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«Il Vangelo ci chiede di non restare spettatori, ma di scegliere». Con queste parole don Rito Maresca, amministratore parrocchiale di Santa Maria di Galatea a Mortora a Piano di Sorrento, ha rilanciato l’invito a sostenere la rete “Preti contro il genocidio – Profeti di Pace”, un movimento nato dal basso tra sacerdoti italiani e stranieri che non intendono tacere di fronte alla tragedia umanitaria che sta colpendo la popolazione civile palestinese.
La rete non vuole alimentare divisioni, ma offrire una voce comune di denuncia e di speranza, in fedeltà al Vangelo, alla Costituzione italiana e agli accordi internazionali. «Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio» (Mt 5,9) è la frase che guida il manifesto, accanto alle parole forti di papa Francesco: «La guerra sempre è una sconfitta, sempre».
Il documento, che può essere sottoscritto dai sacerdoti online a questo link https://forms.gle/p7PsBevDS2jnEvCY6 , si rivolge anche ai laici, invitandoli a sensibilizzare i propri parroci e a partecipare all’appuntamento fissato per lunedì 22 settembre a Roma: un momento di preghiera pubblica e una marcia silenziosa per chiedere la fine delle ostilità in Terra Santa e in tutti i luoghi del mondo segnati dai conflitti.
«Non siamo contro qualcuno – si legge nel testo – ma a favore di ogni vita umana». L’obiettivo è chiaro: denunciare le violenze, chiedere il rispetto del diritto internazionale e promuovere una cultura della riconciliazione fondata sulla giustizia e sulla verità.
La rete richiama con forza l’articolo 11 della Costituzione italiana, che ripudia la guerra come mezzo di risoluzione delle controversie, e sollecita l’Italia a sospendere la vendita di armi a chi si rende responsabile di crimini contro i civili. «La pace – si sottolinea – non è un’utopia spirituale, ma un cammino concreto fatto di gesti quotidiani, di pazienza e di coraggio».
Il raduno nella capitale avverrà alla vigilia della fase finale dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite. Dal cuore dell’Italia i sacerdoti vogliono lanciare un messaggio chiaro: fermare il genocidio, difendere la dignità di ogni essere umano, aprire strade di dialogo e di negoziato.