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Castellammare nel dossier della Procura anche funerali e caffè imposti

Castellammare nel dossier della Procura anche funerali e caffè imposti

Il monopolio del trasporto delle salme e dei pazienti dell’ospedale San Leonardo era soltanto il primo tassello di un mosaico criminale molto più ampio. La nuova cupola del clan D’Alessandro, smantellata dalle due maxi-operazioni eseguite nei giorni scorsi da polizia e carabinieri, era infatti pronta a un ulteriore salto di qualità: conquistare il settore delle onoranze funebri.
Un business milionario e ad alto rischio di conflitto, perché avrebbe significato una sfida frontale alla holding Cesarano, storica dominatrice del comparto.

«Posso affermare che gli abitanti di Castellammare di Stabia, molte volte, si rivolgono ai Cesarano per celebrare i funerali. Lo fanno per il timore che incutono nella cittadinanza ricorrendo alla violenza». Con queste parole, il 19 dicembre 2024, il marito dell’amministratrice unica della società funebre Rdc – attiva tra Torre del Greco, Torre Annunziata e la provincia di Salerno – ha squarciato il muro di omertà.

Il nuovo fronte d’indagine
Gli investigatori sono arrivati alla testimonianza seguendo le attività economiche di Pasquale Esposito, genero del ras Luigi “Giginiello” D’Alessandro e cognato di Michele “Michelino” D’Alessandro.
Esposito, da mercoledì, è indagato a piede libero: secondo la Procura, avrebbe imposto nel 2021 la fornitura di caffè a due bar della città. La stessa inchiesta ha portato all’arresto:

Daniele Amendola, prestanome e gestore della ditta di trasporto infermi New Life, riconducibile al boss Antonio Rossetti;

Luigi Staiano, accusato del tentativo di estorsione al responsabile della sicurezza dello stadio “Menti”, per ottenere in esclusiva la gestione del servizio bar durante le partite della Juve Stabia.

Proprio scavando intorno al ruolo di Esposito, i carabinieri della compagnia di Torre Annunziata hanno aperto un nuovo filone investigativo, concentrato sul business dei funerali.

«Pagavo per lavorare» – Le rivelazioni dell’imprenditore
Nell’inverno dello scorso anno, come persona informata sui fatti, i militari convocano un imprenditore del settore funebre.
La sua versione conferma il clima di intimidazione imposto dai Cesarano e aggiunge tasselli inediti: l’uomo ammette non solo di aver subito pressioni da Saturno Cesarano, ma anche di aver assunto Pasquale Esposito proprio per la sua parentela “pesante”, nella speranza di garantirsi protezione.

«Nel 2023 ho aperto la sede di Castellammare. In quel momento la ditta di Saturno Cesarano era interdetta, ma continuava a operare. Nei primi mesi ho provato a inserirmi autonomamente nel mercato funerario. Poi ho conosciuto Esposito, che lavorava come conducente in una ditta di noleggio alla quale mi rivolgevo per le navette. Gli dissi della tangente che concedevo ai Cesarano. Mi rispose che quel denaro, a suo dire, non era mai arrivato a suo suocero. Così, per la sua parentela nel clan D’Alessandro, decisi di assumerlo. Speravo di tenermi alla larga i Cesarano, che agiscono in un regime di monopolio e con modalità mafiose».

Un tentativo fallito.

Il colpo di scena: «Esposito Funerali»
Durante un recente sopralluogo nell’agenzia di via Roma, i carabinieri hanno scoperto che Pasquale Esposito era ormai subentrato nel punto vendita Rdc, inaugurando una propria attività.
L’insegna non lascia margini di dubbio: “Esposito Funerali”.

Un’ulteriore dimostrazione, secondo gli inquirenti, della volontà del clan D’Alessandro di inserirsi nell’affare dei funerali, scardinando l’egemonia dei Cesarano e aprendo un fronte che, negli intenti dei boss, avrebbe potuto stravolgere gli equilibri criminali del territorio.