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Ravello festeggia i Santi Cosma e Damiano: torna la tradizione del pellegrinaggio a piedi. Da Cetara a Praiano e Positano ma anche Agerola

Ravello festeggia i Santi Cosma e Damiano: torna la tradizione del pellegrinaggio a piedi. Il 26 settembre la Chiesa cattolica festeggia Santi Cosma e Damiano e, come da tradizione, è un giorno di festa anche a Ravello.

Il santuario dei Santi Cosma e Damiano di Ravello rappresenta una delle mete di pellegrinaggi più frequentate della provincia di Salerno. Ogni anno migliaia di fedeli raggiungono la chiesa, costruita nella roccia, per ringraziare i Santi Medici e Martiri per le grazie ottenute e per chiedere guarigioni non tanto dalle infermità corporali ma soprattutto da quelle spirituali scaturite dal peccato. Tanti venuvano dall’Agro Nocerino Sarnese, Angri, Pagani, da Cetara in Costiera Amalfitana , ma anche dalla Citta’ Verticale

Ho un ricordo personale del pellegrinaggio a piedi,  che era diffuso anche da Positano a Praiano ma anche ad Agerola. I miei nonni , Salvatore e Camilla, il primo originario di Praiano, e la seconda da Agerola, andavano sempre da questi santi taumaturghi, mia nonna in particolare era molto legata a questi Santi e la ho accompagnata a un certo punto con l ‘auto fin al Santuario, lei orfana da giovanissima ha cresciuto le sorelle ed i fratelli, poi era molto legata a me che da piccolo ero sempre malato, chissà se in qualche modo i santi mi hanno aiutato .  Da Praiano poi con Iolanda c’era una famiglia che era praticamente di casa li .

Il ricordo da Amalfi di Sigismondo Nastri

SANTI COSMA E DAMIANO
Il pellegrinaggio al santuario dei Santi Cosma e Damiano, a Ravello, nella ricorrenza della loro festa, era un appuntamento fisso di fine settembre.
Ci andavamo ogni anno, da Amalfi, rigorosamente a piedi. Abitavamo all’inizio della lunga scalinata che dalla Valle dei Mulini sale fino a Scala. A Pontone, attraverso un sentiero (‘a Ponta ‘e Priece), c’immettevamo sulla strada rotabile. Utilizzavamo, laddove c’erano, delle piccole scorciatoie che ci consentivano di scansare qualche tornante.
Dopo la visita al santuario, aggrappato alla roccia, e affacciato arditamente sul mare, la messa, le rituali invocazioni ai santi, entrambi medici (《uno mèreca e n’ato sana》, dice il proverbio), c’era l’incontro col parroco, l’indimenticabile don Pantaleone Amato, sempre gentile, simpatico, disponibile, accogliente.
《Santo Cosemo e San Damiano: nu sordo, doje fiure.》
Ne pagavi una e ne prendevi due: era questa la promozione messa in atto dall’addetto alle offerte, sul sagrato.
Sulla via del ritorno ci fermavamo all’ombra di un olivo per consumare il pasto, portato da casa: il gattò di patate, bello, sodo, riccamente farcito; o magari la frittata di spaghetti, profumata di basilico, e gli ottimi crocché fatti da papà. Il tutto accompagnato da un grappolo d’uva e un gradevolissimo vinello paesano. Era la nostra “marenna”: quella che poi è stata ribattezzata, in epoca più recente, con un brutto inglesismo, picnic.
A quanti festeggiano l’onomastico giungano fervidi e sinceri auguri.