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Inchiesta false attestazioni a Forio. Giuseppe Colella : «Altro che diffamazione aggravata forse dolo aggravato»

Dopo la bomba deflagrata sulla politica di Forio il principale artefice di questa deflagrazione, Giuseppe Colella e’ intervenuto nel merito volendo chiarire alcune questioni. «Altro che diffamazione aggravata forse dolo aggravato- tuona il Geometra ed aspirante consigliere comunale di Forio Giuseppe Colella-Non avviato io la richiesta di verifica di eventuali incompatibilità all’amministrazione ma la linea dell’Amministrazione Verde improntata alla trasparenza e legalità ha portato ancor prima dell’insediamento del Consiglio alla verifica per un Consigliere per probabili problematiche edilizie finanche pubblicate sulla stampa locale- prosegue Colella a chiarimento delle notizie trapelate in queste ore nel merito della vicenda delle false attestazioni e dei rinvii a giudizio di Forio-

Sono stato calunniato in ogni sede ma ho sempre dimostrato con atti che si dovevano rivolgere altrove per trovare il responsabile

E’ l’amministrazione Verde che ha ritirato la denuncia per diffamazione aggravata presentata contro il sottoscritto e di conseguenza i due ricorsi al Tar presentati da me avverso la Delibera propedeutica a denunciarmi sono stati dichiarati improcedibili per sopravvenuto difetto di interesse».

Poi infine evidenzia come «Il tutto è nato dalla mancata nomina di Dino D’ Abundo come Assessore

Prima era ritenuto non in grado di assumere ruolo di rilievo ora si vocifera della nomina ad Assessore, ben venga Auguri Dino.

In qualunque famiglia che si rispetti ci sono problemi bastava dopo avermi nominato ufficiosamente assessore richiamarmi è dire che ci erano stati dei problemi. Punto.

Quando vengono meno educazione e rispetto si creano incomprensioni e conflitti.

Per mesi non ho potuto partecipare a bandi e avvisi per le commissioni tipo quella paesistica e non ho potuto accettare incarichi di lavoro.

Non ho denunciato a procura e prefetto ma solo alla segretaria comunale

La denuncia penale è scaturita da un’intuizione del Commissario di Polizia di Ischia.».

Una storia che parte da cartelle non pagate, multe dimenticate, tributi inevasi, e che si è trasformata in un procedimento penale con un rinvio a giudizio che rischia di lasciare cicatrici profonde sulla vita politica del Comune turrita. La chiusura delle indagini è firmata dal pubblico ministero Fabrizio Vanorio. E riguarda ben 7 persone delle 11 inizialmente denunciate.La Procura di Napoli ha deciso: per sette esponenti foriani accusati di falsità ideologica commessa da privato in atto pubblico sono state chiuse le indagini e adesso gli stessi rischiano il rinvio a giudizio.Anzi è cosa certa.  Si tratta di Alessandro Morgera, Gaetano Savio, Pasquale Capuano (nel frattempo dimessosi da consigliere comunale), Luigi Patalano, Giovanni Mattera, Jessica Maria La Vista e Marianna Lamonica. Per loro potrebbe aprirsi un percorso giudiziario tutto da scrivere e decifrare. Diverso il destino di Stanislao Verde, Nicola Monti, Michele Calise e Aniello Di Maio: la loro posizione è stata archiviata, e dunque gli stessi resteranno fuori anche da un eventuale processo. Per comprendere l’esplosione di questo caso con la decisione ultima del PM Vanorio bisogna riavvolgere il nastro. A inizio marzo 2024, Giuseppe Colella, primo dei non eletti alle ultime amministrative scrive al segretario comunale, Noemi Martino, chiedendo una ricognizione sulle condizioni di eleggibilità e incompatibilità dei nuovi amministratori. Non un gesto isolato, ma il frutto di settimane di malumori e indiscrezioni circolate in paese. La sua iniziativa si intreccia con una serie di resoconti giornalistici e con un esposto che ribadisce gli stessi dubbi. Il commissariato di polizia di Ischia, guidato dal vicequestore Ciro Re, non può restare fermo. Viene aperta un’indagine: silenziosa. Il resto è storia recente.