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Capri soffoca sotto il peso del turismo con 50mila arrivi al giorno e servizi inadeguati

Capri è un luogo in cui la bellezza paesaggistica, la storia millenaria e la cultura si intrecciano per offrire ai visitatori un’esperienza indimenticabile. Tuttavia, dietro questa facciata da cartolina, si cela una realtà sempre più problematica: quella dell’overtourism.
Basti pensare che sull’isola azzurra, in alta stagione, sbarcano in media circa 50mila turisti al giorno. Un numero impressionante, se si considera che l’isola conta poco più di 10mila residenti. I tour operator propongono pacchetti “tutto incluso” che trasformano l’esperienza di viaggio in una corsa contro il tempo: comitive che approdano la mattina, visitano in fretta e furia le attrazioni principali e ripartono nel tardo pomeriggio, dopo aver congestionato la Piazzetta, i vicoli stretti e i trasporti locali.
Questo flusso incessante di visitatori comporta gravi ripercussioni sulla qualità della vita degli abitanti. Molti capresi, costretti a lavorare sulla terraferma, si ritrovano a dover lottare per trovare posto su aliscafi e traghetti, condivisi con masse di turisti. Alcuni raccontano di aver dovuto “sgomitare” per poter semplicemente tornare a casa.
A questa pressione costante si somma l’assenza di servizi adeguati. La mobilità interna risulta difficoltosa anche per i residenti, mentre il diritto alla casa sta diventando sempre più un miraggio: molte abitazioni vengono trasformate in strutture ricettive, con l’effetto di far lievitare i prezzi degli affitti e ridurre la disponibilità di alloggi per chi vive e lavora sull’isola.
L’Unione Consumatori ha lanciato più volte l’allarme, chiedendo misure straordinarie per salvaguardare i diritti dei cittadini e garantire uno sviluppo turistico più equilibrato. La situazione, dicono, è ormai al limite della sostenibilità.
L’overtourism non è un problema solo campano: si tratta di una crisi globale che riguarda tutte le mete turistiche ad alto richiamo. È il risultato di un modello economico che punta alla quantità, più che alla qualità. Ma se da un lato il turismo rappresenta una risorsa vitale per l’economia locale, dall’altro rischia di comprometterne irreversibilmente il tessuto sociale, ambientale e culturale.
La domanda da porsi è: a chi appartiene un luogo? Solo ai turisti che lo attraversano per qualche ora, o anche – e soprattutto – a chi ci vive ogni giorno? La risposta dovrebbe guidare le scelte politiche e amministrative del futuro.
Occorre ripensare il turismo in chiave sostenibile, con limiti giornalieri agli ingressi, incentivi per la destagionalizzazione e investimenti in infrastrutture pensate non solo per i visitatori, ma prima di tutto per i residenti. Solo così si potrà evitare che paradisi come Capri si trasformino in parchi a tema senz’anima, affollati ma vuoti.