Free Capiton Day: un rito di speranza nel cuore selvaggio di Positano
Tra i pennelli di Gianni Menichetti e le mani dei volontari del WWF, il Capitone torna a casa. Un rito di speranza per una specie che ha perso il 90% della sua popolazione, celebrato all’ombra dello spirito di Vali Myers.
POSITANO – Esiste un confine sottile, a pochi passi dal glamour della “città verticale”, dove il tempo smette di scorrere e la natura riprende il suo respiro primordiale. È il Vallone Porto, un canyon di felci e nebbie dove, questa mattina, si è consumato un gesto di una delicatezza estrema: i volontari del WWF Terre del Tirreno hanno liberato nelle vasche naturali alcuni esemplari di Capitone. Non è stato solo un intervento ecologico, ma un atto di amore profondo per il Genius Loci di questo luogo, un rito che lega la terra all’oceano e la scienza alla poesia. Il Vallone Porto non è solo un’oasi, è un tempio. Per decenni è stato il regno di Vali Myers, la leggendaria pittrice bohémien australiana dai tatuaggi sul volto, che scelse questo canyon come suo eremo spirituale. Oggi, quella stessa devozione vive in Gianni Menichetti, custode, poeta e pittore, che nel Vallone non vede solo specie da proteggere, ma anime da onorare. “Qui ogni creatura ha un nome, e ogni foglia è un verso che non deve essere calpestato,” sembra sussurrare il vento tra le rocce. Gianni, con la sua “scienza del cuore”, continua l’opera di Vali, ricordandoci che la conservazione della biodiversità non è fatta solo di numeri, ma di quella connessione mistica che Vali descriveva così: “La natura non è fuori di noi, noi siamo la natura. Il Vallone è il battito del mio cuore.”. L’anguilla europea (Anguilla anguilla) è il vero fantasma dell’oceano. Nasce nel lontano Mar dei Sargassi, al largo della Florida, e attraversa l’Atlantico come una piccola foglia di salice trasparente, mossa solo dalla speranza e dalle correnti. Raggiunge le nostre coste sotto forma di “ceca”, un filo di vetro cercato avidamente dai bracconieri per un mercato nero che muove 50 milioni di euro l’anno. Oggi questo “oro bianco” è a rischio critico. Negli ultimi 30 anni, la popolazione è crollata del 90%. Inquinamento, cambiamento delle correnti e oltre un milione di dighe in Europa hanno trasformato il suo viaggio di ritorno in un’impresa disperata. Liberare un capitone nelle acque di Positano, sotto lo sguardo attento di chi ha dedicato la vita a questo canyon, significa restituire dignità a una creatura troppo spesso temuta come “serpente” del male. In verità, il capitone è il custode della pulizia delle acque, un pilastro dell’equilibrio che, grazie a progetti come Lifeel e alla vigilanza del WWF, cerca una via per non scomparire. Mentre i volontari osservavano i pesci scivolare nel buio fresco della vasca, il confine tra uomo e natura si è fatto sottile. Come scriveva Gianni Menichetti in uno dei suoi passaggi più intensi: “Siamo i testimoni di un mondo che svanisce, ma finché ci sarà una goccia d’acqua pura nel Porto, ci sarà una via per tornare al mare.” Il cambiamento inizia da qui: da un atto di cura che offre a questo grande viaggiatore un’altra notte per nuotare e, un giorno lontano, la forza per sognare di nuovo l’abbraccio dell’Oceano Atlantico.
A cura di Luigi De Rosa
Vali Myer (1930 – 2003)






