La chiamata d’allarme è giunta alla centrale alle 15:16: chi chiedeva aiuto segnalava una perdita di coscienza del paziente, poi rientrata, con il malato che era tornato vigile e in respiro autonomo. La situazione, in un primo momento, è stata valutata come codice giallo, ovvero un’urgenza differibile. Tuttavia, i mezzi di soccorso sull’isola erano entrambi impegnati: l’ambulanza medicalizzata stava assistendo un altro paziente colpito da infarto in fase di trasferimento verso Napoli tramite elicottero, mentre l’ambulanza di tipo B, priva di medico a bordo, era impegnata – come avviene regolarmente ogni martedì e venerdì – nel trasporto a Napoli di sangue e campioni biologici.
Unica risorsa disponibile sull’isola era un piccolo mezzo elettrico, adatto però solo a zone impervie e non utilizzabile in casi di emergenza maggiore.
Alle 15:40, una seconda telefonata al 118 segnalava un nuovo arresto cardiaco del paziente, che a quel punto veniva classificato codice rosso, la massima urgenza. Conclusa l’emergenza precedente, il mezzo medicalizzato si è liberato e ha preso in carico l’intervento, ma è giunto sul posto solo alle 16:05, ben 25 minuti dopo l’allerta rossa – superando il limite massimo previsto di 18 minuti per interventi di massima urgenza.
Nonostante i tentativi di rianimazione, il paziente è deceduto alle 17:00.
L’episodio riaccende il dibattito sulle insufficienze del servizio sanitario d’emergenza a Capri, dove la disponibilità di ambulanze e personale medico risulta spesso non adeguata alla domanda, soprattutto nei periodi di maggiore afflusso turistico. Le autorità locali e sanitarie sono ora chiamate a fornire chiarimenti e a valutare eventuali responsabilità.



