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Musica in piazza ad Amalfi: tra gioia giovanile e sonni interrotti, due visioni a confronto

Il fatto: nella notte tra il 2 e il 3 agosto, nella Piazza della Bussola, una cassa accesa, musica nell’aria e una piazza che, all’improvviso, prende vita. Circa 80 persone – ragazzi, adulti, passanti – si ritrovano in un momento di festa spontanea. Un evento semplice, ma per molti significativo. Per altri, però, motivo di disagio.

Per i promotori dell’iniziativa, si è trattato di un gesto genuino e pacifico.
«Abbiamo acceso la musica e, in pochi minuti, la piazza si è riempita di persone. C’era voglia di stare insieme, di condividere un momento di allegria», racconta uno dei giovani presenti. «Non ci sono stati eccessi, nessun disordine. Abbiamo anche pulito tutto prima di andare via.»

amalfi piazza della bussola giovani e musica

Secondo molti giovani amalfitani, il vero problema è la mancanza di spazi: «Non abbiamo un luogo in cui ritrovarci, divertirci, vivere la nostra età. In altri comuni della Costiera ci sono eventi, locali, iniziative serali. Qui invece, ogni forma di aggregazione spontanea sembra vista come una minaccia. Amalfi rischia di diventare un paese per vecchi.»

Dietro la musica e i sorrisi, c’è anche un messaggio più profondo: la richiesta di uno spazio, di un riconoscimento, di un dialogo. «Non vogliamo disturbare, vogliamo esserci. Far parte della vita della città. Anche di notte.»

Ma non tutti hanno accolto quella notte con entusiasmo. Sui social, sono apparsi commenti duri da parte di residenti e turisti:
«Alle quattro del mattino la musica era ancora accesa. Era impossibile dormire, e non è giusto che il diritto al riposo venga ignorato», scrive una residente del centro storico.

C’è chi sottolinea che l’iniziativa, per quanto spontanea, non aveva alcuna autorizzazione: «La piazza è un bene comune. Organizzare un evento improvvisato con musica ad alto volume a notte fonda non è libertà: è mancanza di rispetto verso gli altri.»

Molti lamentano anche una certa insofferenza verso l’idea che il divertimento debba per forza passare per la musica ad alto volume: «Non è questione di età, ma di civiltà. Il rispetto reciproco passa anche dal capire che alle due, alle tre, alle quattro, la gente vuole dormire. Anche in una città turistica.»

Quello che è successo ad Amalfi mette in luce una frattura profonda, ma non irrisolvibile: da un lato una generazione che chiede spazio e ascolto, dall’altro cittadini che rivendicano il diritto alla quiete e al riposo.
Due esigenze legittime, che rischiano però di scontrarsi se non si trovano soluzioni condivise.

Forse è il momento di aprire un confronto serio tra giovani, istituzioni e residenti, per immaginare insieme una nuova idea di “vivibilità”: che contempli il divertimento, ma anche il rispetto. Che accolga la spontaneità, ma con regole condivise.

Perché una città viva non è quella che esclude, ma quella che sa armonizzare le sue voci.

(foto da fb)