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Gaza: Chiesa bombardata con preti e bambini. Cosa aspettiamo a dire basta?

Gaza: Chiesa bombardata con preti e bambini. Cosa aspettiamo a dire basta?

Una chiesa è stata colpita a Gaza. Dentro c’erano bambini, famiglie, due sacerdoti cattolici. Non è la prima volta. Non è un “errore isolato”. È l’ennesimo atto in una guerra che ha già superato ogni limite. E a questo punto dobbiamo avere il coraggio di chiamare le cose col loro nome: questa è una strage. E il mondo non può più restare in silenzio.

Perché condannare la Russia per l’aggressione in Ucraina non ci rende “antirussi”, ma condannare la guerra condotta da Israele a Gaza ci fa etichettare come “antisemiti”?
No, criticare Israele non è antisemitismo. È umanità. È coerenza. È dovere morale, specie se a morire sono civili innocenti, tra cui oltre 100 bambini rifugiati in quella chiesa cattolica.

“Erano terrorizzati. E avevano ragione.”

Le parole sono di padre Ibrahim Faltas, vicario della Custodia di Terra Santa, in contatto diretto con i due sacerdoti rimasti nella Chiesa della Sacra Famiglia di Gaza, ultimo rifugio cristiano nella Striscia.
Nell’intervista rilasciata ad Avvenire, racconta del boato, del crollo, delle urla. Dei feriti gravi trasportati in un sistema sanitario che ormai non esiste più.
Parla di 541 sfollati, tra cui centinaia di bambini, alcuni nati sotto le bombe. Parla di un’intera comunità sotto assedio, che nessuna indagine o “rammarico ufficiale” può più giustificare.

La guerra ha superato il confine della legittima difesa

Sì, terribile è stato l’attacco di Hamas del 7 ottobre. Lo abbiamo condannato. Ma ora siamo davanti a una rappresaglia sproporzionata, sistematica, devastante, che ha già provocato – secondo stime delle Nazioni Unite – oltre 38.000 morti, tra cui un numero incalcolabile di donne, anziani, bambini.
Non c’è giustizia nel colpire scuole, ospedali, chiese, nel raderle al suolo e poi dichiarare che “si aprirà un’inchiesta”. Non c’è più scusa.

Gaza non esiste più

Secondo uno studio della Hebrew University basato su immagini satellitari, il 70% degli edifici di Gaza è stato distrutto. Il racconto dei residenti è anche peggiore. “Gaza è irriconoscibile, due terzi della popolazione è sfollata”, spiega ancora padre Faltas. “Non esiste un luogo sicuro. Nemmeno le chiese”.

Basta. Basta odio. Basta vendetta.

Dove sono le voci dei governi? Dove sono le proteste ufficiali, le mozioni parlamentari, le condanne pubbliche?
Siamo capaci di condannare l’invasione russa, e facciamo bene. Ma dobbiamo essere capaci anche di condannare questa offensiva disumana e sistematica, portata avanti in nome della difesa ma trasformatasi in una vendetta senza fine.

Molti ebrei in tutto il mondo – anche in Israele – non sono d’accordo con quanto sta accadendo. Non vogliono questa guerra, non accettano questa logica del “colpire tutti per punire pochi”.

Allora chi siamo noi, per restare zitti?


Abbiamo il dovere di alzare la voce. Ora.

Per la sacralità della vita umana. Per quei preti che ancora rischiano la vita restando accanto ai poveri. Per quei bambini nati sotto i bombardamenti.
E per la nostra dignità, come cittadini, come credenti, come esseri umani.

Non è mai troppo presto per dire basta. Ma potrebbe presto essere troppo tardi.