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Positano, il Mulino di Arienzo tra storia e abbandono: piccoli segnali di rinascita per un gioiello dimenticato

A Positano, incastonato tra le scogliere e i profumi intensi della Costiera Amalfitana, si trova un luogo dal fascino intramontabile ma da troppo tempo dimenticato: lo storico Mulino di Arienzo. Da anni in stato di abbandono e degrado, oggi questa antica struttura potrebbe finalmente intravedere una possibilità di rinascita. Alcuni piccoli interventi di pulizia, recentemente avviati, lasciano infatti ben sperare in un progetto più ampio di recupero e valorizzazione.
Il Mulino di Arienzo vanta origini millenarie, risalenti all’epoca dell’imperatore Tiberio. Secondo la tradizione, fu un suo liberto a costruirlo per macinare grano e altri cereali destinati all’isola di Capri, dove l’imperatore aveva stabilito la sua dimora imperiale. Un luogo, quindi, non solo funzionale ma strategico, collegato agli approvvigionamenti della corte imperiale romana.
Dopo secoli di oblio il Mulino tornò alla luce nei primi del Novecento grazie all’intervento del russo Michail Semenov, segretario del celebre impresario Sergei Diaghilev. Durante la Prima guerra mondiale, Semenov acquistò l’allora rudere e lo trasformò in una lussuosa residenza sul mare, facendone un punto d’incontro per l’élite culturale e artistica del tempo.
Le mura del Mulino ospitarono grandi nomi della cultura del Novecento: da Igor Stravinskij a Pablo Picasso, da Filippo Tommaso Marinetti a Eduardo De Filippo, passando per Jean Cocteau e Léon Bakst. Un pezzo di Positano che, per un periodo, divenne crocevia di arte, musica e letteratura.
Dopo decenni di splendore e un lento declino, nel 2006 il Mulino fu acquistato da Carmela Vanacore per circa 5 milioni di euro. Tuttavia, nel 2014, il sito venne posto sotto sequestro dalla magistratura nell’ambito di un’inchiesta condotta dalla procura di Santa Maria Capua Vetere, coinvolgendo membri della famiglia Ragosta. Da quel momento in poi, il silenzio: il tempo e l’incuria hanno preso il sopravvento.
I recenti interventi di pulizia, seppur modesti, rappresentano un segnale positivo. Si riaccende la speranza che il Mulino di Arienzo possa essere al centro di un progetto di recupero culturale e turistico, che restituisca alla comunità e ai visitatori un luogo carico di storia, memoria e bellezza.
In un territorio come quello della Costiera Amalfitana, dove il paesaggio si intreccia continuamente con l’arte e la storia, lasciare in rovina un simile patrimonio sarebbe un delitto culturale. Il Mulino di Arienzo non è solo un edificio: è un testimone silenzioso del passato, uno scrigno di memorie imperiali e artistiche, un simbolo che merita di tornare a vivere.
Positano ha bisogno di riscoprire i suoi tesori nascosti e di farli risplendere. Il Mulino è uno di questi. E ora che si intravede un timido risveglio, è il momento giusto per restituirgli il ruolo che merita nel panorama storico e culturale della città verticale.