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Libri. Focus di Floria Bufano sul libro “Raccogliemmo more su per la collina” di Carmela Politi Cenere

Segnalazione di Maurizio Vitiello – Focus di Floria Bufano sul libro “Raccogliemmo more su per la collina” di Carmela Politi Cenere.

Riceviamo e, volentieri, pubblichiamo.

Scrittrice di grande rilievo e spessore nel panorama della letteratura italiana, Carmela Politi Cenere ha pubblicato numerosi libri, saggi e romanzi di cui l’ultimo, nella primavera di quest’anno, dal titolo “Raccogliemmo more su per la collina” edito dalla casa editrice “Homo Scrivens” diretta da Aldo Putignano.

Un racconto coinvolgente che va letto con grande attenzione soffermandosi sul carattere e la personalità dei personaggi, sulle descrizioni paesaggistiche, che riflettono, in modo assolutamente veritiero, la realtà di una Napoli di inizio Novecento.

Vengono presentati due giovani innamorati Angelina (‘Ngiulina) e Antonio (Totonno) il cui sentimento viene contrastato dalla famiglia della ragazza in cui sono presenti rigide tradizioni familiari che aumentano le già considerevoli distanze sociali.

Totonno è un ragazzo che proviene viene da una famiglia di umili origini, ed è costretto a fare il pescatore, mentre ‘Ngiulina, di ricca e opulenta famiglia, era determinata a diventare medico.

Tutte le loro sofferte vicissitudini vengono consegnate nell’immaginazione del lettore a fronte però di una situazione realistica, vissuta dai protagonisti così come da molti altri giovani di quei tempi in un periodo in effetti non molto lontano da noi.

Ciò che risalta subito agli occhi del lettore è come l’amore di due giovani innamorati sia molto più forte di qualsiasi ostacolo.

“Raccogliemmo more su per la collina” è un romanzo avvincente nel suo intreccio, che lascia col fiato sospeso ad ogni chiusura di capitolo: nel lettore vi è la tentazione continua di non fermarsi nella lettura, ma è stimolato ad andare avanti per arrivare fino alla fine, fino allo scioglimento dei nodi, che nell’evolversi del racconto, si erano creati attraverso mille intoppi, mille ostacoli frapposti al coronamento di un amore così forte che sfidava qualsiasi ostacolo.

Il romanzo è ambientato a Napoli e la collina è quella idilliaca di Posillipo, piena di poesia per la bellezza paesaggistica.

Ma se la parola Posillipo (dal greco Pausilypon Παυσίλυπον) significa “tregua dal pericolo”, “che fa cessare il dolore” o “luogo lontano dagli affanni”, per i due ragazzi gli affanni, le incertezze, come anche gli ostacoli al loro amore, sembravano aumentare.

Subito emerge dalla lettura di questo appassionante racconto la determinazione dei due ragazzi protagonisti, nel perseguire i loro intendimenti, facendo di tutto per opporsi alle decisioni delle loro rispettive famiglie e, soprattutto, non perdendo mai la speranza di potersi sposare un giorno con la loro approvazione.

Unica colpa dei giovani sembra sia che non provengono dallo stesso mondo, dalla stessa condizione sociale, e tale differenza crea i presupposti per venire contrastati nella loro unione, nonostante il forte e profondo amore e inconfutabile affetto che contraddistinguono i sentimenti dei due giovani innamorati.

Alla fine i due protagonisti riusciranno a coronare il loro sogno d’amore soprattutto in virtù della forza e della determinazione della ragazza e ciò rappresenta un elemento notevolissimo per lo svolgimento e la felice conclusione della narrazione.

‘Ngiulina dimostra il suo coraggio nel voler realizzare i suoi sogni che non sono solo quelli sentimentali, perché lei dimostra tanta caparbietà, fermezza e decisione nel voler diventare medico e svolgere un giorno la professione.

‘Ngiulina rappresenta un po’ tutte le donne, tutte quelle che con forza e determinazione vogliono affermare se stesse attraverso la dolcezza che le contraddistingue senza danneggiare nessuno.

Con grande abilità la scrittrice delinea la personalità della protagonista la quale sa aspettare il momento giusto per approcciarsi alla realtà senza forzarla.

La storia, ambientata nei primi anni del Novecento, ha delle risonanze attualissime ed è accompagnata da tante riflessioni sull’amore e sul suo significato.

Il romanzo offre degli spunti validi per una profonda riflessione su cosa sia l’amore: l’amore non è un gioco, ma è accudimento, è tenerezza, è gioia di condividere tutti i momenti della propria vita con la persona amata, è libertà di poter effettuare le proprie scelte anche se non condivise ma con la certezza di avere comunque la persona vicino che offre il suo appoggio.

‘Ngiulina è una ragazza davvero speciale che, pur avendo condizioni economiche molto favorevoli che le permetterebbero di vivere senza lavorare, chiede invece di studiare perché è una ragazza che vive il suo sogno di diventare un medico ed è molto determinate a raggiungere quest’obiettivo.

Ma è altresì una ragazza molto romantica, che lascia spazio ai sentimenti, coltivando anche la dimensione del sogno, della poesia, del desiderio e dell’amore e questo suo romanticismo non si scontra con la sua determinazione ad affermarsi nel lavoro e a essere stimata e riconosciuta per la sua professionalità.

E’ una ragazza però che contemporaneamente utilizza la sua intelligenza pianificando ogni dettaglio al fine da architettare una sorta di strategia per sfuggire alla coercizione familiare.

Il lettore non può che rimanere affascinato dalla grazia, dall’intelligenza e dalla bellezza sia esteriore che interiore di questa giovine che soltanto attraverso la sua caparbietà, riesce a coronare i suoi sogni.

Totonno trae beneficio dalla vicinanza con Angelina perché anche lui si impegna nel voler affermarsi nel lavoro e nella vita sociale al fine di essere all’altezza della situazione, essendo stimolato a migliorarsi.

Lui vuole essere degno di sposare ‘Ngiulinella cercando di migliorare la sua posizione sociale e quindi per Totonno conquistare il mondo significa anche conquistare la sua amata.

Attraverso un estenuante e notevole impegno alla fine verrà apprezzato e stimato nel mondo del lavoro con il raggiungimento di una professionalità di alto livello.

Entrambi i ragazzi si sacrificano per migliorarsi perché sono consapevoli che solo in tal modo riusciranno a raggiungere i loro traguardi.

Le more diventano il simbolo della bellezza, così attraenti così rosse e belle che, ergendosi tra i rovi, rappresentano un po’ l’amore tra ‘Ngiulinella e Totonno, così bello e puro eppure così complicato e difficile perché si deve districare tra mille difficoltà che sono rappresentate dalle spine.

Le more diventano quindi anche simbolo della sofferenza della vita perché per cogliere e assaporare questi frutti meravigliosi, bisogna cercare di evitarne le spine.

Floria Bufano