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Vortici d’Agosto: Ordine o Caos? Giovani o Vecchi? Per la scienza moderna esiste dell’ordine nel caos e del disordine nell’ordine.

Sui giornali locali l’argomento del giorno è l’impatto negativo di eventi e feste su chi abita i borghi costieri.

Se appare innegabile l’apprezzamento da parte dei turisti per i grandi eventi estivi nell’ineguagliabile bellezza delle location costiere, il malcontento di residenti ed ospiti alloggiati, è in aumento.

L’insofferenza al traffico ed agli incidenti, all’aggiramento delle regole e dei parametri civili di vivibilità, al superamento dei valori d’inquinamento ambientale ed acustico, procurano vere e proprie fratture sociali ed economiche.

Si cerca di ricondurre il tema, alla contrapposizione giovani e vecchi, ma è realmente così o piuttosto è tutto da rivedere?

Nei giorni scorsi sono state date alcune notizie su social e giornali locali, che ci portano a riflettere sul giudizio che la comunità riserva al tema giovani e vecchi: ad Amalfi i residenti protestano per la musica notturna a tutto volume di feste spontanee di giovani, non autorizzate in piazza, idem a Maiori con l’aggravante di schiamazzi ed atti turbolenti in stile rissa da movida, infine a Minori, l’atteso “Minori in White”, sponsorizzato come “l’ultimo ballo”, sta già suscitando tensioni, avendo invaso da giorni, la spiaggia e gli spazi già esigui, a disposizione sul lungomare.

Questi sono solo gli episodi più recenti, che vanno ad allungare la lunga lista di quelli nei 13 comuni della Costa, in tutto il periodo estivo.

Ciò che risulta evidente a tutti, è la spaccatura sociale tra chi predilige quiete e riposo e chi sostiene che, con una politica di restrizione della “movida”, si condanna il territorio a diventare un luogo di villeggiatura per soli anziani.

Ma qual è il destino turistico della Costiera del terzo millennio, quello della terza età o quello che punta sui giovani?

Bella domanda! Partiamo dal presupposto che queste semplificazioni ideologiche in realtà non aiutano affatto, perché la cesura netta, giovani versus anziani, turisticamente in costiera non ha mai attecchito: la realtà è che ci sono giovani-vecchi e vecchi-giovani.

Detto questo, il dibattito tra la politica del “laisser faire” e quella dei divieti, peraltro impossibili da far rispettare, è un’inutile perdita di tempo.

Allora che fare, subire il caos o cercare una soluzione?

Una risposta diretta non c’è, per la scienza moderna esiste dell’ordine nel caos e del disordine nell’ordine, tuttavia nella contrapposizione tra svago estremo di musica e movida ed esigenza di ordine, tranquillità e riposo, ci sono due punti di partenza imprescindibili.

Il primo è che, per la programmazione sul territorio di eventi che presuppongono forti esternazioni di “vitalità”, vengano scelti solo siti adatti.

Il secondo è la necessità di un’efficace “mediazione” sociale tra le esigenze contrapposte. Potrebbe riuscirci il cosiddetto “Sindaco della notte”, figura incaricata di gestire e coordinare le attività notturne con l’obiettivo di garantire il divertimento, la sicurezza e il benessere di chi vive e frequenta la vita notturna, che è già un modello sperimentato in molte città europee. Non ci si può aspettare dei grandi risultati da semplici ordinanze antirumore o di rispetto del silenzio emesse dal comune!

Non riescono infatti, ad essere credibili, quando si consente ben altro: auto e moto rumorose ad alta velocità, smog e sosta selvaggia, ingorghi quotidiani e volume a palla in lidi e locali, per poi proibire ai giovanissimi, ciò che viene tollerato costantemente.

Così come non funziona più, la concorrenza tra comuni con l’accavallamento di eventi, sperperi di danaro pubblico, disorientamento della cittadinanza e dei turisti su come, dove e quando parteciparvi, al pari della scelta della location, che non può paralizzare interi paesi, bloccarli per giorni, dall’allestimento allo svolgimento dell’evento, fin’anche allo smantellamento.

È dall’età dell’oro del turismo italico, quello dei favolosi anni ’60, che sono nati questi temi, ed è da allora che li “attraversiamo” senza accettarli. Col nuovo millennio forse si potrebbe tentare finalmente di sbloccarli, magari attingendo proprio al ricco bacino di idee di quel periodo storico, che ancor oggi riesce offre fascinazioni.

È interessante la visione di un film, allegro ed anarchico, “L’incredibile storia dell’isola delle Rose“, che fa riflettere sulla possibilità di evasione e conflittualità offerte dall’Italia del boom economico, mostrandone però, anche il risvolto di prepotenza e austerità della classe politica. È la storia vera dell’Isola delle Rose, recentemente raccontata da un film del regista Sydney Sibilia.

L’attore protagonista è Elio Germano, un giovane ingegnere bolognese Giorgio Rosa, che diede vita a un visionario progetto, al largo della Riviera romagnola: costruire un’isola artificiale, poco fuori dalle acque territoriali. La piattaforma di circa 400mq, venne completata nel 1968, anno della contestazione studentesca, diventando un microstato indipendente: la Repubblica Esperantista dell’Isola delle Rose. Tutto vero, compreso il tentativo di ottenerne il riconoscimento da parte dello Stato italiano, nonché dell’Onu e del Consiglio d’Europa. L’Isola attirò l’interesse della stampa e soprattutto frotte di ragazzi da mezzo mondo, trasformandosi in mito, un caso internazionale ma un insormontabile problema politico per il Governo italiano.

Il film è in parte romanzato ma riflette la realtà dell’accaduto, e pur essendo una commedia, veicola un messaggio universale: il diritto naturale alla libertà non è una graziosa concessione dello Stato.

In realtà, come sostenne l’ingegnere Rosa, la costruzione dell’isola non volle “essere un atto di ribellione individuale, ma una precisa scelta commerciale, nel nome della libertà”. Quel che non è romanzato nel film è che l’11 febbraio 1969 i sommozzatori della Marina collocarono 675 kg di esplosivo sui pilastri dell’isola, che tuttavia resistette all”esplosione, 2 giorni dopo ci riprovarono con 1.080 Kg deformandolo ma senza farla cedere e, ad assestare il colpo di grazia fu invece la burrasca che si abbatterà alcuni giorni dopo.

La distruzione dell’Isola delle Rose rappresenta la prima ed unica guerra di aggressione della Repubblica Italiana, e per evitare che ciò potesse accadere di nuovo, l’Onu spostò il confine delle acque territoriali da 6 a 11 miglia nautiche…