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La Cetara (s)velata di Armando Cerzosimo

Questa mattina, alle ore 10, nell’aula consiliare del Comune di Cetara, verrà presentato il calendario della Fondazione San Pietro Apostolo, che ha inteso celebrare la perla della Costiera attraverso le immagini del fotografo salernitano

Cetara ph. Armando Cerzosimo

“…Chille uommene so’ tutte marenare,/Giuvene belle e vicchiarelle arzille,/’E femmene so’ tutte lavannare/Ca pe’ niente s’afferrano’ ‘a capille./Se rice ca venettero ‘a Cetara/Se rice ca venettero ra’ Algieri/ Passano a vita mieze ‘o mare/ ‘o stanno mieze a chiazze a ffa’ ‘e mestieri/ Cantann’ ‘na canzona appassiunata”. Abbiamo confidenza col mare, con la sua gente, con gli abitanti del nostro golfo e della Cetara marinara, sparsa a bacio d’onda sul litorale, ad occidente, così, aprendo un libro, sono comparsi questi versi, segnati a matita, di un sonetto dialettale, che ben descrivono il marinaio cetarese e rimandano ad una Cetara non certo commerciale e turistica, che la Fondazione San Pietro Apostolo ha inteso  celebrare in un calendario che verrà presentato stamane alle ore 10, nell’aula consiliare del Comune di Cetara, dal direttivo Alfonso Pappalardo ed Enzo Abate, ospiti del Sindaco Fortunato Della Monica e affidato al fotografo Armando Cerzosimo. Avere tra le mani un calendario è ricostruire il tempo, un tempo “pieno”, vissuto, quello della cultura e dell’arte che è una delle tante e numerose mission dell’istituzione, che spazia dalle finalità di utilità sociale promovendo  la vita delle comunità sostenendo i soggetti che operano sul territorio legati alla realtà del mare e della pesca  e dei loro familiari, alla difesa dell’ambiente, attenzione all’aspetto della biodiversità, sostenendo obiettivi di equità – intesa come sostenibilità ambientale dello sviluppo e della crescita economica e appunto la formazione con l’organizzazione di corsi, seminari, conferenze, convegni, premi e manifestazioni in genere, attinenti lo scopo dell’ente, ed in particolare attività e progetti didattici per scuole o associazioni. Ecco che la Fondazione ha inteso riempire il periodo natalizio paragonabile ad un “Time – Out”, tempo sospeso, vacatio, che sembra indicare come uscita di sicurezza per l’umanità la “cura” del proprio essere, in cui saranno le arti ad illuminare la via, ri-generando la vita tutta, da semplice vita vivente in vita vissuta, con un dono, il dono dell’arte, le immagini di Armando Cerzosimo. “Tengo a ringraziare in primis – ha affermato il fotografo – la Fondazione San Pietro Apostolo nelle persone del dottor Alfonso Pappalardo e il Dottor Enzo Abate per avermi offerto la possibilità di firmare il calendario dedicato a Cetara . Ma principalmente li ringrazio poiché mi hanno dato la possibilità di conoscere ed apprezzare una parte di questa bellissima cittadina. Ho camminato, ho visto, ho guardato e scoperto una Cetara sospesa e intima che difficilmente il turista occasionale intravede. Ho fotografato una parte di Cetara ispirandomi in parte alla scuola dei costaioli che in pittura hanno lasciato tracce indelebili di bellezza Cetarese, lasciando che in questo primo episodio ci fossero i punti cardini, la Torre, la Cupola della Chiesa, la spiaggia e il mare, ma anche i vicoli, le geometrie degli edifici, il verde nascosto, le luci delle immagini votive e in fondo la Madre di tutti noi che ci accoglie e ci protegge”. Scorci particolari, catturati, magari da un archetto grande quanto quello che si può trovare in una qualsiasi casa d’oggi, seguito da un camminamento semibuio in fondo al quale splende sorridente una Madonna con gli occhi africani. Lunghi, incassati si diramano i vicoletti che sembrano i vasi sanguigni di una vita nascosta. Casipole, fondaci, qualche orticello tra i muri, angiporti e scalette come quelle che Pepè le Mokò scendeva a precipizio nella Kasbah algerina per raggiungere la nave che abbandonava in porto. Armando Cerzosimo in “duo” con il figlio Nicola, è riuscito, con metodologia avanzata e rispetto della grande tradizione fotografica a dar voce alle antiche pietre, viverle, ritrovando la gioia del dialogo, il loro battito, la loro armonia, costruendo un ponte, in grado di trovare un amalgama perduto di passato, presente e futuro, manifestando la verità, la gethosyne, con occhi che s’aprono al sogno dell’arte, magari con colonna sonora le quarte e le quinte eccedenti evocanti le Danseuses de Delphes, autentica “opera aperta” di debussyana memoria.

Cetara ph. Armando Cerzosimo