Oggi siamo tutti più fragili.
TRIESTE. «O Giovanni rimane con me, oppure uccido il bambino, mi uccido buttandomi in mare e uccido anche Paolo». La minaccia, pronunciata da Olena Stasiuk l’11 luglio 2018 e verbalizzata dai Servizi sociali, torna oggi come un presagio terribile dopo l’omicidio del figlio di 9 anni, consumato mercoledì sera, nella casa della donna, a Muggia (Trieste). A ricordarla è l’avvocata del padre, Gigliola Bridda,
Negli atti dell’epoca, il papà di Giovanni, Paolo Trame, spiegava la sua paura con parole che oggi suonano definitive: «Sono preoccupato per l’incolumità di mio figlio. La mia ex moglie può arrivare a ucciderlo. Ho visto cosa capitava a casa». Una preoccupazione rimasta sospesa per anni e che ora si intreccia alla tragedia avvenuta due giorni fa alle porte di Trieste.
«Ho il grande rammarico legato al fatto che alla madre sia stato consentito di vedere il bambino senza protezione. Sono completamente devastato» avrebbe detto il padre al parroco di Muggia, don Andrea Destradi. Il sacerdote è in costante contatto con l’uomo.
La madre, Olena Stasiuk, 55 anni, è accusata di omicidio volontario pluriaggravato. La sua difesa, affidata all’avvocata Chiara Valente, punta a una valutazione psichiatrica sulla capacità della donna di partecipare al processo. «Serviranno accertamenti», ha dichiarato la legale, spiegando che la sua assistita è ancora ricoverata all’ospedale Maggiore in condizioni «riservate».

