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Atrani punta sulla sicurezza: quanta acqua è passata sotto i ponti…

Di Redazione Positanonews

Quanta acqua è passata sotto i ponti, in tutti i sensi, da quando denunciavamo pubblicamente i rischi del fiume Dragone ad Atrani, subendo accuse, denunce, persino manifesti contro. Allora eravamo inascoltati, spesso isolati, ma mai zitti. Lo facevamo non per protagonismo, ma per coscienza. Per amore del territorio. Oggi, a distanza di anni, non possiamo che riconoscere e apprezzare l’impegno del sindaco Michele Siravo, che ha riportato al centro dell’agenda politica atranese la parola più importante: sicurezza.

In quarant’anni di giornalismo – e in venti con Positanonews – ne abbiamo scritte tante: sulle colonne de Il Mattino, del Corriere del Mezzogiorno, su È Costiera con Luigi Amato, e naturalmente sul nostro quotidiano online. Ma ricordiamo anche le stagioni più dure: diffide, lettere legali, attacchi sui manifesti, quando parlare del Dragone era quasi un tabù. Una vera e propria guerra, per noi che Atrani l’abbiamo sempre amata. Eppure, la storia – dolorosamente – ci ha dato ragione. La tragedia del 2010 ha lasciato ferite che non si cancellano.

Oggi il clima è cambiato. Il sindaco Siravo ha scelto una strada diversa: la prevenzione, la trasparenza, il dialogo con i cittadini. E, se serve, anche l’appello accorato alle istituzioni superiori. In un recente post pubblicato sui suoi canali ufficiali, il primo cittadino ha ribadito quanto sia necessario un tavolo tecnico-istituzionale per la manutenzione del torrente Dragone, denunciando però il silenzio della Regione Campania e degli enti preposti. Ma anche dai comuni circostanti, Ravello e Scala, da dove parte il Dragone, non sempre c’è la stessa sensibilità ed attenzione sul monitoraggio del rischio idrogeologico.

«La sicurezza non si costruisce da soli, ma insieme», ha scritto Siravo. Parole che risuonano forti, perché vere.

Il Comune non è rimasto fermo. Anzi. Sono stati adottati interventi concreti:

  • adeguamento della sala COC (Centro Operativo Comunale);

  • installazione di cartelli e vie di fuga;

  • aggiornamento del Piano di Protezione Civile;

  • videosorveglianza sulle vasche borboniche;

  • sistema vocale di allertamento D-Vor e ripristino delle scale di accesso;

  • esercitazioni con la Millenium;

  • e ora anche pannelli elettronici per le allerte meteo, per una comunicazione rapida con cittadini e turisti.

Tutti segnali di una Amministrazione che non si gira dall’altra parte, ma che chiede, giustamente, collaborazione da chi ha responsabilità sovracomunali. Perché un paese come Atrani, piccolo ma vulnerabile, non può essere lasciato solo.

Il messaggio del sindaco è chiaro: non basta l’impegno locale, serve una responsabilità condivisa, soprattutto da parte dei Comuni a monte e della Regione. Il rischio idrogeologico non conosce confini amministrativi.

E ha ragione Siravo quando scrive che «in uno Stato democratico il confronto non è una concessione, è un dovere». Come giornalisti lo sappiamo bene. Il dialogo, anche aspro, deve sempre prevalere sulla censura e sull’attacco personale. E se negli anni passati si è preferito il muro del silenzio, oggi, finalmente, si torna a parlare di sicurezza non come fastidio, ma come priorità.

Atrani merita attenzione. Merita rispetto. Merita sicurezza.

E noi, che da quarant’anni raccontiamo questo territorio, saremo sempre dalla parte della verità, anche quando fa male. Perché – come scrive il sindaco – «dietro ogni tragedia c’è sempre un dovere mancato. Il nostro compito è non mancare più».