Logo
Amalfi, le sue donne e la magia del folk che a Capodanno trasforma le scale del Duomo in una festa senza tempo

Durante le festività natalizie, Amalfi si trasforma in un palcoscenico a cielo aperto, dove storia, musica e identità si intrecciano in uno dei momenti più attesi e coinvolgenti dell’anno. È l’arrivo del Gruppo Folk amalfitano “’O Guaglionciell”, che attraversa il centro storico e si ferma sulle maestose scale del Duomo, dando vita a un’esibizione capace di accendere sorrisi e richiamare ricordi. I suoni della tradizione — putipù, triccheballacche, tammorre, castagnelle, tamburelli e scetavajasse — raccontano una storia antica, che continua a vivere grazie a chi sceglie, ancora oggi, di non lasciarla andare.

Dietro questa festa fatta di ritmo ed energia, c’è un lavoro lungo, paziente e spesso invisibile. Un lavoro che inizia molti mesi prima e che vede protagoniste soprattutto le donne, vere colonne portanti del gruppo. Sono loro a garantire continuità, disciplina e passione, conciliando prove serali con lavoro, famiglia e responsabilità quotidiane. Due mesi di impegno costante, sottratti al tempo personale, per un solo obiettivo: custodire e tramandare una tradizione che appartiene a tutti.

Tra queste donne c’è Pamela, anima e guida delle ragazze che suonano il tamburello. Accanto a lei c’è il marito, il mazziere del gruppo, il noto e apprezzato amalfitano Orlando Lucibello. Il gruppo è conosciuto da tutti come “la banda di Orlando”, ma dietro quel nome si muove una realtà fatta di persone che ci mettono l’anima per la buona riuscita di questo progetto, come il presidente Mario Muoio e il fisarmonicista Mario Esposito.

Pamela, quando è iniziato il tuo legame con la musica folk?
«Avevo appena quattro anni quando ho cominciato a suonare nelle bande di Capodanno. All’epoca Amalfi era piena di giovani e ogni quartiere aveva il suo gruppo folk. Era una festa continua, una competizione sana: chi aveva gli strumenti migliori, chi i vestiti più belli. Ma soprattutto c’era tanta voglia di stare insieme».

Cosa rappresenta oggi per te far parte del gruppo?
«È una grande emozione, ogni volta come fosse la prima. Anche se oggi siamo rimasti in pochi rispetto al passato, la carica è la stessa. Quando suoniamo e vediamo la gente sorridere, cantare, emozionarsi, capiamo che tutti i sacrifici fatti ne valgono la pena».

Essere donna in un gruppo folk che ruolo comporta?
«Un ruolo importante. Le donne tengono insieme tante cose: il gruppo, la famiglia, il lavoro. Non è sempre facile, ma c’è un grande senso di responsabilità. Sappiamo di portare avanti qualcosa che appartiene alla nostra storia e non vogliamo perderla».

Questa passione è diventata anche un’eredità familiare?
«Sì, assolutamente. Io e Orlando abbiamo cercato di trasmettere ai nostri figli lo stesso amore per la musica e per le tradizioni amalfitane. Vederli crescere con questi valori, con il rispetto per la nostra cultura, è una delle soddisfazioni più grandi».

amalfi gruppo folk

Oggi i gruppi folk sono meno numerosi, ma lo spirito è rimasto intatto. L’adrenalina che precede ogni esibizione è la stessa di un tempo, così come l’emozione di suonare davanti alla propria gente. È la consapevolezza che, anche solo per qualche ora, si può regalare gioia, leggerezza e un senso di appartenenza a chi ascolta.

Il ringraziamento finale va a tutti coloro che rendono possibile tutto questo: alle donne, che con forza e sensibilità tengono viva la tradizione; agli uomini, che con passione e spirito di squadra continuano a crederci; e ai bambini, che osservano, imparano e iniziano a muovere i primi passi nel solco della cultura popolare amalfitana.

Grazie a loro, ai loro sacrifici e al loro amore per Amalfi, le tradizioni continuano a vivere e a riecheggiare tra i vicoli e sulle scale del Duomo, anno dopo anno.