Ischia: l’isola riparte dagli alberi del suo Monte Epomeo con un piano di riassetto vegetativo da 10milioni di euro.
Ischia detta anche l’Isola Verde, per il colore del suo tufo spettacolare, è un territorio molto “fragile”: per ridurre il rischio idrogeologico che interessa una parte consistente del suo territorio, si è deciso di puntare sulla valorizzazione del patrimonio boschivo, con un importante progetto di cura e tutela degli alberi.
Le frane degli ultimi anni infatti, sono state indubbiamente favorite dall’incuria del verde, dalla mancata pulizia degli alvei, oltre che dall’abusivismo intensivo che in qualche caso si è spinto addirittura sulle pendici del Monte Epomeo.
Il progetto di restauro ecologico delle aree danneggiate dalla frana, prevede un investimento di circa 10milioni di euro complessivi, dei quali 4 sono già stati stanziati, con l’obbiettivo di ridurre il rischio di sradicamento e ribaltamento degli alberi, se dovessero verificarsi nuovi episodi franosi, privilegiando piante a basso fusto nei settori più fragili.
Si tratta di un piano di riassetto vegetativo vero e proprio che interesserà il Monte Epomeo, una volta individuate le sue aree più a rischio e le relative strategie operative d’intervento.
Il Commissario Straordinario di Governo per la ricostruzione di Ischia, nominato nel 2022 a seguito del sisma del 2017, l’avv.Giovanni Legnini, ha definito il fine del piano come di “Sicurezza e bellezza per il futuro dell’isola”.
L’Epomeo in effetti è la montagna che domina l’isola d’Ischia, custode di miti e punto di visuale privilegiato sui panorami più belli del mondo: una terra avvolta dalla macchia mediterranea, nel mezzo di un mare caldo, che ribolle dalle viscere della terra.
Un’ora di aliscafo raggiunge questa meraviglia e con il mare alle spalle, si arriva a Serrara Fontana, il borgo tra i più alti dell’isola, passando per campagne e vigneti in poco meno di 50km di terra.
Durante la salita, il Mediterraneo brilla a levante, compare l’isolotto di Sant’Angelo e l’orizzonte viene inghiottito dagli alberi sempre più fitti, che intervallano le frazioni sparse qua e là fino alla cima dell’Epomeo, su di un dislivello di 400metri, solo in apparenza inaccessibile, che fino ad un passato nemmeno tanto remoto, si percorreva in groppa agli asinelli che portavano su e giù i turisti.
La cima svetta sopra l’isola, per un’altezza di 787metri e dalla strada asfaltata, una mulattiera si addentra nel bosco di castagni, che caratterizza il versante nord. Insieme ad altre varietà arboree come il pioppo argentato e le querce, offre un ambiente fresco dove il sole filtra a malapena, che molto apprezzato dagli escursionisti.
Tra le tracce antiche di terrazzamenti coltivati a vigneto a valle, e la presenza di ginestre che colorano il paesaggio, la mulattiera cede il posto a sentieri impervi, scavati nel tufo verde, che rivelano lentamente la cima man mano che la vegetazione si dirada e rimane solo il turchese fino all’orizzonte.
Tra grotte nascoste, un eremo antico ed un belvedere inarrivabile, la vista spazia verso il Golfo di Napoli perdendosi nella spaccatura del terremoto che nel XIX secolo distrusse Casamicciola spaccando la montagna.
Sul percorso anche l’antica chiesa di San Nicola, scavata nel tufo, l’eremo ristrutturato e sul punto più alto dell’isola, dove si delineano le isole di Procida e Capri e la costiera sorrentino-amalfitana sullo sfondo delle pendici del Vesuvio.






