Moda. Giorgio Armani nel ricordo del grande artista Franco Betteghella
Articolo di Maurizio Vitiello – Giorgio Armani nel ricordo del grande artista Franco Betteghella
Abbiamo chiesto al grande artista Franco Betteghella del suo contatto con Giorgio Armani.
Ecco quanto ci ha segnalato:
“Era il 1978, in occasione della mia prima mostra a Milano, alla “Galleria Borgogna” di Gianni Schubert.
Armani aveva all’epoca il suo quartiere generale a poca distanza dalla galleria, in via Durini, gli lasciai l’invito per l’inaugurazione con il progetto per l’incravattamento del “Pirellone” e della Torre Velasca.
Passò in galleria, qualche giorno dopo in mattinata.
Guardò la mostra incuriosito dalle mie composizioni tessili, facendomi molte domande.
Mi colpi moltissimo la sua umiltà e la grande disponibilità all’ascolto.
Uomo semplice e gentile come solo i grandi sono.
Se devo raccontare un aneddoto simpatico è che la prima immagine nella quale veniva attratto lo sguardo del visitatore della mostra era la gigantografia dell’immagine della cravatta ad un palazzo dei Quartieri Spagnoli che avevo realizzato a Napoli l’anno precedente.
Ricordo che Armani rimase di stucco con un sorriso fra il divertimento e l’incredulo.
La prima cosa che mi domandò: è un fotomontaggio?
Quando gli dissi che era stato realmente realizzato volle che gli raccontassi come avevo fatto.
“Come ha fatto a convincere gli inquilini del palazzo? e per le assicurazioni?”
Quando gli raccontai che per convincere l’anziana signora dell’ultimo piano, dal cui terrazzo avevo calato la cravatta mi ci erano voluti cinque minuti, era affascinato e stupefatto.
Me ne chiese una di dimensioni più contenute.
Spese molto tempo davanti ad altre opere realizzate con tessuti su cui avevo operato segni realizzandoli con impunture di vario genere che mi ero totalmente inventate, era molto curioso, mi raccontò che nonostante lui disegnasse abiti sarebbe stato capace di cucire, fare un’asola, conosceva dalle fondamenta la tecnica per strutturare e per destrutturate una giacca e credo che abbia potuto inventare la destrutturazione che rimane la chiave del suo indiscutibile successo, grazie alla basilare conoscenza delle tecniche sartoriali.
Sapeva usare con le sue mani ago e filo.
Prima di lui non esisteva la definizione di stilista, c’erano i sarti.
Ha aperto un mondo nel campo della creazione sartoriale del prêt-à-porter e dell’alta moda.
Spero che i giovani che si avventurano in questo mondo vogliano sempre tener presente la sua grande lezione e saper usare ago e filo, poi viene il resto.”
Ecco una breve scheda su Franco Betteghella.
Nasce a San Giuseppe Vesuviano, il 9 agosto 1950.
Frequenta il Liceo Artistico Statale e l’Accademia di Belle Arti di Napoli.
Negli anni ’70 si trasferisce a Roma dove espone alla Galleria “Arti Visive”.
Critici d’arte, come Enrico Crispolti, Filiberto Menna, Giulio Carlo Argan, Pierre Restany, Maurizio Vitiello seguono e scrivono sul suo lavoro.
Filiberto Menna lo invita a esporre al “Lavatoio Contumaciale” di Roma.
Intrattiene rapporti d’amicizia e artistici con G. Falzoni.
Nel ’73 presentato da Enrico Crispolti espone al Centro d’Arte “Ellisse” di Napoli.
Pierre Restany nel ’78 lo invita a esporre alla Galleria “Borgogna” di Milano, città nella quale Betteghella si trasferisce per vivere gli anni più intensi e vitali della propria esperienza artistica.
Dopo varie e numerose personali milanesi, vive, periodicamente, a Nizza, dove espone alla Galleria “Sapone” e al Museo d’Arte Contemporanea “Des Ponchettes”.
Contemporaneamente viene invitato a esporre all’Istituto di Cultura Francese “Le Grenoble” di Napoli e segnaliamo e sottolineamo che risulta il primo artista italiano a essere invitato a esporre nella prestigiosa sede napoletana.
Sue opere fanno parte del Centro Studi “Dante Bighi” nella prestigiosa sede della Torre Estense di Copparo (FE) insieme ai grandi maestri del ‘900.
Nel settembre del 2007 espone a Parma alla mostra “Mai dire Mao (al servizio del Pop)” su invito di Gherardo Frassa.
Il 20 novembre 2007 presso la “Picagallery”, in Via Vetriera, 16, a Napoli, Betteghella presenta un ciclo di opere recenti.
Gli esordi pittorici sono d’impostazione accademica, anche se molto presto trova mezzi espressivi e linguaggi di totale libertà creativa.
Nel ’72 realizza a Napoli, nella zona dei “Quartieri Spagnoli”, una vera e propria “Cravatta” per la facciata di un palazzo fatiscente, vero colpo d’occhio in una zona singolare.
L’immagine della “Cravatta” fa il giro del mondo, pubblicata dai maggiori giornali; ripete la provocazione visiva con un papillon per la “Torre Velasca” e un’altra “Cravatta” per il famoso e simbolico grattacielo Pirelli di Milano.
Utilizza stoffe e tessuti per realizzare opere di grande impatto visivo, manipolando, giustapponendo, decolorando, quella che l’artista definisce “la seconda pelle dell’uomo”.
Fanno parte dei vari cicli creativi opere realizzate con tessuti gessati, opportunamente elaborati, grandi “cavalcate morbide”, “fiori e fauni”, “le nuvole”, “anatomie in drappeggi”, “sculture inter-venti”.
Realizza per il primo concerto di Franco Battiato in Campania, le sue prime “sculture di vento”.
E ancora altro …

