Atrani, torna la luce nella Chiesa del Monastero: un raggio di speranza per tutta la comunità
Le campane della Chiesa del Monastero, dedicata a Santa Geltrude e Santa Rosalia, hanno suonato a festa. Questa volta, però, il loro rintocco portava con sé una notizia attesa da tempo: la navata è tornata a illuminarsi.
Dopo settimane di buio e difficoltà, la Parola di Dio ha risuonato di nuovo, chiara e potente, accompagnata dal suono dell’organo, nelle alte volte che custodiscono secoli di preghiera e memoria.
“Saldi nella speranza contro ogni speranza”: è stata questa la forza che ha sostenuto chi si è speso per restituire alla comunità uno dei suoi tesori più preziosi. Il Monastero non è solo un luogo di culto: è un frammento vivo della storia di Atrani, custode di ricchezze spirituali e sociali che non possono andare perdute.
Al fianco del parroco, don Christian Ruocco, tanti hanno contribuito a superare l’“increscioso problema” dell’assenza di elettricità: dai devoti alle istituzioni, dai volontari ai giornalisti che hanno dato voce alle preoccupazioni. Un ringraziamento speciale è andato al sindaco Michele Siravo, a Giovanni Proto, responsabile del Santuario di Santa Maria del Bando, all’amministrazione del Conservatorio di Santa Rosalia e a Rino Ruocco, simbolo di una comunità che non si arrende.
Questo lavoro corale ha permesso di riaprire le porte della Chiesa del Monastero, che ora potrà continuare la sua missione di evangelizzazione, annuncio e servizio. Le luci che oggi illuminano la navata non sono solo lampade accese, ma il simbolo concreto di ciò che una comunità unita può realizzare, anche nei momenti più bui.
Preservare luoghi come questo non è soltanto un atto di conservazione del passato: è un investimento sul futuro. Le mura antiche, i suoni, i simboli e le tradizioni che si tramandano da generazioni sono radici che tengono saldo un popolo, impedendogli di smarrirsi. In un’epoca in cui tutto corre e si trasforma, proteggere la memoria storica e spirituale significa dare alle nuove generazioni un punto fermo, un orizzonte da cui partire per costruire ciò che verrà. Perché un futuro senza memoria è come una luce senza fonte: destinato a spegnersi.
Come recita la frase che i fedeli amano ripetere in queste ore: “Nulla impedirà al sole di sorgere ancora, nemmeno la notte più buia.” E ad Atrani, oggi, il sole è tornato a splendere anche dentro le mura di pietra antica.

