«Premetto che solitamente non scrivo post su Facebook — esordisce Quintiliani — ma leggendo alcuni commenti sugli ultimi eventi della movida ad Amalfi sono rimasto senza parole». Il giovane racconta di vivere gran parte dell’anno a Napoli per motivi di studio, ma anche perché «è una città più attiva rispetto a quello che Amalfi sta diventando».
Il cuore del suo intervento riguarda la mancanza di spazi per i giovani: «Alcuni miei amici e compaesani stanno cercando di colmare questa assenza organizzando piccoli festini, che però qualcuno arriva a definire “abusivi”. Dopo il successo del primo sabato, è stata organizzata un’altra festa a sorpresa, con una semplice cassa e un taglio di anguria».
Durante questi raduni, ammette, non sono mancati momenti di tensione: «Può capitare che qualcuno esca di casa già con cattive intenzioni. Nonostante questo, bisogna farsi forza e andare avanti».
Tra le lamentele più ricorrenti, la musica alta: «Sono d’accordissimo che il giorno dopo molti debbano lavorare — scrive — ma bisogna anche rendersi conto del posto in cui viviamo e delle occasioni che offre… purtroppo, pari a zero».
Per Quintiliani, la piazzetta con i due unici locali notturni è l’unico punto di ritrovo, e questo fenomeno è amplificato dall’assenza di spazi in tutta la Costiera: «Maiori non ha luoghi di ritrovo, Minori non ha luoghi di ritrovo, Ravello non ha luoghi di ritrovo, Atrani idem… e così via».
Lo studente invita la comunità a riflettere e smettere di pensare solo ai guadagni immediati: «Tanto li guadagnerete lo stesso. Vorrei che ci trattassimo come amici: alla fine siamo un paese, e almeno questo dovrebbe unirci».
Il suo appello è chiaro: basta lamentele sterili e più collaborazione per soluzioni concrete. «Se ognuno di noi impiegasse lo stesso tempo che dedica a lamentarsi per fare qualcosa di concreto, oggi vivremmo tutti più sereni e soddisfatti».




