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Homenaje por Astor Piazzolla

Questa sera, alle ore 20,30, sul belvedere di Villa Guariglia, a Raito di Vietri sul mare, prenderà il via la XXVIII edizione dei Concerti d’Estate, con il Martucci ensemble, con al bandoneon Giuseppe Scigliano. Il concerto saluterà un preludio con l’arte visiva con un omaggio a Manuel Cargaleiro” a cura del Liceo Artistico “Sabatini-Menna” di Salerno         

Con Astor Piazzolla, che sta al tango come Miles Davis sta al jazz, nasce il tango moderno. Il suo genio è il primo a sperimentare vie musicali nuove, il tango con il jazz, con altri impasti sonori, altri strumenti e armonie. Piazzolla, grande incompreso, esule volontario per anni in Italia, dove canta con Milva e suona con Tullio De Piscopo, Piazzolla che è genio di oggi, perché negli anni ’60 e ’70 la sua musica non poteva piacere ai puristi, ma neanche ai giovani che amavano la novità del rock, oggi, nel centenario della sua nascita, ci obbliga ad una riflessione su di un’eredità vastissima e non semplice da tramandare. La XXVIII edizione dei concerti d’Estate di Villa Guariglia, organizzata dal Cta di Salerno, in sinergia con il Conservatorio G. Martucci di Salerno, tributa al padre del tango moderno un doveroso omaggio. Ci addentreremo, stasera, sul Belvedere di Villa Guariglia, sin dalle ore 20,30, ove ci sarà un preludio con l’arte visiva con un omaggio a Manuel Cargaleiro” a cura del Liceo Artistico “Sabatini-Menna” di Salerno, nel mondo sonoro di Piazzolla con il Martucci Ensemble, Giuseppe Scigliano al Bandoneon, Giovanni Barbato e Rosa Martinangelo al violino; Antonio Grande alla chitarra, Emanuele D’Andria al violoncello Pier Giorgio Satriano al contrabbasso. Il quintetto rimase sempre la formazione preferita da Astor Piazzolla. Nel 1960 formò il suo primo ensemble. I cinque strumenti solisti riuscivano a interpretare agilmente l’elettrica vitalità di Buenos Aires, con una varietà melodica e armonica sconosciuta alle grandi compagini orchestrali. Ad inaugurare la serata, il quintetto, formazione d’elezione di Astor, che esordirà sulle note di Doble concierto per Bandoneòn e chitarra che c’introdurrà in questa sorta di distillato dell’orchestra di Tango tradizionale. Il Doppio Concerto per chitarra, bandoneon e orchestra d’archi, “Hommage à Liège”, viene composto per partecipare a marzo del 1985 al Quinto Festival Internazionale della Chitarra di Liegi; lo eseguono lo stesso Astor Piazzolla e il chitarrista Cacho Tirao accompagnati dall’Orchestra Filarmonica di Liegi diretta dal compositore cubano Leo Brouwer. Il concerto è articolato in tre movimenti: Introduzione, Milonga e Tango. Il movimento iniziale, indicazione di tempo Lentamente, è riservato ai due strumenti solisti che, senza il supporto orchestrale, sembrano improvvisare; la musica esprime soprattutto solitudine. La Milonga è un genere musicale simile al Tango ma è meno accentata essendo principalmente un’opera vocale, tradizionalmente un duetto in forma di domanda e risposta. Qui i due solisti mantengono il dialogo precedentemente iniziato, ma sono accompagnati dal ritmo pulsante dell’orchestra. Il movimento finale è proprio l’espressione del Nuovo Tango e Piazzolla inserisce anche effetti di percussione, impone ai solisti di schiaffeggiare i propri strumenti. Per tutti gli anni ’60 e ’70 Piazzolla alterna all’attività creativa, concertistica e discografica come solista e in ensemble la stesura di lavori di più ampio respiro l’“operita” Maria de Buenos Aires. Scritta nel 1968 a quattro mani con il poeta Horacio Ferrer, con cui Piazzolla collaborò a lungo, la pièce è dedicata a Milva e racconta attraverso un testo complesso, involuto, onirico, le vicende umane di Maria, una giovane donna innamorata del tango e dedita alla prostituzione,  la sua morte e la discesa agli inferi. La morte è per Maria una sorta di catarsi, perché attraverso essa la sua ombra ritrova la verginità  e rinasce partorendo una bambina che porta il suo stesso nome. Tra le righe del libretto appaiono come fantasmi altri personaggi, che vivono tra sogno e realtà: ladri, prostitute, marionette;   gli psicanalisti, che Maria incontra dopo che “è morta per la prima volta”; e infine il bandoneon,  con le pieghe del suo mantice  e con il “torbido avorio dei tasti”, che  diventa il simbolo del Male che ha travolto Maria, simbolo  e metafora a sua volta della città di Buenos Aires. Dall’operita piazzolliana ascolteremo Alevare, il Prologo dell’opera, Fuga y Misterio dagli elegiaci e stranianti paradigmi del nuevo tango, per chiudere con l’Allegro tangabile, un gioco di parole e di ritmi in cui si intrecciano melodie giocose, con una conclusione elegantemente originale. L’abbraccio del tango, colmo di bisogni, sogni, desideri e oblii, attraverso un rito che si consuma sempre uguale, lo si ritroverà nella milonga del Angel la pagina che insieme a la “Muerte del Angel”, va a comporre la cosiddetta “Suite dell’angelo”, formata da quattro movimenti, creata da Piazzolla per le musiche di scena di “Tango del Ángel”, opera teatrale dello scrittore Alberto Rodríguez Muñoz. La milonga è inizia con accordi spezzati al basso, seguiti da una linea melodica al violino, quindi quasi inosservato, il bandoneon sembra assumere un ruolo da protagonista, accentuando il carattere nostalgico del brano. La melodia si fa più complessa ed emotiva, finché non appare una seconda sezione che dà una pausa al dramma, dominata da un sensuale assolo di violino. Poi il bandoneon riacquista importanza, eseguendo una variazione sul tema del violino. Il tema si intensifica fino a raggiungere la coda, riducendosi in una serie di accordi, proprio come aveva iniziato il brano. La “Muerte dell’Angel” è un brano caratteristico dello stile di Piazzolla, in cui le fondamenta del tango tradizionale vengono dissolte. Si tratta di una fuga a tre voci in cui il ritmo e il tempo del brano sono accelerati, e spesiati con elementi jazzistici. La pagina è dichiaratamente narrativa e presenta l’angelo che viene aggredito e ucciso con una coltellata. Si proseguirà con Adiós Nonino, dedicata al padre Vicente “… ha un tono intimo – scrisse lo stesso autore – sembra quasi funebre e, senza dubbio, questo tango, nel genere ruppe tutto. Era un periodo in cui quasi tutti i temi avevano un ritmo molto incalzante, invece, Adiós Nonino terminava al contrario, come la vita, se ne andava uscendo, si spegneva”. Vuelvo al Sur”, un meraviglioso e struggente tango la cui musica è stata composta da Astor Piazzolla e il testo da Fernando Solanas che fa parte della colonna sonora del film Sur di cui è regista lo stesso Fernando Solanas e parla del ritorno, alla fine della dittatura, in Argentina. Quindi un altro grande classico, Violentango non vicinissimo a certo “purismo” filologico per spaziare liberamente tra contaminazioni varie ritenendo e rendere un buon servizio allo spirito del Tango, nato anch’esso dalla commistione di ritmi, etnie, musiche, suggestioni incontratesi quasi per caso nei vicoli e nei bordelli di Buenos Aires. Chiusura con Michelangelo 70 scritto nel 1970 in onore del Michelangelo Nightclub di Buenos Aires, dove Piazzolla si esibiva spesso. Tango energico, elegante e molto dinamico, perfetto per ballare, la cui caratteristica principale è che la melodia è costruita su sole quattro note, con il quale si darà il via all’applauso e ai fuoriprogramma di quella danza simbolo ossessivo di un popolo che si era messo finalmente in moto, in “viaggio”, con la sua musica, il suo simbolo, il mito del tango che allora ri-nasceva.