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Depuratori e validi motivi per fare “dietrofront”. Come farlo seguendo le regole e rispettando l’ambiente?

Il dubbio è che l’Italia sia finita ancora una volta, nella rete delle regole europee, anche in tema di depurazione, per scelte che si rivelano del tutto inadatte ai nostri territori e che invece di risolvere il problema, finiscono per produrre ulteriori effetti catastrofici.

I vari impianti di depurazione previsti in aree turistiche, sono tutti oggetto di complesse vicende.

Tra le più emblematiche quelle sull’isola d’Ischia dove, dopo anni di commissariamento, RUP, incarichi di progettazione, indagini di ogni tipo e milioni di euro impegnati, a tutt’oggi su sei comuni, solo uno dal 2005 è in costruzione, con lavori che continuano a bloccarsi per problematiche tecniche ed amministrative.

Per altri due comuni non c’è ancora alcun progetto di Fattibilità Tecnica ed Economica, ed infine per quelli di Casamicciola e Lacco Ameno, è tutto sospeso a causa della localizzazione scelta inizialmente, risultata non più idonea poiché strategica nel Piano della Protezione Civile per la gestione delle emergenze.

Da qui, la sospensione del PAUR (Procedimento Autorizzatorio Unico Regionale), a seguito delle proteste dell’amministrazione comunale, che avanza la proposte di spostarlo all’eliporto, scelta anch’essa opinabile per altri versi.

Ma non finisce qui: anche l’ARPAC (Agenzia Regionale Protezione Ambientale Campania), richiede integrazioni per gravi carenze progettuali, e come se non bastasse, l’UOD (Autorizzazioni Ambientali e Rifiuti), organo della Regione Campania, chiede chiarimenti sulla movimentazione dei fondali marini per la posa delle condotte, tenuto conto della natura idrotermale delle coste isolane.

Il tema della depurazione quindi, sembra essere in stallo tecnico-politico ed Ischia è solo l’esempio più emblematico.

Ma alla fine qual è il risultato di questo pasticcio?

Innanzitutto l’allungamento dei tempi, che aggrava l’infrazione italiana nei confronti dell’UE per la mancata depurazione delle acque reflue e, cosa ben più grave, quella che territori ad alto valore naturalistico, restino in balia di un inquinamento marino inaccettabile.

Ma oltre i localismi, cosa prevede la legislazione in materia di inquinamento

La direttiva europea 1999, o meglio la direttiva di riferimento 91/271/CEE, recepita in Italia con il D.L 152/1999, non impone specificamente l’uso di impianti di depurazione, ma stabilisce dei requisiti standard di qualità per il trattamento delle acque reflue, imponendo che gli agglomerati urbani, si dotino eventualmente di impianti di trattamento, da adeguare a seconda del caso.

La direttiva non prescrive la costruzione di un unico impianto per più comuni: i più piccoli possono unirsi con un impianto più grande mentre per i grandi, ha più senso gestire impianti separati.

La conformazione del territorio diventa l’elemento di maggior peso, quello che influenza la fattibilità del collegamento di comuni limitrofi ad un unico impianto, tuttavia la scelta di realizzarne uno ex-novo, va attentamente ponderata, nel caso di luoghi ad alto valore ambientale che, seppur sotto pressione nei periodi di maggior affluenza turistica, restano pur sempre fragili da trasformare con opere così impattanti per l’ambiente.

Gli impianti di depurazione, pur essendo indispensabili per la mitigazione degli impatti dei reflui urbani presentano, rispetto alle condotte sottomarine, dei tempi lunghi di realizzazione, costi notevoli, gestione assidua, complessa ed onerosa, per la produzione di fanghi residui in notevole quantità. L’impatto ambientale che si produce per poterli gestire, risulta anche molto gravoso, soprattutto per i problemi di mobilità stradale, complicati in estate dal traffico turistico e, nel caso delle isole minori, da difficili ed onerosi collegamenti via mare.

Il tema dell’impatto ambientale diventa a volte addirittura smisurato, come nel caso dell’area del Demanio, sito scelto a Maiori in Costa d’Amalfi, per l’ubicazione del nuovo depuratore comprensoriale che servirebbe ben cinque comuni.

La politica qui si divide tra le opinioni delle Amministrazioni, che si rimettono a Regione e Provincia, e quelle di molti cittadini che continuano ad esprimere un forte dissenso, e che riuniti in un Comitato, auspicano addirittura un Referendum Comunale.

Accantonando gli italici tempi biblici per attuarlo, sortirebbe probabilmente il solo effetto di certificare l’ampio dissenso dei cittadini, non certo di bloccare un’opera di pianificazione a scala territoriale, che segue un complesso iter sovracomunale.

Ma esistono delle soluzioni alternative e meno “invasive” a questi mega impianti?

Innanzitutto va detto che costruire i depuratori così come previsti nei progetti di fattibilità, servono tempi lunghissimi, da quelli progettuali ed autorizzativi fino all’esecuzione ed alla gestione, ci sono poi i costi elevati non previsti, dato che tutti i siti scelti, risultano soggetti a pericolosità con rischio frane e tracimazione.

Il ritardo nel porli in essere, determina anche un abbattimento della qualità di vita dei residenti, per l’ambiente e per l’immagine delle località, la cui economia è legata al turismo.

Presso il Dipartimento di Biologia dell’Università degli studi di Napoli “Federico II”, è stato costituito un “Comitato Tecnico-Scientifico congiunto su Acque Reflue, Sistemi di Smaltimento e Sistema di Smaltimento Naturale”, che dal 2020 valuta e studia tutte queste problematiche.

Dopo approfonditi studi, è arrivato alla conclusione che, nei luoghi in assenza di reflui industriali e chimici, i semplici reflui di natura organica, entro certi limiti, possono essere sottoposti al solo pretrattamento e poi immissione in condotta sottomarina.

Ciò sarebbe sufficiente ad assicurare un ideale abbattimento inquinante ed azzerare gli effetti negativi dei depuratori per l’ecosistema: CO2, fanghi da smaltire, alterazione della linea di costa, e restituzione di preziosi nutrienti all’ecosistema marino.

L’aspetto più interessante degli studi condotti, riguarda la convinzione in merito alla necessità, per ogni contesto, della costruzione di impianti di depurazione, così come stabilito dalla normativa europea, dovuta al fatto che i legislatori hanno fatto riferimento alle problematiche inerenti l’immissione nei mari dell’Europa Settentrionale di ingenti quantità di reflui industriali, con scarsissima profondità di fondale.

Un contesto quindi molto diverso da quello italiano, dove i reflui industriali sono pressoché assenti ed i fondali sono sempre profondissimi.

Si sottolinea come, nonostante oggi il collettamento dei reflui sia spesso insufficiente, gli impianti di pretrattamento inadeguati, le condotte sottomarine inferiori alle necessità ed in pessimo stato, il mare in Italia, conservi il primato di balneazione con acque classificate eccellenti, secondo normativa.

Proseguono sottolineando che l’Ente Idrico Campano (E.I.C.), pur non rinunciando alla realizzazione dei depuratori già pianificati, intende procedere all’immediata realizzazione di nuove condotte sottomarine, idonee a recapitare in sicurezza ed alla corretta distanza e quota batimetrica, senza attendere gli anni necessari alla costruzione dei depuratori, già in ritardo di un ventennio, e soprattutto all’adeguamento degli impianti di trattamento primario (grigliatura, dissabiatura e disoleatura).

Tutti questi interventi sono di rapida realizzazione, e comportano una drastica riduzione degli inquinanti, quindi con un’opportuno monitoraggio degli arenili in prossimità dei diffusori e delle aree circostanti, si potrebbe verificarne l’efficienza e gli eventuali correttivi da apportare.

Qual è la conclusione?

A loro parere, sarebbe più ragionevole, valutare all’esito di questa 1° fase di verifica, l’effettiva necessità dei depuratori a ciclo completo nel caso in cui non si riuscisse a raggiungere la rispondenza ai parametri fissati dalla normativa europea.

Cos’altro aggiungere?

Che se si integra quest’azione preventiva ad un capillare controllo degli scarichi abusivi ed il contenimento del traffico marittimo lungo le coste, ampliando le aree marine protette, probabilmente si riuscirebbe ampiamente a rispettare quei famosi standard di qualità, scongiurando così la realizzazione di molti dei depuratori previsti.

Valorizziamo l’autenticità e l’unicità di ogni territorio all’interno del contesto europeo, senza arrenderci all’omologazione.