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Lotta di classe da spiaggia: la new entry del 2025, dopo i divieti di balneazione e le spiagge “diversamente” libere.

Abbiamo letto di stabilimenti vuoti, prezzi troppo alti e salari troppo bassi, e l’Overtourism?

Quest’estate non si sa che fine abbia fatto, ma sembra ormai messo da parte per far posto a “Sua Maestà l’ombrellone“, assunto a nuovo simbolo della “lotta di classe del Bel Paese“, dove il mare non è più di tutti.

Allora avanti tutta col dibattito sulle spiagge “poco” libere e sul diritto di vacanza!

Qui in Costa d’Amalfi però sul tema mare, hanno tenuto ancora banco i divieti di balneazione: all’inizio a Maiori, poi ad agosto Minori, infine Vietri, dove Arpac ha riscontrato livelli d’inquinamento sopra la media, ed i sindaci hanno emesso le relative ordinanze di divieto.

Tutte di breve durata, tranne a Vietri, dove è stata un “lampo”: in 24 ore il tratto di mare interdetto è tornato “magicamente pulito”. Questi divieti e revoche hanno fatto riflettere tutta la comunità costiera, non solo i comuni interessati direttamente, perché al netto delle diatribe della politica locale, resta che “il mare è un bene di tutti ed è una risorsa che va protetta e salvaguardataseriamente e tutto l’anno.

È una delle nostre bellezze naturalistiche più importanti, al pari delle celebri siti d’arte e dei musei, tuttavia in questa estate anomala, tra dazi, guerre e clima strano con zanzare killer e pesci incattiviti che mordono in riva al mare, una domanda di fondo serpeggia prepotentemente.

I lidi sono davvero sempre accettabili sulle nostre spiagge?

Su questa domanda, dopo i controlli estivi in Penisola sorrentina, ed i recenti sequestri di ombrelloni e lettini a Vietri sul Mare e Cetara, si sono di nuovo “accesi i riflettori“, grazie a La Grande Onda, associazione da anni in prima linea per la tutela delle spiagge libere. Ieri c’è stata la segnalazione su di una spiaggia libera occupata da lettini, a “Bagni d’Arienzo a Positano. La Capitaneria di Porto ha tempestivamente avviato controlli, su tutto il litorale della Costiera Amalfitana, ed ora non resta che attendere i risultati.

In Italia l’accesso al mare è un diritto per legge, e non dovrebbe dipendere dal portafoglio, ma la realtà è diversa.

Il demanio marittimo pur essendo competenza statale, viene gestito di fatto dalle regioni, che pianificano direttamente le percentuali minime di spiagge libere. In Campania come anche in altre regioni come Emilia Romagna e Liguria, più del 90% del litorale è occupato da stabilimenti, e solo la Puglia si distingue, con spiagge attrezzate e libere ogni 200-300 metri.

Le associazioni ambientaliste sostengono che serve ivece, una legge nazionale non solo per le gare pubbliche ed i canoni aggiornati, ma soprattutto per le quote obbligatorie di spiagge libere, in tutte le regioni almeno al 50%.

I giorni scorsi sui media hanno spopolato anche le polemiche social sulle dichiarazioni del geologo Mario Tozzi, che “spiaggiato” a Naxos in Grecia, è intervenuto come cacio sui maccheroni!

Alla domanda su chi sostiene che la spiaggia libera è sempre sporca, ha tirato dritto: “Non mi risulta. Chi lo scrive confonde i balneari con degli spazzini. Attorno a me non vedo traccia di sporco, e non ci sono neanche i cestini. Chi trascorre la giornata al mare sa che deve riportarsi via i rifiuti. Anche da presidente del Parco dell’Appia Antica avevo deciso di toglierli, per non attirare topi e gabbiani.

Ma come si è arrivati ad una Italia quasi senza spiagge libere?

Il motivo di base è che alle spiagge non occupate dalle concessioni, non vengono sottratte quelle dove il mare è inquinato, non raggiungibile e dove gli ingressi sono contingentati.

Se è vero che l’industria della balneazione merita rispetto, dando lavoro a migliaia di persone, è altrettanto vero che i diritti dei cittadini sui beni comuni vanno difesi, se è vero che in Italia, non tutti possono più permettersi di andare in spiaggia!

Persino negli Stati Uniti, paese del mercato e della concorrenza, le coste sono libere, parte dell’identità nazionale, oasi naturali protette ma a disposizione di tutti. Il cittadino medio, anche benestante, carica il suo pick-up con ombrellone, seggiolino e ghiacciaia con le bibite, e va in spiaggia con la famiglia in totale libertà.

In Italia invece le spiagge stanno diventando motivo di frattura sociale e nuova frontiera della guerra tra ricchi e poveri.

L’estate 2025 però, sembra segnare un punto di svolta verso un mutamento culturale: il tradizionale modello di vacanza sotto file ordinate di lettini ed ombrelloni non risponde più ai bisogni ed alle possibilità economiche della maggioranza dei cittadini, tenuto conto anche dell’attuale contesto climatico che rende poco salutare la vacanza prolungata sotto il sole. Questa crisi può rappresentare quindi una buona opportunità per rinnovare l’offerta turistica in un rapporto nuovo tra cittadini, natura e spazi pubblici, più consapevole e soprattutto più responsabile, al pari di molte altre parti d’Europa.