Due anni senza Giuseppe Liuccio: l’indimenticabile poeta di Trentinara e la sua Costiera Amalfitana, il ricordo di Sigismondo Nastri
18 luglio 2025 | 10:12
Da sinistra: Sigismondo Nastri, Salvatore Quasimodo, Giuseppe Liuccio
Ricorda Giuseppe Liuccio, poeta di Trentinara e della Costiera Amalfitana, a due anni dalla scomparsa. Un omaggio al suo amore per la terra e la cultura
Due anni senza Giuseppe Liuccio: l’indimenticabile poeta di Trentinara e la sua Costiera Amalfitana, il ricordo di Sigismondo Nastri
GIUSEPPE LIUCCIO
DUE ANNI DOPO
Sono trascorsi due anni dalla morte di Giuseppe Liuccio e ne sentiamo ancora la mancanza.
Come scrissi allora, egli aveva avuto due amori. Uno, istintivo, testimoniato da una lirica, “Chesta è la terra mia”, appassionata, di forte carica emotiva, scritta in puro cilentano, dedicata a Trentinara, il luogo che gli aveva dato i natali il 1° maggio 1934: 《Si viri nu paese abbandunato / co quatto case nzimma no sderrupo, / na vecchia ca è cchiù vecchia re le mmura, / cchiù ghianca re le pprete re la via, / Chesta è la terra mia! …》
L’altro amore, la Costa d’Amalfi, dove aveva trascorso molti anni, insegnando al liceo, formando generazioni di giovani, svolgendo intensa attività politica.
Era stato amministratore comunale e presidente dell’Azienda di soggiorno e turismo di Amalfi; poi, in tempi più recenti, amministratore di quella di Maiori. Aveva collaborato alle iniziative del GustaMinori. L’idea, l’organizzazione e la valorizzazione del concorso di letteratura gastronomica legato a quella manifestazione portano il suo marchio di fabbrica (con la “complicità” del caro indimenticabile Ezio Falcone).
Era giornalista, poeta, scrittore di fine sensibilità. Saggista brillante, sempre propositivo.
Gli sono stato amico, da quando approdò ad Amalfi come professore al liceo, legandosi subito ai suoi allievi, che gli hanno voluto bene e gli sono rimasti devoti. Sapeva guardare a un orizzonte lontano, la sua visione dei problemi del territorio spaziava oltre il presente.
Fu lui a portare ad Amalfi Salvatore Quasimodo, a indurlo a scrivere quello “Elogio”, che è un testo di pura poesia, in prosa, dedicato alla Città erede della più antica repubblica marinara; e poi a chiamare Alfonso Gatto a presiedere un premio letterario. A far venire a Maiori Maria Luisa Spaziani e David M. Turoldo, nel settembre 1970, quindi, Mario Luzi nel dicembre 2004.
Sono passati due anni e continuo a conservarne la memoria con lo stesso affetto e con immutato rimpianto.


