ISCHIA.PARCHEGGIO DE LA SIENA, ANCHE IL CONSIGLIO DI STATO AFFOSSA LA TURISTICA VILLA MIRAMARE
Dopo anni di carte, sopralluoghi e sentenze contrastanti, il Consiglio di Stato ha dato ragione al Comune di Ischia nella lunga battaglia sul parcheggio “La Siena”. L’organo amministrativo ha accolto l’appello difeso dall’avvocato Bruno Molinaro, ribaltando la decisione del TAR e chiudendo il cerchio su una vicenda che aveva creato un corto circuito tra giustizia amministrativa e penale. Tutto nasce dal progetto del 2010 per un auditorium e parcheggio interrato, poi modificato negli anni con SCIA e DIA dalla società di Generoso Santaroni. I rilievi tecnici e un sopralluogo dei Carabinieri avevano svelato gravi difformità e opere prive di autorizzazione paesaggistica. Per il Consiglio di Stato, la SCIA senza parere della Soprintendenza è inefficace “tamquam non esset”: nessun silenzio-assenso in aree vincolate. Così la sentenza conferma la legittimità delle ordinanze comunali e la demolizione degli abusi, segnando una netta vittoria per l’amministrazione ischitana e per la tutela del paesaggio isolano.
l progetto risale al 2010: un parcheggio interrato con sala polivalente, pensato per servire il complesso alberghiero e il centro storico. Negli anni, però, tra permessi, varianti e nuove comunicazioni edilizie, il progetto si è trasformato. Nel 2021 un sopralluogo dei carabinieri accese i riflettori sulle presunte difformità: la Soprintendenza segnalò irregolarità e il Comune sospese i lavori in attesa delle verifiche paesaggistiche. Ma le opere erano ormai andate oltre: rilievi GPS e foto del marzo 2023 mostrarono costruzioni in parte abusive, con modifiche rispetto ai permessi e senza autorizzazione paesaggistica.
Seguirono l’ordinanza di demolizione, il sequestro penale del cantiere e un’ondata di ricorsi. A marzo 2024 il TAR aveva dato ragione alla società, annullando gli atti comunali. Ora, Palazzo Spada ha ribaltato tutto. Il Consiglio di Stato ha parlato di “errore percettivo” dei giudici di primo grado: non si può valutare solo una parte delle opere, ma l’intervento nell’insieme. E in un’area vincolata, ricordano i giudici, ogni modifica deve avere il via libera paesaggistico, senza scorciatoie. Una SCIA senza quell’autorizzazione non può rendere leciti i lavori.
Il Consiglio di Stato ha inoltre ammesso nuovi documenti che confermano le violazioni, ritenendoli decisivi per chiarire la portata degli abusi.
Adesso la palla passa al Comune d’Ischia, che ha 90 giorni per decidere quale strada percorrere. Da una parte c’è la demolizione dell’opera, dall’altra l’acquisizione al patrimonio comunale che dovrebbe però passare per una apposita delibera da votare in consiglio comunale. Tre mesi di tempo per conoscere il destino di un’opera rimasta incompiuta per oltre un decennio a “sfregiare” l’ingresso ad uno dei luoghi più suggestivi d’Italia e soprattutto alla cartolina per eccellenza dell’isola verde.

