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La Bellezza della Tradizione Confraternale: Ponte tra Fede e Solidarietà Sociale

2 dicembre 2025 | 10:29
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Successo del Convegno Nazionale “La Bellezza della Tradizione Confraternale tra Lanciano e la Penisola Sorrentina”

Piano di Sorrento (NA) – Un ponte ideale tra l’Abruzzo e la Campania, tra l’antica devozione mariana e la ricchezza dei riti della Settimana Santa. È questo il significato del convegno “La Bellezza della Tradizione Confraternale tra Lanciano e la Penisola Sorrentina”, tenutosi recentemente e promosso dalla Confederazione Nazionale delle Confraternite. L’evento ha offerto una profonda riflessione sul ruolo non solo storico, ma cruciale, che i sodalizi ricoprono nella società moderna, fungendo da custodi di valori e agenti di carità concreta.

Il Trionfo dell’Unità: L’Esperienza di Maria Madre della Speranza

Al centro dei lavori e motivo di grande orgoglio per la Confederazione, è stato il successo del progetto di pellegrinaggio (peregrinatio) dell’icona di Maria Madre della Speranza.

Augusto Sardellone, Vicepresidente Nazionale della Confederazione, ha descritto l’iniziativa come un momento di autentica comunione popolare.

“La cosa meravigliosa di questo progetto è che non è stato un progetto per vertici o per autorità, ma hanno pregato i confratelli e le consorelle. La base, cioè noi, è stata vicina a Maria Madre della Speranza,” ha affermato Sardellone, evidenziando il forte impatto spirituale. “Abbiamo avuto risultati veramente grandiosi. C’è costata molta fatica, però il risultato è stato veramente eccezionale.”

Il progetto ha visto l’icona viaggiare attraverso quasi tutte le regioni italiane, toccando circa 2.500 confraternite e permettendo, come ha sottolineato Sardellone, anche a “molti confratelli e consorelle che si erano momentaneamente allontanati da questo mondo di avvicinarsi”. Questo dimostra come la devozione popolare e le iniziative “dal basso” siano potenti catalizzatori di fede e di riavvicinamento alla comunità ecclesiale.

 Custodi di Valori Contro la Superficialità Diffusa

Felice Grilletto, Coordinatore Nazionale delle Confraternite, ha aperto il suo intervento con il ringraziamento ai Confratelli di Castellammare, riaffermando i principi statutari della Confederazione: coordinare le iniziative comuni nello “spirito della comunione ecclesiale, della nuova evangelizzazione e degli indirizzi pastorali”.

Grilletto ha sottolineato che, nella società odierna, le Confraternite si pongono idealmente come “avanguardie di valori non negoziabili”, quali la famiglia, la solidarietà e tutto ciò che si oppone a un “modo di vivere superficialmente diffuso”. Ha poi posto l’accento sulla necessità che l’esperienza confraternale si traduca in un “serio impegno sociale al fianco degli ultimi”:

“È un impegno sociale al fianco dei poveri, anzi, di quelli che non vengono considerati tali, quando invece dovrebbero, in un’ottica umana prima e cristiana, occupare addirittura il primo posto delle nostre preoccupazioni.”

Il Coordinatore ha invitato a vivere la tradizione non come un racconto sterile o una mera rievocazione folcloristica: “La tradizione non si riduce a un racconto sterile dei propri passati né a una celebrazione di quello stesso passato che, per quanto pittoresco e suggestivo, non va oltre. La tradizione è custodire il fuoco, non adorare le ceneri.”

L’Appello delle Istituzioni: Fare Rete per la Carità

Le istituzioni locali hanno riconosciuto pienamente il ruolo insostituibile dei sodalizi. Giovanni Iaccarino, Vicesindaco di Piano di Sorrento, ha ripreso il tema della comunione con una citazione efficace: “Da soli si va più veloce, ma insieme si va più lontano”.

Iaccarino ha inquadrato il convegno in un contesto storico di “cambiamento di epoca”, invitando a fare rete per affrontare le sfide del tempo. Il Vicesindaco ha lodato le Confraternite per la loro capacità di attrarre anche persone “lontane dalla fede ma vicine alla tradizione”, e per il loro impegno concreto oltre i riti quaresimali.

Ricordando i tempi della peste del ‘500 e del ‘600, in cui la carità dei “gentiluomini” con la schedina sul volto era l’unica risposta, Iaccarino ha attualizzato la missione:

“Oggi le pesti non ci sono più, o ci sono sotto altre forme. Sono le parole di violenza, sono i comportamenti non democratici. Ci sono delle buone pratiche da dover reinventare e mettere in pratica. Io credo che i nostri sodalizi siano chiamati anche a questo.”

Il vicesindaco ha concluso con l’auspicio che si possa “camminare insieme” in questo Anno Giubilare, riconoscendo che la crescita avviene nel confronto.

 La Voce del Pastore: Testimoni Credibili e Coraggiosi

Un messaggio di incoraggiamento e vicinanza è giunto in videocollegamento da S.E. Mons. Francesco Alfano, Vescovo dell’Arcidiocesi di Sorrento-Castellammare di Stabia, impossibilitato a essere presente per impegni diocesani.

Il Vescovo ha richiamato i confratelli e le consorelle alla loro vocazione:

“Siete fratelli che si incontrano, che condividono la gioia di un cammino con radici antiche, ma che guardano avanti con fiducia, con speranza e con l’impegno di essere attenti a ciò che lo Spirito dice oggi alle nostre comunità.”

Mons. Alfano ha esortato i sodalizi a dedicarsi soprattutto ai poveri, che oggi vivono “povertà materiali, sociali, morali, spirituali”, e che hanno bisogno di trovare nei Confratelli “testimoni credibili e coraggiosi”.

La Penisola Sorrentina: Culla dei Riti e della Pietà Popolare

La sezione finale del convegno è stata dedicata alla Penisola Sorrentina, con il contributo video di Don Pasquale Vanacore, che ha illustrato la ricchezza confraternale dell’Arcidiocesi, estesa su 17 comuni con ben 45 confraternite.

Don Vanacore ha fatto chiarezza sulle origini delle famose Processioni della Settimana Santa, smentendo l’idea che siano nate per mera imitazione di quelle spagnole. Le radici, ha spiegato, affondano nei riti penitenziali medievali delle Confraternite dei battenti o flagellanti (Discipline), che si diffusero rapidamente nel Sud Italia già nel XIII secolo.

Successivamente, con il Concilio di Trento, le pratiche cruente furono rivisitate, orientandole alla compassione per la Passione di Cristo. Un’ulteriore influenza arrivò dalle missioni popolari di ordini come i Gesuiti.

Oggi, i 26 cortei della Penisola (24 dei quali con i caratteristici incappucciati) non sono semplici rievocazioni, ma hanno una profonda funzione teologica.

“Le nostre processioni vogliono essere un estendere nello spazio e nel tempo il mistero che si è celebrato nella liturgia,” ha spiegato Don Vanacore. “Portarlo nelle strade, nei nostri paesi… per meditare a lungo, nelle ore, nei giorni, l’amore e la misericordia di Dio.”

Il convegno ha dunque tracciato la strada per il futuro dei sodalizi: mantenere viva la “bellezza della tradizione” non per autocelebrazione, ma come fondamento saldo su cui innestare un rinnovato e coraggioso impegno evangelico e sociale, al servizio dell’uomo e della Chiesa.