Castellammare, Paolo Chiariello “Difendo Vicinanza, un collega persona perbene messo in discussione proprio da chi lo ha sostenuto”
ATTUALITÀ POLITICA STABIESE RIFLESSIONI DEL COLLEGA PAOLO CHIARELLO
Scrivo queste righe per difendere un uomo e un collega giornalista, Luigi Vicinanza Sindaco di Castellammare di Stabia, che conosco poco, ma che stimo per rigore e onestà intellettuale nella professione. Oggi viene messo in discussione proprio da chi lo ha sostenuto per vincere a Castellammare e ora sembra pronto a lasciarlo solo, evocando uno scioglimento per camorra del comune di Castellammare che, per come viene usato, pone interrogativi seri di costituzionalità e di buonsenso.
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La lotta alla camorra è una cosa troppo seria per essere ridotta a un esercizio di semplificazione morale. È un terreno che richiede rigore, distinzione, senso delle istituzioni e rispetto delle persone. Tutto quello che Vicinanza ha fatto nel gestire la cosa pubblica a Castellammare. O no? Se qualcuno ha prove per dire il contrario, metta in piazza le prove non le chiacchiere o i sospetti.
Luigi Vicinanza è una persona perbene, fino a prova contraria. Qualcuno ha “la prova contraria?” L’unica “colpa” di Vicinanza, se così la si vuole chiamare, è quella di aver messo la faccia, il nome e una reputazione costruita in una vita intera al servizio della sua città natia, assumendosi il peso – tutt’altro che comodo – di governare una realtà complessa, segnata da ferite antiche e mai del tutto rimarginate. Questo, in una democrazia, non è un atto di connivenza ma un gesto di responsabilità.
Continuare a ripetere “camorra, camorra, camorra” senza distinguere, senza analizzare, senza separare le responsabilità individuali dai contesti generali, non rafforza la battaglia contro la criminalità organizzata: la indebolisce. Perché finisce per appiattire tutto e tutti, mettendo sullo stesso piano chi combatte e chi delinque, chi governa e chi sfrutta, chi resiste e chi si arrende.
Il giustizialismo morale, che trasforma ogni inchiesta in una sentenza e ogni contiguità presunta in una colpa accertata, non è alleato della legalità. È, al contrario, uno dei fattori che negli anni ha contribuito a svuotare il dibattito pubblico, rendendo impronunciabili perfino parole fondamentali come camorra e mafia, ormai scomparse dal confronto politico nazionale proprio perché abusate, inflazionate, private di contenuto analitico. Ma li leggete ancora i giornali? Li guardate i telegiornali mainstream? Mafia e camorra non esistono più.
La criminalità organizzata non si combatte con le formule assolute né con le accuse generalizzate. Si combatte con atti amministrativi corretti, con la trasparenza, con il rafforzamento delle istituzioni, con la collaborazione leale con la magistratura e le forze dell’ordine, nel pieno rispetto della presunzione di innocenza. Tutti principi che non possono essere invocati a corrente alternata. Qualcuno nel partito di Vicinanza può dire che quest’uomo ha fatto qualcosa di diverso dal cercare di cambiare registro e narrazione di una città come Castellammare?
Castellammare non è la camorra. Castellammare è anche – e soprattutto – una comunità fatta di lavoratori, studenti, imprenditori onesti, associazioni, amministratori che ogni giorno cercano di tenere insieme il tessuto civile della città. Raccontarla solo come una città “assuefatta” significa fare un torto a chi non si è mai arreso e a chi, come Vicinanza, ha scelto di restare, di esporsi, di assumersi responsabilità invece di limitarsi alla denuncia. Sapete quale è il pericolo più serio?
Provo a dirlo con franchezza. Se il partito di Luigi Vicinanza lo abbandona e sceglie di farlo “saltare”, il danno non riguarderà solo lui. Salteranno politicamente, domani, anche altri uomini e donne che hanno creduto nell’impegno della società civile in politica, mettendo in gioco competenze, reputazione e credibilità personale.
Il messaggio sarebbe devastante: chi viene dal mondo del lavoro, delle professioni, del giornalismo o dell’associazionismo può essere usato per vincere e poi lasciato solo al primo passaggio difficile. In questo modo non si rafforza la politica, la si svuota. E diventerà sempre più difficile trovare persone disposte a metterci la faccia, sapendo che il “benservito” può arrivare senza distinzione, senza garanzie, senza rispetto.
La battaglia contro la camorra ha bisogno di unità, di lucidità e di rispetto reciproco. Non di divisioni nette tra buoni e cattivi, né di letture giustizialiste che finiscono per colpire proprio chi, con fatica e senza retorica, prova a costruire un futuro diverso.
Per quel che serve #solidarietàVicinanza e forza #CastellammarediStabia


