Logo
John Steinbeck e la magia di Positano nell’articolo del giornalista Antonio Corbisiero

Riportiamo l’interessante articolo a firma del collega ed amico Antonio Corbisiero pubblicato su “Il Mattino” di Salerno dal titolo: “Steinbeck a Positano, tra personaggi e luoghi mitici”: “L’editore Donzelli ha appena mandato in libreria un volume dall’accattivante copertina e dal titolo ad effetto, “Un caldo infernale. Pagine di viaggio e di vacanza. Scrittori e scrittrici a zonzo per il Belpaese”, a cura di Eleonora Carantini, una collezione di estratti di testi di diversa provenienza firmati dagli autori più importanti della letteratura: Louisa M. Alcott, Charles Dickens, Mary Shelley, Mark Twain, Virginia Woolf ed altri. Con un canone che pesca dall’Ottocento fino alla contemporaneità – con Zadie Smith che nel 2018 visita Roma – questa raccolta è letteralmente un resoconto di autori “a zonzo per il Belpaese”. Tra le pagine del libro c’è anche una Positano raccontata da John Steinbeck. È il 1952 quando lui e sua moglie Elaine decidono di fare una vacanza a Positano.
L’elogio di Moravia
A parlare loro per la prima volta della cittadina è Alberto Moravia, definendola “il posto più bello d’Italia”. I coniugi Steinbeck lasciano dunque Napoli e viaggiano verso la costiera amalfitana in gran carriera, con un’auto che sfreccia sulle strade a strapiombo sul mare con un “automobilismo italiano al massimo splendore”. Rimangono subito affascinati da Positano, dalla bellezza naturale del territorio, dalla vivacità dei suoi abitanti. Come nota Steinbeck nel suo resoconto di viaggio, infatti, “ci siamo accorti di quale fosse la principale materia prima di Positano: i personaggi”. Dal pescivendolo Giovanni che traballa per le scale del paese con una cesta di pesci sul capo, al calzolaio amico di Dino Grandi e del generale Clark. Positano è una miniera di caratteristi e personalità che Steinbeck si diverte a tratteggiare. L’affinità con il luogo è così profonda che lo scrittore avverte subito il timore che possa essere profanato o invaso dai turisti. È la passione che nutre per Positano lo spingerà poi a scrivere un piccolo libro dedicato alla sua storia, ai suoi usi e costumi, e alle leggende del territorio. Positano colpisce profondamente. È un posto di sogno che non vi sembra vero finché ci siete ma di cui sentite con nostalgia tutta la profonda realtà quando l’avete lasciato. Le sue case si arrampicano su un pendio talmente ripido da sembrare una scogliera, se non fosse per le scale che vi sono state tagliate. L’acqua della piccola baia ricurva, di un blu e verde incredibili, lambisce dolcemente una spiaggia di piccoli ciottoli. Il proprietario dell’Hotel Sirenuse è un nobile italiano, il marchese Sersale, che all’epoca è anche il sindaco di Positano, un bell’uomo sulla cinquantina, che veste come un pescatore e ha un monte di daffare come sindaco. È un archeologo, un filosofo e un amministratore. Qui sono più o meno tutti parenti – dice – e se succede qualcosa non è molto diverso da una lite in famiglia, e, ch’io sappia, non giova a niente mettere becca nelle discussioni familiari. Il sindaco è sempre su e giù per Positano. Porta vecchi calzoni, camicia di fuori e sandali. Dà udienza ovunque, dove si trova: su uno scoglio o picco sul mare, appoggiato al bancone di un bar, raggomitolato sulla spiaggia o mentre nuota. Poche sono le cose che sbriga in Comune. Steinbeck nel suo racconto su Positano dà anche delle notizie storiche. Questo piccolo centro – scrive – ha avuto un notevole passato. Come parte della Repubblica di Amalfi nel nono, decimo e undicesimo secolo, contribuì alla prima raccolta di scritti di leggi marittime che si conoscono, nelle quali furono sanciti i diritti dei naviganti. Nel decimo secolo fu uno dei centri commerciali più importanti del mondo, in gara con Venezia. Non avendo porto, le sue navi erano tirate a riva a mano, dalla popolazione”.