Quello che tutti sanno ma che nessuno vuole dire: "il fumo va all'aria e l'acqua alla valle".
|Goletta Verde in Costa d’Amalfi: una fotografia aggiornata del nostro mare. Tante Vele Blu ma anche qualche persistente criticità.
Quest’anno a giugno, deliziati dalle notizie del passaggio per nelle nostre coste di cetacei, foche minache e tartarughe, abbiamo appreso anche con soddisfazione, delle tante località che hanno guadagnato tre vele in Costa d’Amalfi, nella Guida “Il mare più bello 2025” di Legambiente e Touring Club Italiano: Atrani, Cetara, Massa Lubrense, Positano, Maiori, Minori, Conca dei Marini, Amalfi, Ravello, Furore, Vietri sul Mare e Praiano.
È di ieri invece, la comunicazione dell’esito del monitoraggio di Goletta Verde lungo la costa campana, che Legambiente ha reso noto, alla presenza della Direzione ARPAC.
Si tratta di una fotografia sullo stato di salute dei nostri mari ed i risultati quest’anno purtroppo confermano le criticità già note, riguardo le foci di fiumi e canali.
Tra i sette punti fortemente inquinati del salernitano che interessano la Costa d’Amalfi, è sempre presente la foce del Regina Minor nel comune di Minori, oltre a quella del fiume Irno a Salerno, che grazie alle correnti marine spesso influenza le nostre coste, a partire da Vietri sul Mare, il comune cosiddetto “Porta della Costiera”.
Oltre ai dati sulla qualità delle acque, i tecnici di Goletta Verde verificano le informazioni date alla cittadinanza in merito ai divieti di balneazione, e purtroppo nel 77% dei punti campionati, pare non sia stata riscontrata la presenza di segnalazioni e cartelli informativi.
Le foci dei fiumi non sono per definizione balneabili, e purtroppo proprio per questo si finisce per equivocare la realtà della situazione, infatti in prossimità delle foci si creano sempre spazi di spiaggia libera utilizzata dai bagnanti, per nulla consapevoli dei potenziale rischi sulla salute, dell’acqua inquinata non del tutto idonea alla balneazione, soprattutto per i bambini, gli anziani ed i soggetti più vulnerabili.
È indicativo che anche sul sito di “Arpac Balneazione”, non vengano più riportati, come in passato, i dati relativi alle foci dei nostri fiumi, che essendo per definizione non balneabili non vengono più inseriti nell’elenco dei siti disponibili.
I cittadini non disponendo più di alcuna indicazione, restano di fatto del tutto ignari della qualità delle acque di balneazione in tali aree, sprovviste in loco, anche di cartelli informativi sulla qualità dell’acqua.
In realtà oggi sono stati elaborati metodi sempre più semplici ma molto efficienti, per individuare scarichi non a norma in fiumi e torrenti, spesso utilizzati non solo da abitazioni isolate, ma anche da intere frazioni residenziali non ancora del tutto collettate alla rete fognaria, i cui reflui non trattati “viaggiando” lungo i torrenti giungono fino al mare.
I rischi maggiori si riscontrano subito dopo eventi meteorici intensi, le cosiddette “bombe d’acqua”, dato che il trattamento di prima pioggia, risulta spesso assente o insufficiente seppur in presenza di depuratore primario, quando la rete non distingue acque nere e bianche.
Un problema rilevante, tenuto conto degli eventi climatici sempre più estremi, e le grandi quantità di acqua lurida di oli, benzina e materiali vari raccolti dalle strade cittadine con la pioggia.
Come recita un antico proverbio popolare, “il fumo va all’aria e l’acqua alla valle”, quindi per individuare scarichi fognari abusivi in fiumi e torrenti, non resta che darsi da fare utilizzando tutte le tecniche moderne disponibili: dall’analisi dei dati ambientali, all’uso di droni e sensori che rivelano colore e schiume anomale, nonché l’analisi chimica delle acque.
Queste tecniche permettono di mappare con precisione le fonti di inquinamento e di monitorare la qualità dell’acqua in modo più efficace rispetto ai metodi tradizionali, e con l’azione di controllo delle autorità competenti, contribuiscono a ridurre l’inquinamento dei corsi d’acqua e a preservare la salute dell’ambiente.








