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In memoria di Fernanda Marino

Il 21 ottobre 2021 segna un tragico spartiacque per la famiglia di Fernanda: la diciassettenne, residente a Positano in Costiera Amalfitana, stava percorrendo la Strada Statale 163 Amalfitana in scooter per recarsi al suo liceo a Sorrento quando venne travolta da un minivan che superò il semaforo rosso imposto da un cantiere.
Era «solo» un mattino che sembrava come tanti, ma la sua vita è stata spezzata. Un evento che la mamma, Sonia Fusco, non definisce “incidente” ma violenza stradale, o quel che lei chiama “stradicidio”.

La dinamica

Fernanda partì come ogni mattina. Il posto era noto: un restringimento della carreggiata al cantiere, un impianto semaforico che alternava il senso di marcia per consentire la messa in sicurezza del costone roccioso.
Quando il semaforo le diede il via, Fernanda si mosse; ma poco dopo, un veicolo noleggio‐conducente (NCC) decise di non fermarsi al rosso: superò quattro auto ferme, accelerò e colpì il motorino di Fernanda, trasformando la corsa in una tragedia.
La ragazza non ebbe scampo: morì sul colpo.
“La strada non uccide: al centro c’è l’essere umano con le sue scelte”

La testimonianza di sua madre Sonia è intensa e chiara: non lascia spazio all’idea che sia stata “la strada” a fare tutto da sola. No — è la scelta di chi guida che decide. Quando il veicolo supera il limite, quando un semaforo rosso non viene rispettato, quando la velocità diventa proiettile, la strada diventa arma.
“In quel momento,”dichiara Sonia, “il veicolo guidato si è trasformato in un’arma e la velocità nel proiettile che ha ferito mortalmente Fernanda uccidendola sul colpo.”
Di conseguenza, definire l’evento un “mero incidente” è per lei una retorica pericolosa: “incidente” implica casualità, imprevisto. Qui, invece, ci fu decisione — una scelta: il rosso ignorato, la fretta, il desiderio di arrivare prima. Tutto questo al centro della definizione che Sonia dà: “stradicidio”.

Un minuto del tuo tempo non vale la vita di una persona

Questo è il messaggio che la famiglia di Fernanda vuole portare avanti: una frazione di secondo di distrazione, un rosso ignorato, una scelta sbagliata, possono cancellare un’intera vita.
Nel ricordo della sua figlia, Sonia parla della necessità di fermarsi un istante a pensare: “Un minuto del tuo tempo non vale la vita di una persona.” È un monito rivolto a tutti: guidare non è solo un’azione meccanica, ma una responsabilità.
La fretta, spesso citata come causa, non è un alibi. È un elemento che deve obbligare a riflettere.

Prima la cultura, poi tutto il resto

La vera prevenzione, secondo la famiglia Marino, non risiede soltanto nelle sanzioni o nelle infrastrutture, ma nella cultura. Un cambiamento profondo nel modo in cui si pensa alla strada, al veicolo, al guidare.
– Educazione nelle scuole, per fare comprendere fin da giovani che guidare significa custodire la vita degli altri come la propria.
– Sensibilizzazione costante: non basta che accada “qualcosa”, occorre che lo si ricordi e lo si eviti attivamente.
– Partecipazione di tutti — istituzioni, famiglie, scuole — perché ogni persona che sale in auto o moto detiene una responsabilità verso gli altri.

Sonia lo dice chiaramente: “Non basta ricordare, è necessario essere testimoni e promuovere il rispetto per la vita.”

Perché ricordiamo Fernanda

Perché la sua morte non sia archiviata come una statistica, ma diventi leva di cambiamento.
Perché la definizione “stradicidio” faccia riflettere che molte delle tragedie su strada non sono fatalità, ma conseguenza diretta di scelte.
Perché ogni volta che qualcuno in macchina o in bici decide “non mi fermo”, “posso passare col rosso”, “ho fretta”, sappia che sta giocando con vite reali.

Fernanda aveva 17 anni. Una vita davanti. Un sorriso, una famiglia che la amava, un motorino, la Costiera Amalfitana come sfondo. Quel giorno, la scelta irresponsabile di un altro la ha strappata vivo.
Ma la sua voce ora vive — attraverso la mamma che parla, che va nelle scuole, che chiede: La strada non uccide, al centro c’è l’essere umano con le sue scelte.
E mentre piangiamo Fernanda, possiamo fare la scelta: fermarci un istante, riflettere, educarci, guidare con coscienza.
Un minuto del nostro tempo, ben usato, può salvare una vita.