Il crisantemo: perché il fiore del “riposo” è un fiore… di festa (per i defunti)
Ogni anno, puntualmente, intorno al Ognissanti e al Giorno dei Morti (1–2 novembre) si nota un “invasione gentile” nei cimiteri italiani: frotte di mazzi variopinti che finiscono sulle tombe, spesso dominati da uno stesso protagonista: il fiore che, in Italia, simboleggia la commemorazione dei defunti, ovvero il Crisantemo. Ma perché proprio questo fiore è diventato “il fiore dei morti”? Ecco, in tono giornalistico-leggendo, la storia di questa consuetudine tra fiori, culture e… stagioni.
Il crisantemo è un fiore che in Italia (e in buona parte dell’Europa) raggiunge il suo momento migliore tra la fine di ottobre e l’inizio di novembre, proprio mentre le giornate si accorciano, i colori cambiano, e la natura sembra prepararsi al “riposo”.
Questa coincidenza stagionale ha giocato un ruolo determinante: quale fiore usare per visitare i defunti, se non quello che è lì, pieno di petali e colore, in quel periodo dell’anno?
In Italia l’associazione tra crisantemi e commemorazione dei morti è molto radicata: si trova nei cimiteri, nei rituali del 2 novembre, e nei negozi di fiori che in quei giorni offrono speciali composizioni. Nel contesto europeo – Francia, Belgio, Austria – il crisantemo (in particolare quello bianco) è considerato un fiore del lutto, un segno di memoria e rispetto verso chi non è più.
Non solo “fiore del morto” nel senso strettamente negativo, ma anche “fiore che dura”, “fiore che ricorda”. Un articolo del Vaticano ricorda che il motivo per cui il crisantemo – nei cimiteri italiani – è così usato “non tanto per un valore simbolico intrinseco, ma perché è abbondante nel mese di novembre” e “come fiore reciso dura a lungo, segno delle nostre durevoli preghiere”.
Dunque: non solo morte, ma memoria, continuità, rispetto.
Nel linguaggio dei fiori, che tanto era in voga nei secoli passati, il significato del crisantemo cambiava molto da nazione a nazione: in Asia è festoso, simbolo di vita e nobiltà; da noi assume tonalità più pacate e rituali.
Il crisantemo è diventato “il fiore dei morti” in Italia non per un solo motivo misterioso, bensì per una combinazione assai umana:
fiorisce quando la stagione cambia e possiamo riflettere sul tempo che passa;
è disponibile, resistente, bello da vedere anche quando fuori è grigio;
è stato adottato da tradizioni, usanze e commerci come “fiore adatto” al ricordo, al lutto, senza troppi fronzoli.
La prossima volta che vedrete un mazzo di crisantemi su una lapide, ricordate: c’è tanto di storia, tanto di malinconia, ma anche tanto di cura nei gesti di chi li ha portati.

