet ha fatto lo stesso. Non è stato un semplice concerto, ma un atto di resistenza contro il tormento, un modo per dominare l’assenza attraverso la vibrazione delle corde. Una lettera che arriva dal futuro. In una sera sospesa tra il freddo dell’assenza e il calore di una chiesa che si è fatta casa, la “teologia del quotidiano” di Gianmario Pagano ha incontrato l’armonia del quartetto. Il tema dell’incontro, “Natale: una lettera che arriva dal futuro”, ha capovolto la prospettiva del ricordo: l’amore non è solo qualcosa che abbiamo perduto nel passato, ma una promessa che ci sta aspettando. Citando George Eliot, “gli angeli li riconosciamo solo quando se ne sono andati”. La comunità delle costiere ha riconosciuto in Anna quel soffio di bellezza che oggi, pur nella mancanza fisica, continua a scaldare i frantumi di chi l’ha amata.
A cura di Luigi De Rosa


